Franco, la musica è finita

Francesco Siino Dom, 04/08/2013 - 00:02

Parlare della scomparsa di una persona cara, conosciuta e con cui si è lavorato non è come scrivere un articolo per la morte di un personaggio famoso.  Cadere in retoriche del tipo “hai portato via una parte di me” è facile quanto banale.  Il fatto è che si era parlato di un imminente ritorno alla Riviera Adriatica Riminese, nell’ambito della prossima mini tournée che doveva incominciare proprio a Porto Recanati.  Ma da quando aveva iniziato quella caduta nella malattia tutto sembrava annunciato e noi, “fans informati dei fatti”, intravedevamo dei dubbi sulla sua continuazione del lavoro, ma mai per l’addio finale.  Che dire di più rispetto a quello che abbiamo visto in TV, nel Web e letto nei giornali?  Innanzitutto il dolore personale di ognuno di noi, lo stupore nell’ascoltare o leggere (e peggio scrivere) increduli, dettagli vari della notizia. Quanto ai fatti, si fa presto a tracciare elementi biografici inflazionati come le donne, i cavalier,  l’arme e le droghe (che lo videro alla fine assolto dalle toghe…).  Si fa presto a dire che fino a dieci giorni fa era sul palco o che molte delle sue canzoni hanno raccolto un successo straordinario, però “sentire” contemporaneamente il fatto che Lui non c’è più, che non lo vedrai mai più, col suo sorriso benevolo che accoglieva tutti e che scherzava sempre, non può lasciarti indifferente, non può bastarti per dimenticare né può permetterti, con serenità ed oggettività, di fare il cronista duro e puro su questa cosa.  Posso andare oltre le informazioni di rito diffuse finora, aggiungendo che ho conosciuto l’aspetto altruistico dell’artista, in occasione di serate e concerti offerte in beneficienza, cosa di cui nessuno ha parlato.  Che poi si debba inutilmente aggiungere che era bravo, che Alemanno, su pressione dei social network, abbia deciso di offrirgli il Campidoglio come sua ultima Camera, che era nato in aereo sui cieli libici, che ottenne la laurea ad honorem in filosofia da una università americana, che esprimeva la sua inquietudine con terminologie e visioni poetiche inusuali … ok, possiamo anche dirlo, tanto lo sanno tutti che la poesia consiste nel fare affermazioni usuali in maniera inusuale.  Il fatto è che Franco non c’è più.  È solo questa la novità.  È inutile (oltre che impossibile, per me adesso), fare l’elenco di qualche ventina di sue canzoni e commentarle dicendo che si tratta di autobiografia.  Mi va però di ricordare la canzone intitolata “Cos’è l’età” in cui celebra la vittoria dell’amore nonostante una madornale differenza di età laddove – ovviamente - Lei è molto, ma molto più giovane di Lui.  La canzone “Monica” percorre lo stesso binario con una melodia più struggente.  Vogliamo citare “Tac”?  Vogliamo parlare del primo Califano e ricordare “M’ennamoro de te”? ... Sennò che vita è, lo faccio un po’ pè rrabbia, un pò pe nun stà solo, come stà solo un omo nella nebbia perché nun po’ parlà manco cor cielo?  Pura poesia.  E “La mia Libertà”“L’ultimo amico va via”.  Se infine vogliamo beffeggiare anche la morte, come farebbe lui adesso se fosse qui con noi, possiamo trovare, nella sua visione, già dichiarata in vita, un’affermazione che voleva fosse il suo epitaffio: “Non escludo il ritorno”, titolo della canzone presentata a Sanremo nel 2005.

Ciao Franco.  Per noi “La musica è finita”, ma Tu lassù, col Tuo “Minuetto”, adesso hai “Una ragione di più” per cantare.  Forse ti mancheremo noi e dirai “E’ la malinconia” ma “Io non piango”, sei un duro.  E così canterai e incanterai la tua nuova “Gente de borgata”, i Santi …