25 novembre sciopero contro la violenza sulle donne

Carmela Blandini Mar, 03/12/2013 - 15:18

I mass media fanno passare la notizia che in Italia viene uccisa una donna ogni due giorni e l’assassino è spesso il marito/fidanzato/compagno.  Parlare di violenza sulle donne è difficile e complicato, sin dai suoi albori il mondo ha voluto dare alle donne un’etichetta di sottomissione all’uomo e, in questo, le religioni hanno avuto una parte da protagonista e in modo particolare quella cattolica.  Stare a chiacchierare del fatto che nella Bibbia la donna viene creata da una costola di Adamo può essere indice di sottomissione atavica, ma non basta, anche perché nei Vangeli c’è di più.  È chiaro che è possibile affermare che la violenza sulle donne, da parte degli uomini, è di origine culturale e, come tutte le remore culturali, non è facile da estirpare.  Potremmo provare a chiederci se il fenomeno è in aumento, ma sappiamo tutti che questo tipo di comportamento violento è sempre esistito e che gli uomini, spesso, si sono approfittati della loro forza fisica per sottomettere e violentare le donne.  Io non credo che tutto questo dipenda dall’odio, ma semmai dalla visione distorta dell’amore da parte di quegli uomini che vedono nella donna, in generale, il simbolo dell’immaginario erotico che si sono costruiti durante l’adolescenza, cioè proprio in quel periodo in cui il loro istinto di “conquista” è stato svegliato nel loro corpo dalla guerra degli ormoni.  Alcuni uomini, purtroppo, si portano dietro per tutta la vita la visione distorta della donna come “oggetto di piacere” e, come sappiamo, un oggetto ha una sua utilità solo in quanto va “usato” per scelta personale.  Dunque alcuni uomini usano le donne pensando di averne il diritto e in questo vengono aiutati dai mass media, dalle famiglie e, a volte, perfino dalle loro stesse madri che vedono nel figlio maschio la riproduzione di un piccolo prototipo divino, magari saccente e dittatore.  È chiaro che la questione è culturale e che viene da lontano, anzi da molto lontano, ed è stata avallata per secoli persino nella frase del rito religioso del matrimonio dove, fino a pochi anni fa, era inserita la parola “ubbidire” valida solo per la donna.   La donna nell’immaginario collettivo ha ancora il dovere di ubbidire all’uomo, le leggi la proteggono a stento ma non per intero, il suo cognome da nubile non passa ai suoi figli, in politica o nelle rappresentanze amministrative e dirigenziali è in minoranza, sul lavoro ottiene retribuzioni più scarse ed è spesso penalizzata dalla sua eventuale gravidanza, dalla quale il privato che la assume si protegge, sottobanco, con una lettera di dimissioni firmata in bianco.  Gli uomini ancora non riescono a cedere la metà del mondo alle donne, eppure basterebbe semplicemente pensare che sono nati da donne e che le donne faranno nascere i loro figli!  Lo stesso Parlamento italiano come sempre è in spaventoso ritardo sulle leggi, giacciono dimenticate, o mai scritte, leggi su una punizione esemplare del femminicidio e anche la legge sulla tortura viene ignorata da anni in una Italia che non riesce ad allinearsi sui Diritti Umani.   Perché meravigliarsi, dunque, se alcuni uomini “credono” di poter perseguitare, umiliare o uccidere la donna che hanno vicino, lo scettro del comando lo possiedono loro e lo usano.  Lo sciopero che le donne vogliono fare non è “femminista” perché sappiamo che il mondo è di tutti e sappiamo anche che alcune donne si comportano in modo poco dignitoso e anche spregevole con gli uomini, ma niente giustifica la violenza verso chiunque e per questo il 25 Novembre 2013 si celebrerà in Italia la Giornata contro la violenza sulle donne alla quale hanno aderito anche tantissimi uomini, perché “insieme” è possibile tentare di risolvere il problema e anche perché fare una cosa così importante “insieme agli uomini” è la giusta soluzione sociale e culturale.  Le donne di tutta Italia sventoleranno un drappo rosso dalle piazze, dalle finestre e dai balconi, diranno no alla violenza con la stessa intensità con cui la grande attrice Franca Rame l’ha detto per tutta la vita portando sulle scene il dramma dell’atto violento e ignobile che subì come punizione per le sue idee politiche.