Francia: 2 anni fa il Parlamento approvava il matrimonio omosessuale

Giovanni Fortuna Sab, 25/04/2015 - 23:54

Sono trascorsi 2 anni da quando in Francia è in vigore la legge sul matrimonio omosessuale. Era il 23 aprile 2013, quando in un’atmosfera di forte tensione, dopo 136 ore e 46 minuti di dibattito parlamentare, il 23 aprile 2013 il Presidente della Camera francese (denominata “Assemblea Nazionale”) annunciava che il progetto di Legge, “che apre al matrimonio per coppie dello stesso sesso”, è stato approvato con 331 voti favorevoli e 225 contrari. Una decina di giorni prima lo stesso era avvenuto in Senato, con soli 22 voti di scarto (179 a 157), e così è passata in via definitiva, presso i nostri cugini d’oltralpe, la legge denominata “mariage pour tous”: matrimonio per tutti.  Le reazioni dei partiti, a questo annuncio fatto in aula dal Presidente socialista Claude Bertolani, sono state differenti.  Applausi scroscianti di soddisfazione si sono levati dai banchi della sinistra, mentre forti bordate di fischi e vibranti contestazioni sono scaturite da quelli della destra, che ha fatto subito ricorso al Consiglio Costituzionale (organo corrispondente alla nostra Corte).  Tale organo avrebbe potuto, in linea teorica, dichiarare incostituzionale la nuova Legge impedendone la promulgazione, ma ha invece respinto il ricorso presentato dall’opposizione conservatrice.  E così 18 maggio 2013 la Legge è stata promulgata con soddisfazione dal Presidente della Repubblica (il socialista Francois Hollande) ed è stata immediatamente pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.  La Francia diventava così il 14° Paese al mondo ad aver legalizzato il matrimonio fra persone dello stesso sesso, 8° in Europa dopo Olanda, Spagna, Portogallo, Svezia, Norvegia, Islanda e Danimarca.  Seguono nel resto del mondo Canada, Sudafrica, Argentina, Uruguay, Nuova Zelanda e Brasile.  Negli U.S.A. ciò avviene solo in alcuni Stati e in Gran Bretagna si sta procedendo in tal senso.  Lo stato apripista nel mondo è stato l’Olanda, nel lontano 2001, e dunque si può definire il matrimonio omosessuale una novità del terzo millennio.  A ben vedere, ancora nettamente minoritaria, a oggi, se si calcola che in Europa 19 Paesi su 27 ancora non la contemplano, e nel mondo su 195 Nazioni soltanto 14 hanno optato per questa variazione dell’istituto giuridico matrimoniale.  Per dovere di completezza, occorre aggiungere altri due dati che chiudono il quadro mondiale sulle coppie omosessuali, e che si pongono nella direzione opposta a quella garantista: in 36 Paesi al mondo l’omosessualità costituisce un reato punibile con il carcere, mentre in 5 Paesi tale inclinazione, se praticata, viene punita con la pena di morte.  Tornando alla Francia, ciò che mi ha particolarmente colpito, di questa riforma giuridica, (memore dei miei seminari universitari di diritto civile …) è stata la “ratio” (alias il motivo, la ragione giuridica) che ha portato a modificare la vecchia Legge sul matrimonio.  Alla base del nuovo diritto al matrimonio e all’adozione per le coppie omosessuali c’è, si dice, un’istanza antidiscriminatoria: le coppie gay non devono essere discriminate a causa del loro differente orientamento sessuale, rispetto alle coppie eterosessuali.  Fin qui riesco a seguire il ragionamento, che sulla base del principio di uguaglianza  naviga su giusti binari.  Del resto, anche l’art. 3 della nostra Costituzione sancisce il divieto di discriminazione, (in ragione del sesso fra le altre scriminanti), e fin qui nessuna obiezione.  Non riesco più a cogliere il nesso, quando ciò lo si pone in relazione allo status di coniuge e ai diritti di filiazione che scaturiscono dall’istituto matrimoniale.  Ed è quello che fa il Legislatore francese.  È come se uno dicesse che l’omosessuale, così come non deve essere discriminato in un concorso pubblico, per accedere a una professione, rispetto a un eterosessuale, a causa della sua omosessualità, lo stesso deve avvenire nei riguardi del contrarre matrimonio e dell’avere figli.   Ma qui è la natura stessa che interviene, impedendo a due persone dello stesso sesso di mettere al mondo dei figli, e non possiamo per questo accusare la natura di essere discriminatoria nei riguardi degli omosessuali! Per questo ritengo la “ratio” della Legge un sillogismo astratto che non trova fondamento nella realtà fattuale.  