ENTRA IN VIGORE LA LEGGE SUL DIVORZIO BREVE:TUTTI UNITI CONTRO LA FAMIGLIA

Giovanni Fortuna Gio, 28/05/2015 - 23:37

 

Da ora in avanti divorziare in Italia sarà molto più facile. E’ stato approvato, infatti, il disegno di legge che introduce il cosiddetto divorzio breve: un testo che semplifica e velocizza le procedure per divorziare.

Il provvedimento era stato approvato dalla Camera il 29 maggio del 2014 e modificato dal Senato il 18 marzo 2015, era dunque tornato alla Camera il 22 aprile per la lettura finale dove è stato approvato definitivamente con 398 voti a favore, 28 contrari e 6 astenuti. È entrato in vigore martedì 26 maggio 2015.

Si tratta, in definitiva, di una modifica in 3 articoli della Legge n. 390/70  che va a ridurre  i tempi di attesa del divorzio.

Tecnicamente il Provvedimento approvato concerne  «Disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché di comunione tra i coniugi».

Il sistema precedentemente in vigore prevedeva  che la domanda di divorzio potesse essere proposta purché fossero decorsi tre anni dalla comparizione delle parti davanti al presidente del Tribunale per il giudizio di separazione personale. Col nuovo testo sarà sufficiente un anno da tale comparizione. Se invece la separazione è consensuale, il nuovo testo riduce l’anno a sei mesi.

Il tutto prescinde dall’esistenza e dall’età dei figli: anche se ci sono figli minori, in un anno dalla separazione (se c’è stato conflitto giudiziale fra le parti), o in sei mesi  (se c’è stato il consenso) si arriva comunque  al divorzio, nel caso in cui i separati lo richiedano.

Qual’ è stato il comportamento tenuto in Aula dalle varie forze politiche? Dai numeri snocciolati all’inizio si evince chiaramente che si è trattato di  un plebiscito “bipartisan”, in cui  destra e sinistra, maggioranza e opposizione, hanno dato la loro approvazione al divorzio breve. Tant’è vero che ci sono stati due relatori di  opposti partiti  ad aver dato luogo al disegno di Legge poi approvato: il deputato Alessandra Moretti del Partito Democratico e  il deputato Luca D’Alessandro di Forza Italia.

Hanno votato a favore Partito Democratico, Movimento 5 stelle, Sinistra Ecologia e Libertà, Scelta civica, Forza Italia, Nuovo Centro Destra  e Fratelli d’Italia. La Lega Nord ha dato libertà di voto ai suoi deputati, secondo coscienza, mentre l’unico partito che ha votato contro è stato quello dei Popolari per l’Italia-UDC.

Per completezza si deve aggiungere che i deputati Eugenia Roccella, Alessandro Pagano e Raffaele Calabrò  si sono dissociati dal loro partito ( NCD ), esternando il loro dissenso in Aula e motivando il loro voto contrario; Beppe Fioroni del PD si è astenuto;  Paola Binetti e Mario Sberna dell’UDC hanno motivato il loro voto contrario; Massimiliano Fedriga della Lega ha motivato il suo voto contrario; Antonio Palmieri e Luca Squeri di Forza Italia si sono dissociati dal loro partito motivando il loro voto contrario.

Fin qui la cronaca. Che succederà, ora, al matrimonio in Italia?

Qualcuno ha titolato: “ Matrimoni usa e getta: da tre anni a sei mesi per dirsi addio”.

Il divorzio in Italia è stato introdotto il primo dicembre del 1970, al termine di una seduta parlamentare di oltre 18 ore, con la legge n. 898 detta “Baslini-Fortuna” dal nome dei due parlamentari promotori.

Quattro anni dopo, il 12 e 13 maggio 1974, dopo che 1 milione e 300mila firme furono depositate alla Cassazione per chiedere il referendum abrogativo della legge, l’87 % degli italiani andarono a votare: i “no” ottennero il 59,30 %, i “sì” il 40,7.

La Baslini-Fortuna fu definitivamente confermata. Vi furono successive modifiche.

Nel 1987 la legge sul divorzio  era  già stata modificata, con la Legge 74/1987, che ridusse i tempi di passaggio dalla separazione al divorzio da cinque a tre anni.

