Il compagno Papa Giorgio II

Tobia Desalvo Sab, 03/08/2013 - 23:49

Viva il Parlamento, viva la Repubblica, viva l’Italia.  Con queste parole, semplici e provenienti dal passato, Giorgio Napolitano ha avviato la sua esperienza di Pontefice della Repubblica italiana. Il richiamo al Risorgimento, alla giovinezza del suo ingresso in Parlamento a 28 anni, il richiamo ai valori con cui è possibile condividere una democrazia governante, lo schiaffo alla faciloneria della matematica schiacciante dei premi di maggioranza, alle scappatoie dal metodo democratico, al pericolo delle contrapposizioni tra rete, piazza e istituzioni, il prossimo inquilino del Quirinale ha vergato una pagina importante della nostra storia contemporanea.  La musica della Leggenda del Piave, mentre sale i gradini del Milite ignoto, la fatica anche fisica del dover ancora rispondere presente alla chiamata della sua militanza democratica trasforma senza dubbio il corpo ormai gracile in un gigantesco monumento al nostro Paese.  Costruito su basi fragili fin dalla sua nascita, rinforzato da una Costituzione fondata sull’accordo tra i partiti il cui valore viene ribadito come ineludibile anche nel presente contesto europeo, il nostro percorso di unità nazionale sta passando umilmente dalle sue semplici volontà.  Mentre il Parlamento si alza in piedi ad applaudire (se vogliamo anche troppo solerte ad applaudire la sottolineatura ai propri limiti da poter apparire a tratti piuttosto facilone) i ragazzini bizzosi e irrequieti, che a 28 anni ancora non hanno compreso cosa voglia dire essere adulti, tacciono in piedi a braccia conserte, come quando la maestra ci metteva in punizione.  L’irritualità del saluto con le mani e del sorriso con cui il nostro Papa repubblicano Giorgio II ha voluto accomiatarsi dal consesso dei grandi elettori è quella carezza che Papa Francesco ha individuato come chiave di volta per portare avanti insieme il nostro piccolo mondo.  D’altra parte, non c’è modo migliore, per chi da sempre è sprezzantemente detto migliorista, che raccogliere il meglio del Paese e consegnarlo alle nuove generazioni.  Un’altra piccola pietra, 60 anni dopo la prima deposta in Parlamento nel 1953.  Lunga vita, compagno Presidente.