5 OTTOBRE 2015: II ANNIVERSARIO DI BEATIFICAZIONE DEL PICCOLO ROLANDO RIVI

Giovanni Fortuna Lun, 05/10/2015 - 16:09

È stato uno dei primi beati del pontificato di Papa Francesco. Dopo appena quindici giorni dalla sua elezione, il 28 marzo 2013 il nuovo Pontefice firmava il decreto di riconoscimento del “martyrium in odium fidei” per l’appena quattordicenne Rolando Rivi, seminarista dell’Emilia Romagna barbaramente ucciso dopo tre giorni di torture, il 13 aprile 1945, dai partigiani comunisti italiani sul finire della seconda guerra mondiale. La cerimonia finale di Beatificazione ha avuto luogo a Modena il 5 ottobre 2013, presieduta dal Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e in rappresentanza del Papa, davanti a una folla festante di 5000 pellegrini provenienti da tutta Italia, assiepata all’interno del Palazzetto dello Sport.  Ciò che colpisce, della tragica vicenda del giovane Rolando, è la sua età di ragazzino di terza media, a dimostrazione del fatto che il movente omicida non poteva essere dettato da ragioni personali, perché non si può umanamente voler male a un ragazzino al punto da torturarlo per tre giorni e mutilarlo in più parti del corpo prima del colpo di grazia finale.  E allora la mano degli assassini è stata mossa unicamente dalla vista della veste talare indossata da Rolando, che ha risvegliato un sentimento di avversione viscerale verso l’Istituzione che quella tonaca  rappresentava: l’odio verso la Chiesa.  A conferma di ciò ci sono due particolari significativi: Rolando viene invitato a sputare sul crocifisso e a togliersi la veste; al suo doppio rifiuto gliela tolgono di forza, la accartocciano a forma di palla e la prendono a calci passandosela fra di loro.  A chi gli chiedeva, che - data la situazione di guerra - era pericoloso indossare la talare, Rolando rispondeva con fierezza: “Non posso, non devo togliermi la veste. Io non ho paura, io sono orgoglioso di portarla. Non posso nascondermi. Io sono del Signore”.   La fede cristiana ci insegna che solo la presenza divina dello Spirito Santo, traboccante nell’animo di un giovane desideroso di farsi prete, può trasmettere un coraggio sovrumano che arriva fino al punto di abbracciare il martirio, invece di rifuggirlo.  Un caso analogo, di coraggio “ispirato” di fronte alla morte, fu quello di Mauro Fornasari, anch’egli seminarista ucciso in Emilia in quel periodo, questa volta per mano nazifascista ma sempre in odio alla sua veste talare, che dopo essere sfuggito all’agguato la sera precedente, dandosi alla fuga, di fronte alla possibilità di sparire per salvarsi la vita, disse  queste parole: “Ho fatto male a fuggire, non dovevo farlo!”  E il mattino seguente aspettò i suoi carnefici in casa, dopo aver pregato per tutta la notte, sapendo che sarebbero tornati. 

Ma sentiamo cosa dice il Cardinale Amato nell’omelia del 5 ottobre scorso, durante la Messa di Beatificazione, sulla vicenda di Rolando: “Un brutto giorno arrivarono le iene, piene di odio e in cerca di prede da straziare e divorare. E lo spogliarono della sua veste, come fecero i carnefici con Gesù, prima di crocifiggerlo. Non erano stranieri, parlavano la stessa lingua e abitavano nella stessa terra di Rolando. Non erano piccoli delinquenti, ma giovani maturi. Avevano, però, dimenticato i comandamenti del Signore: non nominare il nome di Dio invano, non ammazzare, non dire falsa testimonianza. Anzi, erano stati imbottiti di odio e indottrinati a combattere il cristianesimo, a umiliare i preti, a uccidere i parroci, a distruggere la morale cattolica. Ma niente di tutto questo era eroico e patriottico. E le iene non si fermarono nemmeno di fronte a un adolescente, annientando la sua vita e i suoi sogni, ma soprattutto macchiando la loro umanità e il loro cosiddetto patriottismo.”  Imbottiti di odio e indottrinati a combattere il cristianesimo, ci dice il Cardinale Prefetto, fino al punto di umiliare e uccidere chi indossava la veste di prete!  Ciò accadeva soprattutto nella rossa Emilia Romagna: “Preti nella tormenta”, “L'Emilia ammazza i preti”, “Storia dei preti uccisi dai partigianisono solo alcuni dei libri scritti sull’argomento, da cui emerge il dato agghiacciante di cinquantadue sacerdoti, uccisi per mano dei partigiani durante quel periodo, nel cosiddetto “triangolo della morte” o “Triangolo Rosso”, un perimetro geografico che abbracciava le province di Bologna, Modena e Reggio Emilia.  Alla luce di questi tragici fatti, che per molto tempo sono passati sotto silenzio da una storiografia dominante politicamente orientata, viene da chiedersi qual è oggi il giusto posto che i cattolici devono occupare nell’attuale scenario degli schieramenti politici che si contrappongono.  Ma torniamo al piccolo Rolando, del quale il Cardinale Amato disegna questo ritratto finale: “Un bambino consacrato a Dio in mano a uomini senza Dio”.  E conclude: “Quando il ragazzo vide la buca chiese di poter pregare. Si inginocchiò e in quell'istante lo fulminarono. Coprirono il corpo con un po’ di terra e poche foglie. Le iene avevano sbranato un agnello inerme. Se mai c’era valore nei combattenti, era stato per sempre disonorato da un’azione vile. Avevano umiliato e spento la vita di un loro figlio innocente, che, crescendo, li avrebbe solo benedetti, dando serenità e significato alle loro vite. La mancanza di umana comprensione fa risaltare di più la nobiltà e la fortezza del piccolo seminarista, che, anche nella sofferenza e nella umiliazione, mai aveva rinunciato a proclamarsi amico di Gesù”.  Di sicuro oggi Rolando, Beato tra i Beati del Paradiso, ha chiesto misericordia per i suoi carnefici, a imitazione del suo amico Gesù che perdonò i suoi crocifissori; ciononostante non vorremmo essere nei panni di quei partigiani quando saranno al cospetto di Dio, nel giorno del Giudizio.