EDITORIALE: A nostra insaputa

Gabriele Orsi Dom, 16/02/2014 - 23:31

Non lo sapevamo. O meglio, pensavamo cose diverse, in certi casi diametralmente opposte, e invece ecco qui, svelarsi ai nostri occhi la nuda e incontrovertibile realtà. Forse non ve ne siete accorti (o non lo sapevate, è uguale), ma il 2014 politico si è aperto con due rivelazioni che, per chi non lo sapeva (e come avrebbe potuto saperlo?) hanno quasi dello sconvolgente. Primo: Silvio Berlusconi, nonostante la condanna passata in giudicato per la vicenda Mediaset, l’interdizione dai pubblici uffici e la decadenza da senatore, è ancora il leader del centrodestra, l’uomo a cui circa un terzo degli elettori guarda ancora con fiducia e con cui il nuovo segretario del Pd, Matteo Renzi, si incontra per proporre una riforma condivisa della legge elettorale. Bella vero? Ammettetelo, ormai lo davate tutti per morto e sepolto, che foste stati dei suoi ammiratori o suoi incrollabili nemici. E invece tac! Eccolo qui, il Cavalier Silvio, saltare fuori all’improvviso come un folletto ghignante delle scatole a sorpresa, un gattone con settemila vite pronto a ricominciare con slancio ancora maggiore di prima e a far venire la gastrite acuta ai suoi avversari. Ma la seconda è ancora più divertente, da scompisciarsi dalle risa: Claudio Scajola, l’ex-ministro allo Sviluppo Economico dell’ultimo Governo Berlusconi, trascinato tre anni or sono in un’inchiesta che vedeva al centro la sua casa romana, con vista Colosseo, e il fatto che a pagargliela fosse stato – “a mia insaputa” disse all’epoca divenendo oggetto di satira – un noto imprenditore romano, inchiesta che gli costò la poltrona di ministro e il seggio parlamentare (non si è ricandidato alle ultime politiche) danneggiando profondamente la sua carriera, Scajola dicevamo in questi giorni è stato assolto con formula piena perché “il fatto non costituisce reato”. Alzi la mano chi, di destra o di sinistra, non si fosse ormai convinto che dietro quella vicenda ci fosse quantomeno qualcosa di poco chiaro. D’altronde anche io, se qualcuno mi regalasse sull’unghia un superattico con vista su piazza Maggiore, come minimo sarei portato a chiedergli il perché. Figurarsi poi se uno non può venire a sapere che per la sua casa sono stati sborsati da persone terze ben 900mila euro. E però, dopo i tradizionali tempi biblici, un giudice che probabilmente, temo, non farà una grande carriera ha sentenziato che potrà essere una cosa curiosa, magari anche discutibile, ma che non rappresenta un reato di cui la magistratura deve occuparsi. Dite la verità, vi state divertendo! Berlusconi ancora leader del centrodestra a nostra insaputa e Scajola innocente a nostra – e forse anche sua – insaputa. Soffermiamoci su quest’ultimo punto, sul Cav torneremo poi. Premetto, non sono un fan di Scajola a livello personale: non mi piacque, anche se sono convinto che venne strumentalizzata, la sua frase su Marco Biagi “rompicoglioni” perché insisteva per avere la scorta (che effettivamente serviva dato che il poveretto venne steso dalle Nuove Brigate Rosse mentre tornava, solo come un cane, a casa propria), né mi piacque la presa di distanze che fece negli ultimi giorni del Governo Berlusconi, quando era chiaro che il Cav era al capolinea e lui (dopo che Berlusconi, che quando si tratta di amicizia non esita a spendersi oltre il lecito, lo aveva sempre difeso a spada tratta) lo invitò a fare “un passo indietro” posizionandosi, sia pure per brevissimo tempo, fra quei parlamentari del Pdl che tentavano (alcuni poi lo fecero davvero) il salto della quaglia verso il centro e l’esperienza di Monti che di questo periodo fu il prodotto politico. Ma un conto è avere scarsa stima di un politico, un altro è gettare un uomo in un tritacarne mediatico-giudiziario