FARSA ITALIA E IL CONGRESSO DEI GIOVANI PRINCIPI

Luigi Deceroli Dom, 18/11/2018 - 00:00

 

 

Lo so, lo so il titolo è forte, ma forte è anche il senso di delusione e amarezza che questo finto congresso lascia addosso a chi vi ha assistito, a chi ha disertato, ma anche a chi vi ha partecipato per contribuire a quella che tutti avrebbero voluto non diventasse una farsa. 

 

La coscienza, si sa, è una e le vittorie di Pirro nonostante l'esito vittorioso, conducono alla sconfitta finale, con buona pace del povero Cavedagna, neo-coordinatore accolto a braccia aperte nel neo cerchio magico (leggasi senatrice sempre al seguito del presidente).

 

Il congresso si è aperto con gli strascichi delle polemiche sulla violazione del regolamento, dovuta alla mancata pubblicazione entro il 22 ottobre dell’elenco dei delegati e la richiesta di rinvio da parte di molti coordinatori regionali del giovanile, quasi tutti del Sud.

La sala dell’hotel è piccola, 250 sedie per 374 delegati. Gli organizzatori sapevano che cinque regioni, quelle che trainano il partito elettoralmente parlando, non avrebbero partecipato e quindi hanno dovuto togliere le sedie per correre ai ripari (sic!), ma nonostante le sedie fossero poche ce ne erano tantissime vuote. 

Va detto che il congresso era aperto a tutti i giovani, non solo ai votanti. Questo si chiama FLOP. 

Diciamo che sembrava più una riunione condominiale che un congresso.

 

Successivamente per scongiurare il rischio concreto che dopo il discorso di Berlusconi non restasse più nessuno in sala, è stato deciso di non votare e quindi di evitare il conteggio delle schede e comunicare i delegati mancanti. Perciò il Cavedagna è stato eletto per acclamazione; ma nonostante lui fosse l’unico candidato a coordinatore nazionale, non tutti l’hanno acclamato perché alcune persone si sono alzate votandogli contro (sic!).

 

Introvabile durante la pausa pranzo, il Cavedagna, irreperibile tra i suoi giovani, era al piano superiore a prendere un aperitivo con una sua potente mentore. Anzi una sua potente guida, (leggasi senatrice bolognese…)

Il rinnovamento doveva passare da qui, ma nessuno l’ha visto. Più che i giovani sono stati i big ad avere avuto l'ultima parola: Stefano Cavedagna, coordinatore giovani dell'Emilia-Romagna, è stato acclamato e non eletto Coordinatore Nazionale forte del sostegno del potentato rosa e post-fascista.

La Lega si espande al sud, Forza Italia giovani si ferma, al nord. L’elezione di Cavedagna può dunque essere letta come una rincorsa destrorsa alla Lega… inutile. Già, perché verrà scelta sempre l’originale. Forza Italia era un partito moderato mentre adesso sta prendendo le sembianze di un partito di urlatori. Magari urlassero senza la zeppola in bocca, se non altro perché qualcuno possa capirli.

 

“Il bolognese Stefano Cavedagna Presidente Nazionale dei Giovani. Potrei raccontare mille storie, episodi, ricordi. Ma è meglio di no! Quindi, citando Tolkien, mi limiterò a dire che è davvero una Festa a Lungo Attesa! Grazie a tutti i ragazzi del gruppo giovanile, che fu guidato da Oscar Lo Surdo, Marco Lisei, Mattia von Kolletzek, a chi viene da lontano come Giuseppe Antonio Staglianó ed un ringraziamento ad una persona in particolare: Anna Maria Bernini. Giusto Maurizio Gasparri? Perché le Radici profonde non gelano.” Queste sono le parole di Bignami, aggiungere il titolo onorevole mi pare troppo. Parole di un ex-missino che tanto ex non sembra visto che le radici profonde non gelano... qui chi gela sono gli ormai ex elettori azzurri.

Mentori e protettori, giusto per intenderci, incompatibili con l’ala destra della coalizione che non li vuole e che bene hanno pensato di lanciare un Opa su Forza Italia sperando di vincerla. Chiaro che finché il cerchio sarà quello forse forse ci riusciranno.

