I pretini di Nusco e i risottini smilzi

Ghino di Tacco Mar, 06/08/2013 - 02:03

“… e inventiamoci pure questa” furono le parole all’uscita di una riunione di un noto pubblicitario bolognese...  In questa riunione il nostro personaggio aveva imparato che presto sarebbe caduto, giustamente, De Mita e che da li a breve gli sarebbe stato chiesto dal Ghino di Tacco degli anni ‘80 uno slogan, molto breve in grado di riassumere la nuova forma politica che avrebbe dominato la fine degli anni ‘80 e l’inizio dei ‘90.  Ecco, dalla mente di questo grande personaggio, oggi presente come grande animatore delle pagine facebookiane bolognesi, nascere una parola, molto breve di tre parole, più che altro una sigla “C.A.F.”.

Qualcuno mi chiede sempre di quell'epoca, specialmente tra i più giovani, mio nipote, invece sbadiglia quando ne parlo ... e sbaglia perché è stata l'ultima epoca di democrazia vera e compiuta di questo paese.  Certo ci piaceva lo champagne, e forse anche le ostriche, ma a questi personaggi cosi sobri piacciono solo i risottini smilzi o i vinacci fatti con la polverina ...  Una grande epoca quella ... mi ricordo la sera in cui De Mita comunicò ad Andreotti che i Suoi sarebbero usciti dal governo ...

Il nostro divo gli ripeté la solita grande frase “Il potere logora chi non ce l'ha” ... (e aggiunse, parlando con noi Peones che i pretini di Nusco devono aver ascoltato modeste suppliche parrocchiali) una grande epoca di cambiamenti, fu quella a livello mondiale, la fine degli imperi contrapposti, la scienza che comincia a parlare di internet, di sms.  Il CAF non capì che bisognava comprendere che era necessario cambiare tutto per mantenere il tutto.  Proposi (all'epoca ero uno potente) a Craxi che parlasse con Andreotti e Forlani per fare una commissione d'inchiesta sui fondi neri del PCI, perché temevo, mai vaticinio fu più vero, che sarebbe accaduto quello che poi successe ... naturalmente lettera morta e si è visto come è andata a finire ... Parlare di quegli anni, lussuriosi per la nostra patria mi provoca tristezza, perché stavamo sorpassando, con grande sforzi la nostra cara vecchia albione, solo che qualcuno è stato più furbo e (forse) più prepotente di noi, qualcuno che forse la parola patria l'ha sempre bestemmiata ... parlare di quegli anni significa anche parlare dell’oggi ...  Molti ci accusano di aver creato il debito pubblico più micidiale della storia patria, ma dimenticano, costoro, di quanto vivessero bene, di quanti mesi di vacanza potevano fare... di come si vestivano, con che classe e con che portafoglio.  Mi vergogno dell’oggi, epoca di politici molto contradittori, da un lato emuli di “er monnezza” Tomas Milian, dall'altro cosi sobri da brindare con mediocri spumanti croati, manco fossero dei franciacorta d’annata o al più veuve cliquot millesimati.

Già siamo in crisi economica, una crisi senza fondo, senza speranze.  Ho telefonato l'altro giorno ad un mio caro vecchio amico greco, un deputato di grosso spessore negli anni ‘80 … piangeva perché i suoi figli non lavorano e tutta la famiglia vive della sua pensione ... mi ha chiesto una mano ... mi sto dando da fare e spero in breve tempo di poter soddisfare la sua richiesta d’aiuto.  Lo faccio con la testa e con il cuore in nome di una vecchia amicizia … ecco voglio concludere questo mio secondo intervento con queste considerazioni sull’amico greco perché abbiamo perso il senso della comunità e la sobrietà ci porterà alla rovina.

(Ghino di Tacco)

 

Commenti

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Proprio vero, caro Ghino di Tacco, parlare di quegli anni significa anche parlare dell'oggi.
Proprio ieri hanno ridato su RAI1 il film "La meglio gioventù" di Marco Tullio Giordana del 2003 che passa e ricostruisce vari periodi italiani, ma con la voglia di parlare anche dell'Italia di oggi, perché tanto dal ‘60 ad oggi nulla cambia...
Un professore a fine esame di medicina spiegava allo studente a cui aveva appena dato 30:
-Vada a studiare all'estero: vada a Londra, Parigi, in America, ma lasci l'Italia. L'Italia è un paese da distruggere, un posto bello, ma inutile, destinato a morire.
-Cioè secondo lei fra poco ci sarà un'apocalisse?
-Magari ci fosse un'apocalisse, saremmo tutti costretti a ricostruire, invece qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri.
-E lei professore perché rimane?
-Come perché? Mio caro, io sono uno dei dinosauri da distruggere.

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