Chi è mafioso?

Carmela Blandini Dom, 16/02/2014 - 23:24

Col passare degli anni mi sono convinta che la mafia, per come ne parla la gente, non esiste e spiego il perché: la mafia è nel carattere di certe persone che non sono soltanto cattive perché criminali e nate in famiglie criminali, la mafia nasce da quel modo di vivere con indifferenza, con strafottenza, con razzismo, con nessun rispetto per gli altri; nasce dall'atteggiamento di chi pensa che è meglio che muoia un altro al posto di se stessi, di chi pensa che comandare vuol dire guadagnare soldi e peggio per gli altri se non ce la fanno a salire la china.  Da notare che non ho detto che la mafia è mancanza di valori, i mafiosi i valori ce li hanno, credono nella loro famiglia, nel loro potere, nel loro denaro e anche nella loro religiosità, tutte cose che diventano il loro patrimonio culturale insieme alla difesa di se stessi contro gli altri poteri.  La mafia nasce e si sviluppa in modo naturale da certi atteggiamenti di tutto un paese che pensa di essere più furbo, che pensa di non dover dire per forza la verità, che pensa che la legalità sia solo per quei poveri stupidi che non sanno sopraffare, ammazzare, distruggere e poi fregarsene delle conseguenze.  Da questo punto di vista, forse troppo personale, io vedo l'Italia come un paese mafioso: mafiosi i politici, mafiosi i governi, mafiose le lobby di ogni genere, mafiose le categorie operaie e professionali, mafiose le istituzioni, mafiosi i giornalisti, insomma è mafioso chiunque tra questi non fa il suo dovere di cittadino onesto.  Essere mafiosi è stata, per gli italiani, una specie di rivalsa dall’abuso di potere delle nazioni che nel corso della storia hanno invaso e sottomesso il nostro paese e, specialmente, la nostra Sicilia.   Il carattere degli italiani, per quanto socievole e aperto alle novità, ha subito influssi negativi dalla sottomissione agli spagnoli, ai francesi, agli austriaci, così si è formata nel cuore della gente l’ansia di libertà che era anche ribellione al potere “straniero”.  Dopo l’Unità d’Italia, ottenuta tra l’altro con una serie di atteggiamenti e atti che potremmo anche definire “mafiosi” da parte dei nostri stessi eroi, Mazzini, Cavour, Garibaldi, persino il timido Carlo Alberto ha contribuito con il dare appoggio ai patrioti e poi ritirarlo senza pensare alle conseguenze, nessuno si è curato mai di ristabilire la cultura della libertà di dissenso entro i limiti della Giustizia Etica e Morale.   Il nostro Paese non ha mai fatto i conti con un passato che ancora viene presentato come perfetto. Perfetto continua ad essere anche il fascismo, che nonostante sia ripudiato dalla Costituzione, continua indisturbato ad esistere come ideologia e come movimento di persone, ha continuato con Giorgio Almirante, con Gianfranco Fini, con la Lega Nord e i suoi atteggiamenti razzisti e perfino con la moglie di Almirante, che ancora oggi capeggia una fondazione che smista soldi ai nuovi e giovani fascisti.  Perché ci meravigliamo se in Italia non si rispetta il posto nella fila alle Poste o in altri luoghi? Se non si rispetta il confine del vicino? Se non si rispetta l’orario di lavoro? Se non si rispettano le graduatorie di merito? Non è il caso di meravigliarsi perché già i nostri governi, uno dopo l’altro dalla nascita della Repubblica, hanno cercato di non rispettare i cittadini, di concedere i posti di lavoro agli amici, di fare nepotismo e proseliti, di fare leggi che scagionano i potenti, di appropriarsi del denaro che spettava allo Stato e quindi ai cittadini.  Ecco cos’è la mafia, è quella mancanza di legalità che in Italia è nata quasi  per caso da un approccio sbagliato alla cultura dello Stato, è un modo di vivere senza rispetto per chi vuole comportarsi in modo corretto e crede che la Costituzione sia da seguire sempre.  Da questo “sbaglio” culturale  passare alla criminalità organizzata il passo è stato breve, anzi brevissimo e facilissimo, così come quando un genitore non rimprovera il figlio che ha dato un pugno al suo compagno, ma anzi lo incita a dargliene un altro.  La repressione e la punizione degli atti criminali dei mafiosi sono un obbligo per ogni Paese civile, ma nello stesso tempo chiunque amministra quel Paese, e ne ha la responsabilità morale, non può comportarsi alla stregua di quegli stessi criminali, non può chiudere gli occhi, non può negare la verità, non può non ascoltare la voce dei più deboli, di chi subisce la violenza, sia quella di mafia sia quella di uno Stato che non risponde alle esigenze dei cittadini e non li aiuta ad ottenere i loro diritti.  Una Nazione che non sa fare di se stessa un modello di onestà, trasparenza e dirittura morale produce la mafia e lo Stato la sostiene in questo atto illecito.  Per capire tutto questo basta guardare a quello che accade ogni giorno sul territorio italiano, ai rifiuti tossici sversati con indifferenza, alle alluvioni senza colpevoli, ai terremotati senza sostegno, ai pensionati abbandonati, ai bambini senza asili e senza scuola, ai giovani senza futuro, ai padri senza lavoro, alle donne senza aiuto contro la violenza, alle persone senza cure mediche, alle imprese che chiudono, alle fabbriche che vanno all’estero, alle tasse che paga solo il popolo, ai ricchi evasori fiscali, alle carceri piene di immigrati clandestini, alle parole bugiarde dei politici.

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