Il Subcomandante si ritira

Daniele De Maria Gio, 17/07/2014 - 21:39

(tratto da L’Arengo del Viaggiatore – www.arengo.info)

 

Berretto, passamontagna nero, pipa in bocca e occhi del rivoluzionario: il Subcomandante Marcos divenne negli Anni 90 un simbolo e un’icona. Erano gli anni dei no global, dell’assalto alle organizzazioni internazionali e della guerra al capitalismo e al potere. Un eroe mascherato come nei fumetti, libri e film d’avventura. Nel 1995 il Governo messicano lo identificò nel  ricercatore dell’Università di Città del Messico Rafael Guillèn Vicente, notizia mai confermata dall’interessato.  “Dichiaro che il Subcomandante Marcos smette di esistere. Non sarà più la mia voce che parlerà a nome dell’Esercito zapatista di Liberazione Nazionale”: a 20 anni dalla rivolta indigena il Subcomandante si ritira, affermando che il suo è un “travestimento pubblicitario” (logo dei No Logo?!).  L’Esercito nacque nel 1983 nel Chiapas – Sud del Messico al confine con il Guatemala – in difesa della popolazione indios di origine maya e dei nativi messicani, con una visione più ampia anti-capitalista e di contrasto alla globalizzazione. Ma il vero nemico era rappresentato dal Governo messicano e dalle politiche neoliberiste iniziate negli Anni 80 e proseguite con l’adesione al trattato di Libero scambio dell’America settentrionale (Nafta) nel 1994, anno in cui l’Esercito conobbe la notorietà internazionale con la rivolta indigena nel gennaio di quell’anno. I trattati che seguirono portarono ad una maggiora autonomia della regione, con i municipi indigeni retti da giunte zapatiste del buon governo e una gestione diretta delle terre agricole da parte degli indios.  L’obiettivo prefissato era di liberare il Chiapas dal giogo del Mal Gobierno messicano, con l’accusa di aver svenduto le ricchezze della regione agli speculatori e sfruttatori stranieri… e l’adesione del Messico al Nafta rappresentò un’ulteriore minaccia alle attività produttive degli indios.  Il problema sollevato dal Subcomandante e il suo esercito è che il Chiapas, pur possedendo notevoli risorse naturali strategiche (legno, risorse minerarie e petrolio, acqua), vede le ricchezze prodotte non redistribuite tra la popolazione che vive per questo prevalentemente in povertà.  Pur con una maggiore autonomia attraverso la costituzione di comunità indigene autogestite, seppur minacciate dall’Esercito messicano, le condizioni degli indios nell’area sono però rimaste a livello di ricchezza sostanzialmente immutate, decretando un parziale fallimento del sogno rivoluzionario. Non è facile dare una valutazione illuminata sul movimento indigeno-zapatista e sull’operato di Marcos, rimane l’emblematico messaggio secondo cui la lotta per i diritti di ogni oppresso è importante allo stesso modo e deve essere combattuta allo stesso tempo su ogni fronte.