Dalla Crimea al Caucaso: l’egemonia della Russia

Daniele De Maria Gio, 17/07/2014 - 23:09

(tratto da L’Arengo del Viaggiatore – www.arengo.info)

L’annessione della Crimea da parte della Russia apre una nuova e inquietante pagina nella geopolitica euroasiatica. I rapporti tra UE-USA e Russia si sono improvvisamente aggravati: la delicata partita non si gioca solo in Crimea ma coinvolge a questo punto anche altre regioni dell’area, ovvero tutte quelle forze centrifughe filo-russe che minacciano la stabilità di differenti paesi.  In Moldavia la Transnistria è di fatto un paese indipendente non riconosciuto dalla comunità internazionale. Autoproclamatasi indipendente nel 1990, è di fatto un territorio sotto giurisdizione russa – beneficiando anche del prezioso gas – rivendicato legittimamente dalla Moldavia.  Già nel 2006 il 96% della popolazione votò con un referendum in favore dell’annessione a Mosca; visto quanto accaduto in Crimea, rinverdire la volontà di entrare a far parte della Russia è un passo obbligato. L’interesse della Moldavia a conservare la regione è fondamentale vista la presenza delle più importanti centrali elettriche del paese.  L’Abkhazia e l’Ossezia del Sud sono invece la spina nel fianco della Georgia, l’ex repubblica sovietica più anti-russa. La guerra del 2008 portò alla clamorosa e umiliante sconfitta georgiana: in seguito all’intervento militare russo – che arrivò a minacciare anche la capitale Tbilisi – la Russia sancì il riconoscimento delle due regioni, già dichiaratesi indipendenti, la prima nel 1992 e la seconda nel 1990 (indipendenze non riconosciute da alcun paese).  Non a caso la Transnistria, l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud hanno costituito nel 2009 la Comunità per la Democrazia e i Diritti del Popoli, rivendicando il proprio orgoglio filo-russo.  Caso a sé, ma non per questo meno preoccupante, è il Nagorno-Karabach: in pieno Caucaso, è un enclave armena in Azerbaigian. Il conflitto etnopolitico nacque dapprima come contrapposizione anti-comunista, quando ancora esisteva l’URSS, e poi in funzione secessionistica nei confronti della Repubblica azera. Ufficialmente le ostilità si sono protratte dal 1988 al 1994. Nel 1991 il Karabakh dichiarò la secessione dall’Azerbaijan, indipendenza mai riconosciuta da alcuno stato, e che sembra aver trovato da allora un apparente stallo dal difficile superamento.  Un caso simbolo per tutto il complesso Caucaso.  La Russia è una potenza saldamente presente in tutti i contesti internazionali, eppure la politica estera di Putin degli ultimi anni si è spostata più in un ambito regionale. L’obiettivo è quello di creare una comunità economica euroasiatica nelle aree ex sovietiche, facendo leva sulle risorse energetiche dell’area per una supremazia globale… strategia che per il momento sembra funzionare efficacemente.