Editoriale: O le larghe intese o il disastro: tertium non datur

Gabriele Orsi Dom, 04/08/2013 - 01:29

È evidente che c’è un messaggio che fatica ad arrivare a certe orecchie, nonostante si tratti di un messaggio semplice e chiaro.  Forse è per questo che qualcuno non lo intende o finge abilmente di non intenderlo, perché come purtroppo spesso accade sono le cose più semplici ed elementari che sfuggono alle menti di coloro che furbi vorrebbero apparire e che invece così furbi non sono.  E il messaggio è: “alla presente situazione, per il momento, non vi sono alternative praticabili”.  Dove per “presente situazione” si intende l’attuale governo delle larghe intese Pd-Pdl-Scelta Civica presieduto da Enrico Letta che, per la prima volta dall’immediato dopoguerra, vede gli uni accanto agli altri esponenti di partiti e forze politiche che, normalmente, si darebbero addosso a vicenda e starebbero su opposte barricate.  E abbiamo già ampiamente dibattuto sulla riluttanza che accompagna i componenti di questo esecutivo a sedere accanto a coloro che, sempre in condizioni normali, rappresenterebbero i suoi naturali avversari politici, ma è appunto per questo che ci ritroviamo il presente governo, perché quella attuale non è per nulla una situazione normale.  Con i fucili della speculazione internazionale perennemente puntati addosso, il giudizio dell’Europa e dei mercati che pende quotidianamente come una spada di Damocle, la disoccupazione alle stelle, le aziende che abbassano la serranda a un ritmo a dir poco preoccupante, un generale impoverimento che non si ricordava dai lontani anni ’70, l’Italia è tutto meno che in una situazione normale, anzi non esito a dire che si trova in una vera e propria emergenza.  E se persino un bersaniano di ferro come il viceministro Fassina è arrivato ad ammettere che forse non tutti gli evasori fiscali sono sporche carogne che truffano il fisco per sottrarre risorse dal pubblico erario a proprio esclusivo vantaggio ma forse, a volte, fanno ciò che fanno come una forma di viscerale autodifesa contro una pressione fiscale che non ha eguali nel sistema solare (e a cui per converso fa da sgradevole contraltare un settore pubblico sprecone e mangiasoldi, capace solo di generare indebiti privilegi e incapace a fornire validi servizi al contribuente) allora si può comprendere quanto la politica fiscale che il Pdl e schegge del Pd stanno imponendo al Governo Letta – abolizione dell’Imu sulla prima casa, che è un diritto sacrosanto, non aumento dell’Iva – sia la cura che in questo momento necessita alla nostra agonizzante economia reale.  Forse a qualcuno non importa: parlo dei già menzionati “odiatori di professione”, quelli che hanno negli ultimi due decenni costruito le proprie fortune sparando contro questo o quel politico (in verità solo contro uno in particolare, però non sottilizziamo troppo) e che ovviamente da questo clima di novella concordia non traggono frutti per la loro polemica tanto rancorosa quanto ottimamente retribuita, parlo di forze occulte che non vogliono un clima di concordia perché magari un’Italia in ginocchio a loro fa più comodo (e il caso Shalabayeva-Kazakhistan è sommamente indicativo di quali pretesti si possano trovare per danneggiare, anche dall’interno, gli interessi economici strategici del nostro paese), ma anche di qualche leader politico in apparenza più ragionevole che in questo momento, pur di raggiungere i propri – in verità leciti – scopi politici sarebbe anche pronto a mandare tutto a scatafascio, come se avessimo davanti a noi tutto il tempo del mondo per risolvere i problemi che ci attanagliano.  Ed è qui il punto cruciale: quanto tempo ci resta? A mio giudizio molto poco.  Forse non siamo ancora con l’acqua alla gola, ma ci stiamo veramente vicini, e la “presente situazione”, piaccia o non piaccia è per il momento l’unica cosa che ci separa dal baratro senza fondo.  Alternative non ve ne sono, tertium non datur, come dicevano i nostri maggiori, cari amici. Anche, e soprattutto, dal momento che abbiamo assodato quanto i turisti a cinque stelle di Grillo e Casaleggio, lungi dal rappresentare una risorsa per tentare di salvare il salvabile in attesa di tempi migliori, costituiscano una sorta di mina interna il cui obiettivo è fare collassare l’intero sistema, senza per questo proporre una valida alternativa.  Ma io dico anche di più: se e quando finirà l’esperienza di questo governo, con i partiti della maggioranza ognuno di nuovo per la propria strada, la filosofia non dovrà essere “e ora nemici come prima”, bensì “avversari, ma non più come prima”.  Questa esperienza infatti rappresenta per i due principali partiti politici italiani un’occasione più unica che rara per conoscere veramente la propria controparte, imparare a capirla, comprenderla, non dico amarla (che sarebbe veramente troppo a parte il caso strabiliante della famiglia Boccia-Di Girolamo) ma quantomeno accettarla.  Troppo tempo è stato sprecato in questa lotta fratricida tra pro-Berlusconi e anti-Berlusconi: per vent’anni le nostre migliori energie sono state assorbite in una sorta di guerra civile, e mentre noi dibattevamo attorno a questioni di mero ordine ideologico, ci scannavamo sulle famose leggi ad personam, sul conflitto d’interessi, sulla questione morale, gli squali della speculazione finanziaria internazionale, non visti, si avvicinavano alle coste della nostra economia e della nostra impresa armati di buon appetito. Perciò, se oggi stiamo scegliendo se sia meglio stare in braghe di tela o con le pezze al sedere, se stiamo facendo gli equilibristi sull’orlo del precipizio come dei nani sul bordo di un orinale, è un po’ anche colpa di ciò che, politicamente parlando, abbiamo fatto e non abbiamo fatto negli ultimi vent’anni, e se una lezione c’è da trarre è che contrapposizioni politiche e antipatie personali non possono in nessuna maniera andare a detrimento dell’interesse nazionale, e che chi invece si muove in tal senso va messo ai margini dell’agone politico.  Qualcuno da quest’orecchio pare non volerci sentire, qualcun altro invece sembra avere imparato la lezione, e forse, se e quando usciremo da questa emergenza e ognuno tornerà a battere il proprio tamburo, e i partiti torneranno ad affrontarsi in singolar tenzone, allora la politica sarà un po’ più attenta alle cose veramente importanti, un po’ più vicina alle piccole cose dei suoi elettori, in poche parole un po’ diversa.  Magari migliore.