Alla luce dell’ultima riforma del ‘divorzio breve’, in vigore da qualche giorno, è evidente che una così drastica e ulteriore riduzione dei termini, da tre anni a 6 mesi, ha come effetto immediato quello di rendere più difficili ripensamenti o ricomposizioni, e che il giudizio di separazione non è più – come secondo la logica originaria della prima legge – l’occasione per prendere le distanze da una situazione di difficile convivenza-coabitazione: un tempo non lunghissimo, ma neanche di poche settimane, che lasciava aperta la prospettiva di un ritorno alla vita comune insieme, derivante anche da una congrua esperienza di vita per conto proprio.

Uno studio americano, “The case for marriage”, ha documentato che su un campione di persone che consideravano  infelice il proprio matrimonio, cinque anni più tardi, superato il momento di crisi in cui si tiravano i piatti addosso, il 64% di coloro che erano rimasti assieme dichiaravano che il loro matrimonio era poi nel frattempo diventato molto felice. Con questa Legge non si dà la possibilità di provare a ricomporre le problematiche perché si arriva subito al divorzio.

Lo stesso studio americano dice che solo il 19% di quelli che a seguito del divorzio hanno avuto altre storie si dichiarano felici.

Un altro dato statistico: la media europea dei divorzi era, prima di questa Legge, pari al doppio dei divorzi registrati in Italia. E’ verosimile che con questo accorciamento dei tempi l’Italia si avvicinerà ai Paesi d’oltralpe, per numero di divorzi.

Il direttore dell’Ufficio di pastorale familiare della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), don Paolo Gentili, intervistato su cosa succederà in Italia con il divorzio breve ha così risposto:  “L’immagine che ho davanti è come di tante case degli italiani con alcune crepe, che invece di essere riparate vengono rase al suolo. Nel senso di matrimoni che iniziano ad avere difficoltà e che vengono cancellati in rapidissimo tempo”.

Di contro a questa posizione oggi c’è chi festeggia affermando che col “divorzio breve” l’Italia è cambiata e che non è più legata a una vecchia visione cattolica della vita.

Don Paolo Gentili così risponde: “La questione vera è se c’è qualcuno che ancora sta difendendo la famiglia. Io ho davanti agli occhi quei bambini che stanno piangendo per le divisioni dei genitori. Ma anche quei bambini che hanno lacrime di gioia quando vedono i genitori, dopo percorsi faticosi a volte di due-tre o più anni, recuperare l’unità della coppia. Perché come l’amore ha bisogno di tempo per poter fiorire, sbocciare, crescere, anche per ricostruirsi dopo una crisi ha bisogno di tempo. E certamente sei mesi o anche un anno sono tempi troppo rapidi per cancellare un amore, specie dove la rabbia acceca e diventa l’unico modo con cui leggere le cose”.

Dopo il varo di questa Legge, i giovani saranno maggiormente  portati a pensare al matrimonio come un qualcosa di “leggero”, che si fa e si disfa in tempi rapidi?

Don Gentili: “Purtroppo, se la legge passa, sarà davvero così. E questo lascia presagire che la scelta diverrebbe molto fragile, ancor più di quello che già avviene. Insomma sarà più lungo il tempo per prepararsi al matrimonio che quello per cancellarlo”.

Concludiamo la disamina di una giornata di portata  storica, in Parlamento, con l’intervento di un deputato che ha votato contro il divorzio breve, in dissenso con il suo partito, l’onorevole Alessandro Pagano (NCD):

Signor Presidente, io sorrido e ricordo a me stesso una frase di Chesterton, quando diceva: verrà un momento in cui l’umanità impazzirà a tal punto che anche dichiarare che le foglie sono verdi sembrerà una cosa strana. Mi sembra di essere esattamente in questa fase. Per cui lasciare memoria scritta in un autorevole consesso come questo penso che servirà più che altro ai posteri per dire: era veramente un periodo dove non si ragionava più, dove non si portavano avanti tesi a favore dei più deboli. C’è stato quel momento storico – perché così sarà dipinto dai posteri questo momento che stiamo vivendo – dove il soggetto era un numero e dove l’egoismo e le soddisfazioni personali avevano il privilegio. Lo leggeranno così i posteri, ne sono certo”.

I deboli a cui si fa riferimento nel caso di questa Legge sono i bambini, mentre l’egoismo è quello dei grandi. Le foglie verdi, cioè le cose ovvie viste come strane, sono i matrimoni che non si sfasciano  al primo temporale  di stagione, in soli sei mesi.