DALLA “PRIMA EVA” ALLA “NUOVA EVA”: UNA RIFLESSIONE SULLA FIGURA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE

Giovanni Fortuna Mar, 08/12/2015 - 17:22

Nel giorno della solennità dell’Immacolata Concezione, 8 dicembre 2015, mi sono soffermato su una meditazione che qui offro all’attenzione dei lettori e che parte dal raffronto biblico di due figure:  Maria di Nazareth, per come ce la presenta l’evangelista Luca ed Eva, la prima donna della Creazione il cui ritratto proviene dal libro della Genesi.  Un raffronto che ritengo necessario delineare se si vuole cogliere il senso vero di Maria nella storia dell’umanità.  Dal racconto biblico sulla Creazione emerge la figura di Eva, prescelta da Dio per essere la madre di tutti i viventi, e per questo ricolma di Grazia e splendore.   Eva, però, dal canto suo non rimane salda nella fede e non riesce a mantenere la Grazia, perché  arriva a dubitare dell’amore di Dio e della Sua parola, scegliendo di percorrere un cammino di indipendenza e autonomia, emancipandosi dal suo Creatore per non essere a Lui sottomessa  e diventare padrona della sua vita.   Spinta in questo da chi le insinua il dubbio su Dio e il suo amore per le sue creature, colui che è detto “menzognero sin dall’inizio”, Satana, il “divisore”.  La donna dà fiducia all’ingannatore e si allontana da Dio.  Il percorso intrapreso da Eva la porterà ad una condizione esistenziale paragonabile a quella  della terra senza il sole: una vita senza Grazia, senza sbocco, senza direzione, un’esistenza di morte.   Questo percorso, a ben vedere, è il medesimo tracciato dai suoi figli, che siamo noi tutti “esuli figli di Eva”, tutte le volte che scegliamo di voltare le spalle a Dio in nome dell’esaltazione del proprio io e della pretesa autonomia, di superbia luciferina, che detta di poter fare da noi stessi e a meno del Creatore.  Quando in realtà l’uomo rimane sempre dipendente da Dio, come bene insegna S. Tommaso nella sua “Summa Teologica”, non solo nell’essere venuto al mondo ma anche nell’esistere di ogni giorno!

Maria di fronte a questo quadro rappresenta l’esatto opposto: è la “piena di Grazia” che decide di corrispondere con il suo “fiat” al dono sublime che Dio le elargisce, quello di essere preservata dalla colpa, per rimanere ubbidiente e sottomessa al Creatore e al suo piano di salvezza che prevede l’intervento dell’umile “ancella del Signore” per l’incarnazione del Verbo, il Salvatore del mondo.  Maria nasce dunque senza macchia, ancor prima concepita “immacolata”, ed è la condizione che Dio avrebbe voluto dare a tutti gli uomini mediante Eva, se le cose non fossero andate diversamente per via di quest’ultima.  Il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria è stato proclamato nel 1854 da Papa Pio IX, ma la storia della devozione per Maria Immacolata è molto più antica.  La proclamazione del dogma, come sempre, non ha introdotto una novità, ma ha semplicemente coronato una lunghissima tradizione.  Già i Padri della Chiesa d’Oriente, nell’esaltare la Madre di Dio, avevano fatto uso di espressioni che la ponevano al di sopra del peccato originale.  In Occidente, però, la dottrina dell’Immacolata Concezione trovò qualche resistenza in chi temeva che essa potesse indebolire la dottrina della Redenzione, che insegna che la salvezza dell’uomo è solo frutto del sacrificio di Gesù sulla croce.  Nel 1830, la Vergine apparve  a Santa Caterina Labourè, la quale diffuse poi una “medaglia miracolosa” con l’immagine dell’Immacolata, cioè della “concepita senza peccato”.  L’8 dicembre 1854, Papa Pio IX proclamava Immacolata la “donna vestita di sole”.  Quasi come una prodigiosa conferma della validità del dogma, quattro anni dopo ebbero luogo, nel 1858, le apparizioni della Vergine Maria a Bernadette Soubirous, presso la grotta di Lourdes, dove alla domanda fatta da Bernadette su indicazione del parroco, su chi fosse quella misteriosa signora, la Madonna rispose: “Sono l’Immacolata Concezione”.  “Io sono l’ancella del Signore, si faccia di me secondo la Sua parola”: è grazie a questa professione di fede, carica di ubbidiente sottomissione al suo Dio, che Maria si merita a pieno titolo l’appellativo di “Nuova Eva”, per aver realizzato quanto era stato il compito rimasto inattuato per disubbidienza, che Dio aveva assegnato alla “prima Eva”.  E se la prima Eva era stata per il suo comportamento, motivo di perdizione per l’intera Umanità, la nuova Eva, Maria l’Immacolata, è stata invece motivo di salvezza per tutti gli uomini.