Intervista all’On. Michele Dell’Orco Cittadino Deputato del Movimento 5 Stelle

Rosalino Bove Mar, 06/08/2013 - 02:27

PROPOSTA DI MODIFICA DI LEGGE

Disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali

 

On. Dell’Orco per quale motivo ritiene necessario rivedere gli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali? << Nel 2011 è intervenuto un decreto di liberalizzazione delle aperture degli esercizi commerciali emanato dal Governo Monti, un provvedimento che nelle originarie intenzioni era destinato a produrre sviluppo ma che invece si è rivelato un rimedio peggiore del male. I suoi effetti sono caduti come una mannaia sui piccoli esercenti con un risultato devastante che, ad un anno e mezzo dall'applicazione di quelle norme, è sotto gli occhi di tutti. Secondo i dati di Confcommercio, nel primo bimestre 2013, solo nel settore della distribuzione commerciale, sono spariti quasi 10.000 negozi, con un vistoso crollo (-50 per cento) delle aperture di nuove attività.  In pratica i dati dimostrano che, soprattutto in un quadro di crisi e recessione generale, aumentare le ore di apertura dei negozi non implica automaticamente un aumento degli incassi e che non si è creato neppure l’auspicato aumento dei posti di lavoro. Ciò che è veramente avvenuto è stato che i piccoli commercianti non solo non hanno giovato delle liberalizzazioni ma ne hanno avuto un danno. Infatti non avendo personale a sufficienza né avendo registrato quell’aumento di incassi che permetterebbe di giustificare nuove assunzioni, sono costretti a tenere chiusi i loro negozi nei giorni festivi. Di questa situazione ha invece approfittato la grande distribuzione che, con ulteriore carico e turni massacranti per i suoi lavoratori riesce a tenere sempre aperto, rubando in questo modo ulteriori fette di mercato ai piccoli esercenti. In pratica il provvedimento di liberalizzazione ha creato una frattura sempre più profonda tra grande e piccola distribuzione ossia tra chi, a spese della tutela dei diritti dei lavoratori, è riuscito a sopravvivere e chi invece soccombe o è destinato a soccombere. >>  Onorevole lei vuole regolamentare la turnazione dei lavoratori nei centri commerciali?  << Intanto una piccola precisazione: non vogliamo regolamentare la turnazione dei lavoratori nei centri commerciali ma saranno le Regioni che predisporranno un piano delle aperture di tutti gli esercizi commerciali che preveda, in pratica, per ogni singola domenica o giornata festiva, quali siano i negozi tenuti a restare aperti e quali invece quelli tenuti a restare chiusi. Di fatto ciò seguirà un criterio di turnazione che, secondo un modello sperimentato con successo nella città di Modena e senza gravare troppo sui lavoratori, da un lato, distribuisca uniformemente tra gli esercizi commerciali l’onere delle aperture festive e che, dall’altro, impedisca agli operatori troppo forti di creare squilibri di mercato.  L’idea della turnazione nasce dalla constatazione che abolire le liberalizzazioni non basta e, soprattutto, non deve significare un tornare indietro tout court, innanzitutto perché non intendiamo privare i cittadini della possibilità di fare acquisti nei giorni festivi e domenicali, sappiamo bene che si tratta di un servizio importante, soprattutto nelle grandi città dove è più difficile conciliare i ritmi della vita familiare e lavorativa.  In secondo luogo va evidenziato che lo squilibrio tra grande e piccola distribuzione è stato solo aggravato dalle liberalizzazioni ma era ovviamente già in atto prima. Riteniamo dunque che si debba intervenire anche sul sistema regolatorio precedente per tutelare la vera concorrenza che, in definitiva, significa  fare in modo che i negozi non chiudano e ci siano sul mercato sempre più esercizi commerciali, ossia sempre più scelte per il consumatore. >>  E allora qual è la sua posizione in riferimento all’apertura dei centri commerciali nei giorni festivi e domenicali?  << Penso che i centri commerciali debbano essere inseriti armonicamente nella rete di servizi già presenti sul territorio e che questo compito spetti alle Regioni e agli enti locali.  Nessuno vuole demonizzare la grande distribuzione, né impedire la nascita di nuove strutture commerciali, il punto è che dobbiamo essere in grado di gestire lo sviluppo. La tutela della concorrenza non significa completa deregulation, né lasciare tutto alla legge del far-west, significa piuttosto intervenire sugli squilibri, fare in modo che il principio della libera concorrenza possa dare i suoi buoni frutti germogliando su un terreno preparato dove tutti possano giocare veramente ad armi pari. >>  Invece quale utilità dovrebbe avere l’istituzione di un Osservatorio presso il Ministero dello Sviluppo Economico?  << Quando si cambia un qualunque sistema bisogna sempre prevedere un periodo di analisi per verificarne l’applicazione e soprattutto per valutare gli effetti delle nuove disposizioni. Non vogliamo rischiare di cadere nell’errore del Prof. Monti che ha fatto le sue valutazioni utilizzando le regole dei libri universitari che puntualmente non hanno avuto riscontro al momento dell’applicazione nella complessità del reale. >>  Perché i futuri componenti dell’Osservatorio non dovranno percepire nessun emolumento o rimborso spese?  << Semplicemente perché il Movimento 5 Stelle è molto attento a non creare ulteriori appesantimenti delle Pubblica Amministrazione. L’Osservatorio inoltre non solo utilizzerà le risorse già presenti nella PA ma coinvolgerà anche gli altri stakeholders non solo per una questione di democrazia partecipata ma anche perché sono soggetti che hanno ragione di esistere proprio nello svolgimento di tali tipi di controllo. >>  Un’ultima domanda On. Dell’Orco, a che punto siamo con l’iter parlamentare della sua proposta di legge?  << È appena iniziato l’esame in Commissione attività produttive alla Camera e, a meno di imprevisti, a luglio il provvedimento potrebbe già approdare in Aula.  Ci sono però anche altre due proposte di legge abbinate al nostro testo, una di iniziativa popolare ed un’altra del PD, che affronta il problema da tutt’altro punto di vista e mantiene in vigore le liberalizzazioni. Per proseguire nell’analisi, si è deciso pertanto di procedere con delle audizioni in Commissione. Ciò, a mio avviso, rischia di rallentare un po’ l’iter, ma con il contributo di tutti spero, anche se non sarà facile, riusciremo a trovare presto il miglior punto di incontro tra le varie proposte. >>