In prospettiva? Qualcuno sussurra che dopo l’eventuale e probabile flop elettorale delle Europee il timone di Forza Italia lo prenderà l’ala destra (vedi sopra) Ed altri ancora scappano e scapperanno finché sono in tempo.

Ricordiamo. Elezioni 2018: “Per Forza Italia sono candidati De Girolamo a Bologna e Bignami in Romagna. Solo uno dei due verrà eletto! I voti dei tanti sostenitori bolognesi di Bignami rischiano di far eleggere la De Girolamo, impedendo così l’elezione di Bignami stesso. In altre parole: vuoi Bignami in Parlamento? Per assurdo NON devi votare Fi a Bologna sulla scheda rosa (Camera dei Deputati)…. Un consiglio? Votare alla Camera (scheda rosa) per un altro dei partiti della coalizione di centrodestra e votare Fi al Senato (scheda gialla)”, questa mail partì a tutti i contatti azzurri bolognesi da dentro Forza Italia. Essendo voi intelligenti, trarrete le vostre conclusioni…

 

Veniamo ad oggi. Il signor Stefano Cavedagna, ora dovrà dimettersi dal CORECOM poiché non potrebbe mai ricoprire queste funzioni, né potrebbe continuare a farlo ai sensi di inequivocabili lettere esplicitate nel dettato di Legge. I Corecom per noi comuni mortali sono organi previsti a latere della istituzione dell’Agcom con la Legge Maccanico, cioè l’Authority che ha il compito di vigilare sull’informazione nazionale.

I CORECOM sono l’equivalente dell’Agcom a livello regionale, e sono disciplinati dalle singole Regioni, avendo una grande importanza come organi funzionali di garanzia acciocché tutto il sistema mediatico sia volto a preservare gli interessi dei cittadini. Il Cavedagna ricopre questo ruolo dal giugno 2018. Ruolo incompatibile già mesi fa con la carica politica da lui ricoperta in Forza Italia. Ma si sa al suo pater politico che dalla destra venne, così come al suo entourage, tutto è condonato. È quello che al Cavedagna già lo chiama “Presidente”, magari con il palmo della mano ben in alto, mentre in Forza Italia per certi ruoli la parola usata è Coordinatore…

 

Vale la pena chiudere con questo post pubblicato su Facebook nel quale, ogni riferimento è puramente casuale...

 “C’è chi si riempie la bocca parlando di libertà, salvo poi essere lo yes man del Parlamentare o del Coordinatore di turno. C’è chi descrive la politica come una passione, ma in realtà è il suo unico mezzo di riscossa sociale, e il più delle volte di sostentamento. C’è chi si spinge a parlare di impresa e di soluzioni per la crisi, ma vive con i genitori e non sa cosa siano RI.BA. a fine mese o gli emolumenti per i dipendenti... C’è chi non si spende sul territorio, perché il più delle volte il territorio ha repulsione per lui, e pensa che le scalate alla dirigenza del partito siano sufficienti a garantire il successo…”. 

 

Le voci corrono: si sapeva che Cavedagna non sarebbe stato eletto e così lo hanno imposto! Con buona pace di chi parla di dittatura, caro Silvio....

Insomma gli ingredienti ci sono tutti perché un’implosione sia la cosa migliore che possa capitare. Un peccato: un partito, un grande partito che sapeva recepire le volontà della gente si è ridotto a recepire gli ordini di un ex (?) missino bolognese.

 

 

Agevolo delle foto: 

1. Notare come da dietro all’on. Calabria la sala sembri piena, e da davanti (lei è il puntino rosso) si nota la sala mezza vuota. 

2. Notare il volto crucciato di qualche big azzurro, persone scoperte con le mani nel sacco, espressioni di chi sa che da oggi nulla sarà più come prima perché mai come questa volta la vigilanza sarà altissima nella speranza che i più si sveglino dal torpore!

3. Propongo una riflessione, per non dimenticare da dove provengono Cavedagna ed il suo caposcuola.