I partigiani della Costituzione Italiana

Carmela Blandini Mar, 01/10/2013 - 15:12

La Costituzione è quell’insieme di leggi che ha cambiato gli italiani facendoli diventare cittadini dopo essere stati sudditi per secoli.  La nostra vita quotidiana è guidata dalla Costituzione che entra nelle nostre case, siede alle nostra tavola, ci permette di mandare i nostri figli a scuola, ci garantisce un’assistenza sanitaria e altri servizi che tutelano e sostengono le nostre azioni.  La Costituzione entra nelle carceri, nei negozi, negli uffici, nel nostro lavoro e perfino nelle nostre ferie e vacanze.  Nella pratica possiamo dire che la Costituzione ci accompagna dalla nascita all’ultimo giorno di vita.  Da qualche anno, tuttavia, la crisi economica ci fa lamentare spesso del fatto che alcuni diritti fondamentali sono venuti meno per gran parte del popolo, stentiamo a mantenere un lavoro o a procurarcene uno e le ristrettezze colpiscono perfino i portatori di malattie gravi e serie che avrebbero bisogno di aiuti più significativi dallo Stato.  Ma il nostro lamentarci non deve ripercuotersi sulla Costituzione che non va modificata ma, semmai, applicata in ogni suo punto, perché in essa non mancano le risorse per trovare nuovi spunti alla crisi.  Per arrivare ad un risultato onorevole per tutti c’è bisogno del sostegno di persone consapevoli che la Costituzione va difesa e questo è l’obiettivo del movimento Azione Civile di Antonio Ingroia, partigiano della Costituzione.  Oggi c’è in atto un tentativo di cambiare la nostra Costituzione, la modifica dell’articolo 138, che il governo del presidente Letta vuole a tutti i costi, non è però necessaria, non è necessaria per cambiare la legge elettorale, come tutti vorremmo, in quanto è una legge del parlamento e da esso stesso può essere modificata, non è necessaria per migliorare la nostra vita, come tutti vorremmo, in quanto diminuirebbe, invece, il nostro pieno diritto alla partecipazione democratica annullando una eventuale e futura consultazione tramite un Referendum democratico.  A parte il fatto che ci sono articoli della Costituzione ancora in attesa delle norme da elaborare per attuarle, la velocità con cui l’attuale governo, formato da persone non scelte dagli elettori ma soltanto inserite de facto nelle liste dei partiti, è un fatto anomalo che risiede sia nell’incapacità del governo di trovare altre soluzioni adeguate e sia nella difesa di una situazione politicamente insostenibile derivata dall’alleanza di partiti che hanno fatto, ormai, un lungo percorso spesso discutibile.  L’art. 138 della Costituzione Italiana recita:  << Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.  Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.  La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.  Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti. >>  Riguardo al cambiamento di questo articolo, che invece è fondamentale per noi italiani, Antonio Ingroia, fondatore del Movimento Azione Civile, ha dichiarato: “Parliamo di un vero e proprio stravolgimento della Costituzione, che cambia, che si presta a cambiare volto, a diventare da Repubblica Parlamentare a Repubblica presidenziale, ed io ho già detto e non esito a ripetere che rischiamo di vedere compiuto e realizzato l’antico progetto piduista di Licio Gelli, di concentrare le mani in un potere esecutivo senza controlli di fatto, né parlamentari, né di legalità, attraverso una riforma di tipo presidenziale come quella che abbiamo all’orizzonte”  Il grande pericolo che corriamo sarebbe, dunque, quello per cui il popolo non verrebbe più chiamato a testimoniare il suo volere con un referendum, qualora una legge voluta dall’esecutivo presidenziale risultasse incivile o antidemocratica.  È chiaro che esiste in atto un sovvertimento della nostra Democrazia. La differenza tra il poter presentare un referendum abrogativo e il non poterne usufruire è sostanziale per il futuro dell’Italia e degli italiani, i quali vorrebbero continuare a definirsi cittadini e non sudditi.  La preoccupazione di Antonio Ingroia dovrebbe essere anche di tutti, dovrebbe diventare “nostra” perché è in pericolo la libertà decisionale dei nostri figli, dei nostri nipoti e dei futuri italiani.  È in pericolo quella democrazia che da anni sogniamo ma che ancora non è stata pienamente realizzata e già vorrebbero toglierci!  Sono in pericolo i diritti di tutti gli italiani sia quelli che si interessano di politica e sia quelli che non se ne curano, perché le conseguenze saranno sulla vita dell’intera nazione.  Per questo Ingroia ha lanciato il suo allarme per fermare lo scempio anche ai partiti che siedono in Parlamento e il 29 giugno ha scritto personalmente a Guglielmo Epifani, segretario del PD, a Nichi Vendola, segretario di SEL e a Beppe Grillo.  Nelle parole di Ingroia c’è tutta l’ansia di chi vorrebbe vedere in Italia una Democrazia “compiuta” e non “illusa”: “… C’è, oggi, il rischio concreto che l’art. 138 della Costituzione, venga modificato in fretta e furia, nella disattenzione dell’opinione pubblica e senza una adeguata forma di coinvolgimento e di partecipazione dei cittadini.  Un rischio accresciuto dalla circostanza che con il voto della maggioranza di due terzi dei parlamentari si possono creare le condizioni giuridiche per evitare il referendum confermativo.  Si toglierebbe ai cittadini, come appare peraltro evidente dalla fretta con cui la maggioranza sta procedendo, la possibilità di pronunciarsi sul progetto governativo di far saltare la “serratura di sicurezza” costruita dai nostri Padri costituenti per impedire stravolgimenti dell’impianto democratico della nostra Costituzione.

…  Per queste ragioni ti sottopongo la proposta di promuovere, con tutti coloro che nel campo del cambiamento ne avvertono la necessità, una grande consultazione popolare, una “primaria sulla Costituzione”, prima che il Parlamento si pronunci.  Le piazze e la rete possono diventare luoghi e strumenti straordinari non solo per accendere sulle modifiche della Costituzione quei riflettori che i grandi media vogliono tenere spenti, ma anche e soprattutto per sollecitare la partecipazione attiva dei cittadini italiani a scelte di fondo fondamentali per il futuro della democrazia italiana.  Con la speranza di un accoglimento della proposta, resto in attesa di una tua risposta.”  La risposta non è arrivata, ma i partigiani della Costituzione di Azione Civile non si fermano e hanno formato in tutta Italia i “Comitati VIVA la Costituzione” attraverso i quali le persone vengono informate del pericolo in atto.  Un grande sostegno a questo allarme è arrivato anche da “Il Fatto Quotidiano” che ha lanciato una petizione contro la modifica della Costituzione Italiana insieme ad emeriti costituzionalisti, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky, ai quali si è subito aggiunto Antonio Ingroia che si prepara insieme a loro ad una grande manifestazione a Roma in difesa della Costituzione e dell’Art. 138 in particolare.

 

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