13 MARZO 2015 : SECONDO ANNIVERSARIO, CRONACA DI UNA ‘FUMATA BIANCA’

Giovanni Fortuna Ven, 13/03/2015 - 09:22

Due anni fa saliva al soglio pontificio Papa Francesco, il successore di Benedetto XVI.  

Ero personalmente  presente in Piazza S. Pietro in quella storica serata, in cui, alle 19:06 del 13 marzo 2013 venne ufficialmente eletto, con la “fumata bianca” della Cappella Sistina, il nuovo Papa della Chiesa Cattolica.

Erano trascorsi 13 giorni di sede vacante dalla rinuncia di Benedetto XVI. Ad esultare fra gli astanti di Piazza S. Pietro, infreddolito dopo 2 ore di attesa sotto una pioggia battente, mi trovavo anch’io grazie ad un’intuizione che doveva rivelarsi profetica.

Ero giunto infatti al mattino, da Bologna, in virtù di un giorno di permesso dal lavoro, e azzeccando la giornata giusta mi sono trovato puntuale per lo storico avvenimento.

Dopo 2 precedenti  fumate nere, che sancivano 4 scrutini fallimentari, veniva eletto al termine del secondo giorno di Conclave il Cardinale Giorgio Mario Bergoglio, “qui sibi nomen imposuit” Francesco!

Prima dell’annuncio, avvenuto alle 20:12, mi ero mentalmente ripassato i nomi di battesimo di tutti i “papabili” che la stampa aveva erroneamente indicato, perché conoscendo la formula in latino volevo carpire un attimo prima la notizia, rispetto agli altri.

Ma quando ho sentito “Georgium Marium Cardinalem Dominum…” ho pensato subito a una sorpresa, perché quei due nomi erano assolutamente non previsti.

Alla pronuncia del cognome Bergoglio, quasi la totalità dei presenti ha avuto la medesima reazione spiazzante e ammutolita, per un attimo, di quanto accadde nel lontano 1978 all’udire il nome di Karol Wojtyla.

Ho dovuto spiegare alla cerchia di persone dello spicchio di Piazza in cui mi trovavo, che si trattava del Primate della Chiesa d’Argentina, che arrivò secondo al precedente Conclave del 2005, dietro gli 88 voti di Joseph Ratzinger. Sembra che lui stavolta avesse  superato le 90 preferenze su 115 voti, un vero plebiscito. Naturalmente dopo lo smarrimento iniziale, durato davvero poco, sono cominciati gli applausi scroscianti e una sensazione di grandissima gioia ha contagiato la folla immensa di persone giunta da ogni parte del mondo, me compreso.

Mi sono trovato a condividere un sentimento forte, di gioia intensa, con persone sconosciute provenienti da  vari continenti, sentimento che è aumentato con le prime parole di Papa Francesco.

La sensazione che ci trovavamo dinanzi a una persona speciale, che avrebbe colpito in profondità  il cuore della gente, ha investito da subito tutti.

L’ho riscontrato dai commenti raccolti a fine serata nel lento deflusso dalla piazza.

Una sensazione che  mi è stata confermata nei giorni  seguenti con i primi interventi del nuovo Pontefice, sia attingendo ai media di tutto il mondo, sia dalla cerchia di amici e conoscenti che hanno speso parole di sincero apprezzamento. Nonostante molti di loro fossero dichiaratamente atei o anticlericali.

Su questo punto la mia riflessione ha cessato di essere storica, cioè di cronaca dei fatti, e si è fatta metafisica, cioè diretta a cogliere il dito di Dio negli accadimenti umani.

Gli antichi solevano usare l’espressione “nomen omen”, che sta ad indicare il fatto che nel nome c’è tutto, cioè  ogni cosa in esso è racchiusa.

E allora Papa Francesco è il nuovo “riparatore” della Chiesa che Dio ci ha voluto donare facendo soffiare il suo Spirito per questa scelta avvenuta in Conclave.

Perché nuovo “riparatore”? Perché in un’apparizione mistica del XIII secolo, Gesù chiede a S. Francesco d’Assisi di riparare la sua Chiesa che sta andando in rovina.

Otto secoli dopo viene nominato, come successore di Pietro, Papa Francesco chiamato alla medesima missione: quella di riparare una Chiesa nuovamente in rovina.

In che modo? Con le stesse armi del “Poverello d’Assisi” : la semplicità, l’umiltà, la povertà, la pace e l’amore per il creato, contro il nemico che imperversa e che è stato identificato dal nuovo Papa nella “mondanità spirituale”, fatta di ricerca di vanagloria e di carrierismo all’interno della Chiesa.

In questo si intravede un sapiente elemento di continuità con il Pontificato precedente, perché Benedetto XVI aveva invitato tutti a non commettere l’errore di sostituire il primato di Dio con il primato dell’io.

In questo II anniversario dell’elezione del nuovo Papa, anche alla luce dei contenuti espressi fino ad oggi del suo Pontificato, nel rappresentare il sentimento di tanti, cattolici e non, sparsi per il mondo, non mi resta che concludere la rivisitazione  di questa memorabile elezione al grido di…  lunga vita a Papa Francesco!!!

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