La gazzarra sul decreto Imu-Bankitalia

Gianmarco Landi Dom, 16/02/2014 - 22:35

Non è facile scrivere su certi argomenti senza scivolare nella banalità o nella pesantezza assoluta, non solo perché avere un’idea precisa sul sistema finanziario occidentale non è immediato, esattamente a quanto non lo è la comprensione dei vari e complicati risvolti, non propriamente accessibili a tutti.  La gazzarra fatta scoppiare in aula dai Pentastellati sul decreto Imu-Bankitalia sarà risultata per molti stomachevole, ma altrettanto bisognerebbe riconoscere per una certa interpretazione del regolamento parlamentare che ha concepito di azzerare i diritti di filibustering di un’opposizione forse sgarbata dialetticamente, ma sicuramente legittima e rappresentativa di una parte non esigua del Paese.  Per prima cosa sento di dover affermare che non è stato sbagliato, come molti hanno detto e scritto, unire la questione dell’Imu a quella della Banca d’Italia! Sull’Imu, il Presidente Berlusconi ha sempre fatto una battaglia politica di Democrazia  e Libertà, mettendosi in trincea stile prima guerra Mondiale mormorando aneliti tricolori sul Piave di una tassa patrimoniale che due anni fa era stata concepita a perentoria dimensione Austroungarica.  Bisogna ulteriormente considerare che l’istanza di una forte tassa patrimoniale per l’Italia l’ha perorata ultimamente e apertis verbis la Bundesbank, per ragioni di trita e ritrita insoddisfazione verso i nostri conti nazionali.  Come non ricordare che  della medesima sostanza concettuale era intrisa la pretesa di sfratto, del Governo Berlusconi eletto a beneficio di quello European correct di Mario Monti?  L’altra faccia dell’Imu è proprio il governo nato a soddisfacimento diretto dei problemi finanziari mitteleuropei, che peraltro si insediò sospinto da malizie criminali sulle aste dei nostri titoli di Stato.  Cosa singolare e oramai ‘divertente’ è il sottofondo mediatico alle pretese teutoniche che vede quotidiani e TG nuovamente rigonfi di cazzate, come Ruby, Dudù o prossime imprese di giustizialismo partenopeo.  Perciò lasciatemelo scrivere, se in avversione alla banca centrale del principale paese della Merkel-zona, che chiede per tutti gli italiani un’altra bella stangata, si unisce al Berlusconi in trincea anche un certo Grillismo d’assalto, sebbene in altre forme e maniere, bisognerebbe comunque esserne lieti.  Ma prima di contemplare cosa c’è in questo decreto due parole per la coppia di governo Letta e Alfano.  I due dovevano far fronte ad una situazione più grande di certe piccinerie a loro dimensionate. La loro scelta passava dal consegnarsi al CLN di Renzi e Berlusconi, e perciò accovacciarsi per scivolare in pensionamento politico a poco più di 40 anni, oppure tirare a campare sottomettendosi sempre di più ai diktat del soverchiante alleato in gonnella, calzini e sandali.  In quest’ultimo caso, approssimandosi le urne, se  i due avessero inferto una stangata patrimoniale agli italiani avrebbero rischiato negli esiti di maggio di finire appesi a testa in giù come Benito e Claretta! Ma un DC non muore mai e come tutti sanno è per sempre, e infatti i due disperati profughi della Balena bianca con questo decreto ne sono usciti come probabilmente ne usciremo tutti noi, cioè da moribondi democristiani. Vediamo ora in sintesi cosa dicono  le norme.   Il decreto porta varie cose, alcune puzzolenti come ad esempio la “sanatoria” sul gioco d’azzardo, altre fresche come la “regolata” alle smanie di mettere veti sugli eco-fantasmi da parte dei ministeri dei beni culturali e dell’Ambiente. Ma ovviamente la cosa sovrastante per importanza è la normativa che riordinerebbe le modalità di proprietà privata della Banca d’Italia che, si faccia attenzione, sin dal 1948 solo nominalmente è di proprietà dello Stato. Il decreto in parole tecniche consente la rivalutazione delle 300.000 quote sociali dell’Istituto il cui ammontare complessivo da poco meno di 160.000 euro, valore degli anni 30, passerebbe a 7,5 miliardi di euro. Cosa significa? Chiariamo subito che non ci sono nuove tasse né sette miliardi e mezzo che fisicamente dalle casse dello Stato devono andare alle Banche, come molti hanno scritto facendo della confusione. Questa misura comporta che chi già aveva le azioni di Bankitalia, cioè per il 95%  le principali banche italiane (il 5% è dell’Inps), guadagna una plusvalenza patrimoniale e si ritrova nel prossimo bilancio una posta positiva, un po’ come se avesse trovato una collezione di Van Gogh in un suo scantinato. Ma in questo c’è qualcosa di buono per gli italiani?  