Il Papa ai giornalisti: la disinformazione è un peccato grave

Giovanni Fortuna Ven, 10/04/2015 - 15:48

Alle ore 12.15 del 22 marzo scorso, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, Papa Francesco ha ricevuto in Udienza i Membri dell’Associazione "Corallo", network di emittenti locali di ispirazione cattolica presenti in tutte le regioni italiane.  Nell’occasione si è voluto soffermare, nell’intervento tenuto a braccio che ha soppiantato il protocollo previsto – e non è la prima volta che gli capita – sui peccati a cui possono andare incontro, nel loro lavoro, i giornalisti radio-televisivi che erano presenti in aula, ma non ci sono motivi per non allargare il riferimento anche a quelli della carta stampata.  Quali sono questi peccati?

Per me i peccati più grossi sono quelli che vanno nella direzione della bugia e della menzogna – ha detto il Papa – e sono precisamente tre: la calunnia, la diffamazione e la disinformazione”.  Per il Pontefice, comunque, le prime due «sono sì gravi, ma non tanto pericolosi come l’ultimo», la disinformazione.  «La calunnia è peccato mortale - ha spiegato - ma si può chiarire e si può arrivare a conoscere che quella è appunto una calunnia.  La diffamazione è peccato mortale - ha proseguito - ma si può arrivare a dire questa è un’ingiustizia, questa persona ha fatto quello in quel tempo poi si è pentito, ha cambiato vita».  «Ma la disinformazione - ha concluso - è dire la metà delle cose, quelle che sono per me più convenienti, e non dire l’altra metà: così quello che vede la tv o sente la radio non può fare un giudizio perché non ha gli elementi, non glieli danno».   «Da questi tre peccati per favore fuggite: disinformazione, calunnia e diffamazione», ha quindi raccomandato Bergoglio.  Il Papa punta giustamente il dito contro il mondo dei media, fortemente inquinato con forme velenose di insabbiamento del vero in funzione dell’utile.  “La gente lo sa, se ne accorge – precisa il Papa – ma poi purtroppo si abitua a respirare dalla radio e dalla televisione un’aria sporca, che non fa bene. C’è bisogno di far circolare aria pulita”.

In che modo?  Dando “attenzione a tematiche importanti per la vita delle persone, delle famiglie, della società”, suggerisce il Vescovo di Roma, e trattare questi argomenti “non in maniera sensazionalistica, ma responsabile, con sincera passione per il bene comune e per la verità. Spesso nelle grandi emittenti questi temi sono affrontati senza il dovuto rispetto per le persone e per i valori in causa, in modo spettacolare. Invece – ha aggiunto – è essenziale che nelle vostre trasmissioni si percepisca questo rispetto, che le storie umane non vanno mai strumentalizzate”.  Concludiamo riportando un’ultima raccomandazione di Bergoglio a chi fa informazione: “Cercate la verità con i media. Ma non solo la verità! Verità, bontà e bellezza, le tre cose insieme.  Il vostro lavoro deve svolgersi su queste tre strade: la strada della verità, la strada della bontà e la strada della bellezza. Ma quelle verità, bontà e bellezze che sono consistenti, che vengono da dentro, che sono umane.  E, nel cammino della verità, in queste tre strade possiamo trovare sbagli, anche trappole.  Se tu dici: “Io penso, cerco la verità … stai attento a non diventare un intellettuale senza intelligenza”.  Se dici: “Io vado e cerco la bontà … stai attento a non diventare un eticista senza bontà”.  Se affermi: “A me piace la bellezza … io ti dico sì, ma stai attento a non fare quello che si fa spesso, "truccare" la bellezza, cercare i cosmetici per fare una bellezza artificiale che non esiste!”  Cerca la verità, la bontà e la bellezza così come esse vengono da Dio e sono nell’uomo. E questo è il lavoro dei media, il vostro. Grazie per il lavoro che fate”.

I giornalisti cattolici rispondono un accorato “grazie” al Papa per questi consigli davvero preziosi e certamente ispirati.