Il mio è un ragionamento giuridico, che prescinde da considerazioni religiose o politiche: contestare la decisione del Parlamento francese non è per me un articolo di fede, ma un articolo di ragione, e spiego meglio il perché.  Il Legislatore, com’è noto, non si preoccupa di disciplinare qualsiasi relazione umana, ma solo quelle che abbiano una rilevanza sociale.  Le relazioni di amicizia, ad esempio, non sono disciplinate da un Ordinamento statale.  E allora lo Stato disciplina il matrimonio come istituto giuridico che si occupa della famiglia, in quanto va a regolamentare i rapporti fra i coniugi, e con i figli.  Tutto ciò non è una creazione del diritto ma il riconoscimento normativo di qualcosa che già esiste nella natura: il fatto che un uomo e una donna sono portati naturalmente a procreare.  L’unione affettiva fra omosessuali, invece, per il fatto che non può portare a generare figli è un’altra cosa rispetto al matrimonio, che merita indubbiamente tutela giuridica (in relazione ad esempio ai diritti di successione o di assistenza in ospedale o peggio ancora in carcere, cosa che in Italia ancora non è disciplinato), ma è una forzatura del diritto equipararla a ciò che non è, pretendendo di intervenire contro una presunta discriminazione che è la natura stessa ad operare!  In realtà prendere atto di una differenza oggettiva sulla procreazione, tra coppie omosessuali e coppie eterosessuali, non significa discriminare.  E se il nostro codice civile esige, per contrarre matrimonio, il requisito di essere necessariamente uomo e donna, non discrimina certo le coppie dello stesso sesso alle quali tale istituto è precluso.  Piuttosto è il codice civile francese, che mutando con questa Legge la vecchia versione dell’articolo 143 (“Il matrimonio viene stipulato da due persone di sesso diverso”) con l’aggiunta “o dello stesso sesso” crea una categoria astratta avulsa dalla realtà, una forzatura innaturale in nome di una “ratio” antidiscriminatoria che pretende di intervenire contro la natura stessa!  E così avviene che le coppie gay e le coppie eterosessuali  pur non essendo, in fatto, omologhe, vengono rese uguali in diritto.  E così i diritti riconosciuti al matrimonio, diciamo tradizionale, sono trasferiti “sic et simpliciter”, alla coppia omosessuale.  Non senza arrecare grave pregiudizio alle parti più deboli, e per questo maggiormente meritevoli di tutela: i figli che verranno affidati in adozione, nella condizione innaturale, non priva di conseguenze psicologiche, di avere due papà o due mamme.  Non si può a mio parere sostenere un fondamento antidiscriminatorio, in nome dei diritti della persona singola omosessuale, perché il matrimonio è istituto giuridico che tutela le persone nella loro associazione in vista del venire in essere di un terzo soggetto di diritto, da loro stessi generato e anch’esso da tutelare: il figlio.  In realtà dietro questa forzatura giuridica, della Legge francese, c’è una pressione ideologica che sta minando da tempo, sul piano culturale, le basi etiche della società europea,  per sovvertire ciò che non è sovvertibile, come nel caso dell’istituto del matrimonio: un portato di “natura” che la norma giuridica non istituisce ma riconosce, alla semplice luce della ragione naturale, al netto di ogni illuminazione religiosa.  Solo in seconda battuta si può uscire dal terreno giuridico (che riguarda tutti), per imbattersi in quello teologico (che vale solo per i cattolici), per ribadire la fondatezza della tesi qui sostenuta chiamando in causa la dottrina sociale della Chiesa.  Che dà la seguente definizione di matrimonio: unione monogamica tra un uomo e una donna, fondamento della famiglia e della vita sociale.  Se avessi basato la mia critica alla Legge francese solo su quest’ultimo riferimento, avrei legittimato i non cattolici a pensarla diversamente con validi argomenti difensivi a loro supporto, quelli rispettabili dei non credenti.  Argomentando invece sulla natura umana che accomuna tutti, piuttosto che sulla fede che ci rende diversi, ho tolto loro ogni margine di difesa “ragionevole” a sostegno del matrimonio omosessuale.

 

 

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