Beh, prima di tutto disattendiamo quello che alla Bundesbank volevano che facesse il nostro Governo, praticamente usare ancora una mazza sulle teste della gente, ma oltre a questo c’è anche qualcosa di buono di per sé.   Tutti sappiamo che negli ultimi anni le Banche italiane, le piccole, sporche, brutte e cattive banche, ma pur sempre le nostre, non versano nelle condizioni tecnico patrimoniali per ben operare tradizionalmente, e ciò significa, anche se talvolta e per taluni banchieri è stato un alibi, che esse non hanno potuto prestare soldi all’economia reale. C’è da sperare che nel breve questa pesantissima situazione a seguito della rivalutazione delle quote di Banca d’Italia cambi verso, dato che i bilanci delle nostre banche hanno in pancia delle quote che fortemente rivalutate sortirebbero benefici sugli indici tier core, quindi  agibilità per le attività bancarie tradizionali che così potrebbero dare fiato alle imprese e alle famiglie senza freni burocratici o alibi.  C’è qualcosa di negativo in questo decreto, anche a livello solo potenziale?  Non credo che con questo riordino si sancisca definitivamente il passaggio di Bankitalia dallo Stato al sistema finanziario nazionale, situazione già in essere e semmai soltanto ratificata a valori patrimoniali più sensati e consoni.  È indubbio però che con il decreto si apre legalmente la strada ad un patto di sindacato, esplicito o occulto, dove soggetti finanziari non identificabili territorialmente,  potrebbero scalare Bankitalia e prenderne il controllo. E quindi  in conclusione? Quindi Letta e Alfano, con un’abile democristianeria hanno inteso dare fiato all’Economia, disattendono i diktat della Merkel-zona e non mettendo gravami sul patrimonio immobiliare dei cittadini, ma al prezzo di scoprire un fianco a chiunque volesse ‘offenderci’ pro domo sua, e qui, ogni riferimento agli interessi finanziari tedeschi o  francesi è ovviamente da intendersi come puramente voluto.  Solo ad esempio: se un fondo pinco pallo, contestualmente ad un altro fondo pinco pallina, rastrellando azioni prendesse una porzione dominante di bankitalia, e solo dopo si venisse a scoprire che dietro a questo ed altri pinchi pallini, con cifre a bilioni di zeri, in realtà c’era un cartello finanziario pinco palletta diretto da questa o quella entità internazionale, cosa potrebbe accadere?  Accadrebbe che il Governo Italiano non potrebbe più opporsi efficacemente ai certi voleri, e in un tale ipotetico ma realistico scenario, potremmo partecipare nei panni di vittime esemplari in un caso di scuola universitaria di “Beggar thy neighbour”, ovvero la strategia di marketing competitivo e finanziario che si sostanzia nel condurre il tuo vicino/avversario a mendicare in mezzo alla strada.  In conclusione secondo me il decreto imu-bankitalia non è una proiezione di luce divina in grado di illuminare il nostro futuro economico, né l’escremento di una bestia di Satana, ma affinché io possa avere fin qui ragione, occorre che tutte le Nostre Istituzioni, cioè lo Stato Italiano, abbia la forza e la capacità di difendere il Popolo ed il suo ‘territorio’ da qualsiasi tentativo di aggressione, barbarica o european correct che sia.  Non so se per fare questo sia meglio animare le Istituzioni con sentimenti più sanguigni e spiriti più coriacei, ma la storia insegna che con il moderatismo tout court non si possono avversare forze illiberali e antidemocratiche che ci sono, sotto varie forme e maniere, in ogni tempo e in ogni luogo.  Che Iddio ci accompagni.