mandando all’aria la sua carriera politica, mettendo in crisi il governo di cui fa parte – che piaccia o non piaccia è il governo del Paese – e poi, dopo anni, dire che no, c’eravamo sbagliati, non c’è stato nulla di male. “Abbiamo scherzato Claudio, non prendertela. Adesso torna pure alle tue cose come niente fosse stato, e amici come prima”. E invece non deve essere come se nulla fosse accaduto, perché i casi qui sono due: o Scajola qualcosa di male l’aveva fatto – ad esempio qualche favore all’imprenditore Anemone in cambio della casa, favore di cui invece non c’è traccia alcuna – e la nostra giustizia, dopo tre anni, non è riuscita a produrre uno straccio di prova al riguardo. Oppure Scajola è veramente innocente, ed è stato per tre anni ingiustamente perseguitato e profondamente danneggiato da una giustizia che non sa fare più il proprio mestiere. Perché, va detto, compito della magistratura sarebbe sanzionare le violazioni di legge e non i comportamenti che magari sono opinabili sotto il profilo etico-morale o discutibili sul piano pratico, mentre invece è esattamente questo che, a quanto pare, è stato fatto. “Ti fai regalare una casa? Non si fa, brutto cattivo, pensa quanti poveri cristi non ce la fanno nemmeno a pagarsi il fitto di una stamberga di periferia e te invece, che i soldi li avresti, ti fai regalare una reggia con vista Colosseo. In galera!”. Non so quali dei due casi – una giustizia inefficiente o efficiente ma in malafede e preda di un delirio di onnipotenza – possa essere peggio. Tornando a Berlusconi non posso fare altro che ribadire che l’avevo detto: quelli che si erano affrettati a stappare lo Champagne per festeggiare la sua cacciata dal Senato bollandolo come morto e sepolto, avevano festeggiato troppo presto. Silvio Berlusconi continua, nonostante tutto, a godere del consenso elettorale di una fetta considerevole degli italiani e ad accorgersene non poteva essere altri che Matteo Renzi, che sta alla sinistra storica un po’ come nel 1994 Berlusconi stava alla vecchia Dc e al pentapartito. E d’altronde, come lo stesso Renzi ha fatto notare a quelli che lo attaccavano, con chi doveva andare a discutere della nuova legge elettorale? Con gli scolari in gita-premio di Beppe Grillo, che non parlano con nessuno perché vogliono fare piazza pulita di tutti (e che per questo loro immobilismo stanno perdendo voti a cascata)? Con il Nuovo Centrodestra di Alfano e soci, che conta meno del 4 per cento dei suffragi e sta perdendo, dopo le dimissioni della De Girolamo, anche le sue posizioni nel governo? Con il cane Dudù? Le trattative per le riforme condivise si fanno con chi ha i voti degli elettori: Alfano non li ha, i vecchi ex-Ds del Pd non li hanno più tant’è che hanno perso anche il controllo del loro stesso partito e ora schiumano di rabbia, i centristi è un pezzo che non li hanno e i grillini li avrebbero ma non sanno come usarli. Berlusconi li ha, forse tra un po’ ne avrà addirittura di più, e quindi non è il caso di gridare allo scandalo se Renzi, che i voti li ha anche lui, tratta con il cavaliere nero invitandolo, pensate un po’, persino nel sacro tempio della sede nazionale del Pd sollevando le ire di chi finge di essere indignato ma invece si sente solo gabbato, sconfitto, preso a legnate dalla storia. Certo il percorso è ancora pieno di ostacoli, non è detto che andrà a finire tutto bene, ma Renzi pare determinato a proseguire su questa strada e di Berlusconi sono note la caparbietà e la riluttanza a tirarsi indietro quando c’è da giocare forte. E forse, se tutto va bene, il 2014 sarà finalmente l’anno della fine di questa dannata guerra civile che dura da vent’anni e che ci ha sprofondati nell’attuale situazione. Sarebbe bellissimo, anche se succedesse a nostra insaputa.