La lettera del Papa al fondatore di “Repubblica”: una lezione data ai cristiani su come rapportarsi ai non credenti

Giovanni Fortuna Dom, 29/09/2013 - 20:39

Papa Francesco non finisce mai di stupirci.  Con il suo ultimo gesto fatto nei riguardi di un “nemico” della Chiesa, ha messo in atto il seguente comando che Gesù rivolge a coloro che intendono seguire il Suo insegnamento e che perciò si definiscono cristiani: “ A voi che ascoltate io dico:  Amate i vostri nemici ! ”. (Lc. 6, 27)  Nella fatidica data dell’11 settembre scorso, dodicesimo anniversario della strage delle Torri “gemelle” di New York, esce sulla prima pagina del quotidiano “La Repubblica” una lettera del Papa indirizzata al padre fondatore del giornale, Eugenio Scalfari.  È la risposta a dei quesiti che lo stesso giornalista aveva formulato in passato, da ateo praticante – “Non credo in Dio e nemmeno lo cerco” sono sue parole testuali  – lamentandosi del fatto che i due Papi precedenti lo avessero ignorato, e riproponendo le stesse domande in due articoli del 7 luglio e 7 agosto scorsi sul suo giornale, confidando nella risposta del nuovo Papa.  Che puntualmente è arrivata, suscitando stupore non solo in Italia, perché la notizia ha fatto velocemente il giro del mondo.  Il giorno dopo l’evento, infatti, negli Stati Uniti “The Washington post” intitolava: “Una lettera del Papa, in risposta a domande teologiche, pubblicata su un quotidiano italiano”.  Anche il giornale di Parigi “Le Monde” esprimeva la sua meraviglia con il titolo: “Inedito: Papa Francesco scrive ai non credenti su Repubblica”.  E “Der Spiegel” in Germania riprendeva la notizia con il seguente rimando: “Lettera aperta di Francesco: il Papa e i non credenti”.

Dopo i primi 6 mesi di Pontificato, arricchiti da tanti gesti fuori dell’ordinario, all’insegna della semplicità e dell’umiltà verso tutti che non si erano mai visti prima in capo ai Pontefici, direi che lo stupore va diminuendo progressivamente.  Ma per lasciare il campo a un sincero sentimento d’affetto e di simpatia profonda verso la persona di Francesco, un sentimento che è trasversale e contagioso, destinato ad aumentare sempre di più nel tempo.  Se anche un signore come Eugenio Scalfari, che si è contrassegnato da sempre come avversario della Chiesa e della Religione cattolica, ha usato parole di affetto e di commozione all’indomani dell’11 settembre, in replica alla lettera del Papa sempre dalle colonne del suo giornale, allora vuol dire che davvero Francesco ha il dono di smuovere gli animi e risvegliare le coscienze.  Ricordo battaglie sostenute in passato, da Scalfari, contro l’insegnamento della Religione cattolica nelle scuole statali e contro l’8 per mille dato alla Chiesa cattolica, per fare solo due esempi. 

Oggi Scalfari ringrazia il Papa, affettuosamente commosso per averlo invitato a fare un tratto di strada insieme, e scrive: “Lunga vita e affettuosa fraternità con Francesco, vescovo di Roma e capo di una Chiesa che lotta anch’essa fra il bene e il male”.  Chissà che non sia l’inizio di una conversione.

Ma credo che la lezione più importante il Papa l’abbia data, con il contenuto della missiva, a coloro che si professano cristiani.  Il passo più significativo in proposito è il seguente: “Risulta chiaro che la fede non è intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l’altro.  Il credente non è arrogante, al contrario, la verità lo fa umile, sapendo che più che possederla noi, è essa che ci abbraccia e ci possiede. Lungi dall’irrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il dialogo verso tutti”.  Con queste parole il Papa ha fatto riferimento al numero 34 dell’enciclica “Lumen fidei”, composta a quattro mani con il Papa emerito e pubblicata nel giugno scorso, in occasione dell’anno della fede, indetto da Benedetto XVI.

La lezione data ai cristiani è su come rapportarsi con i non credenti, che  spesso sono molto ostili alla Chiesa e avversari dei cristiani, quando va bene solo a parole.  Il Papa ha messo in pratica in prima persona, con questo gesto e soprattutto con il suo contenuto,  sia il passo sopra citato dell’enciclica, sia il monito di Gesù che abbiamo riportato all’inizio, di amare i propri nemici.  Ricordo un saggio intitolato “La differenza cristiana”, di Enzo Bianchi, che sottolinea questa caratteristica di apertura umile e pacifica verso chi cristiano non è, che fa appunto la differenza dei cristiani rispetto a un ragionevole tatticismo umano, che risulta intransigente verso l’ostilità.  Il Papa apre la strada del cuore, contro ogni razionalismo, per fare un tratto di strada insieme ai non cristiani.  E ciò crea disponibilità e apertura fraterna anche dall’altra parte, come si è visto dalle parole di replica dell’interlocutore.  Coloro che si definiscono cristiani, se vogliono davvero essere alla sequela di Cristo, non possono rifiutarsi di emulare il gesto del Papa, che di Cristo è per dottrina il vicario in terra.  Anch’io confesso di aver fatto i conti, dopo la lettera del Papa, con l’antipatia suscitatami dall’“avversario” Scalfari, dopo aver letto svariate volte le sue posizioni espresse in materia religiosa.  Per arrivare a mettere in pratica, nel mio piccolo e da subito, l’esempio del Papa, invitando i credenti a pronunciare le stesse parole rivolte dall’Angelo del Portogallo, nel 1916, in un’apparizione ai 3 pastorelli che l’anno dopo avrebbero visto la Madonna di Fatima (nelle 6 apparizioni da maggio a ottobre 1917 il giorno 13 di ogni mese): “Mio Dio, credo, adoro, spero e ti amo. Domando perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non ti amano”.  Eugenio Scalfari compreso.