 

 

PROPOSTA DI LEGGE

 d’iniziativa dei deputati

DELL'ORCO E ALTRI

Modifica all'articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, e altre disposizioni in materia di disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali

Presentata il 15 aprile 2013

 

Art. 1.

(Disciplina dell'apertura festiva degli esercizi commerciali).

      1. La lettera d-bis) del comma 1 dell'articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, è sostituita dalla seguente:

          «d-bis) il rispetto degli orari di apertura e di chiusura, l'obbligo della chiusura domenicale e festiva, nonché quello della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell'esercizio, che svolge un'attività commerciale come individuata dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, ubicato nei comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte».

      2. L'articolo 31 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, è abrogato.
      3. Per gli esercizi che svolgono attività commerciali, come individuate dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, ubicati fuori dei comuni di cui alla lettera d-bis) del comma 1 dell'articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, come sostituita dal comma 1 del presente articolo, le regioni, d'intesa con gli enti locali e sentito il parere dei comitati locali e delle organizzazioni di categoria, dei lavoratori e dei consumatori, adottano un piano per la regolazione dei giorni di apertura, il quale preveda turni a rotazione per l'apertura degli esercizi medesimi nelle domeniche e negli altri giorni festivi.
      4. Il piano per la regolazione dei giorni di apertura di cui al comma 3 prevede per ogni comune l'apertura del 25 per cento degli esercizi commerciali per ciascun settore merceologico in ciascuna domenica o giorno festivo, comunque non oltre il massimo annuo di dodici giorni di apertura festiva per ciascun esercizio commerciale.

      5. Le regioni e gli enti locali adeguano i propri ordinamenti alle disposizioni di cui al presente articolo entro il 31 dicembre 2013.

Art. 2.

(Osservatorio sulle aperture domenicali e festive).

      1. Dal 1o gennaio 2014 è istituito, presso il Ministero dello sviluppo economico, un osservatorio, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con il compito di verificare gli effetti della nuova regolazione delle aperture domenicali e festive ai sensi della presente legge.
      2. L'osservatorio di cui al comma 1 è composto da dieci membri, di cui quattro funzionari del Ministero dello sviluppo economico, due rappresentanti delle organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative, due rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative e due rappresentanti delle organizzazioni dei consumatori maggiormente rappresentative.
      3. Ai componenti dell'osservatorio non è corrisposto alcun emolumento, compenso o rimborso spese.

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