LA NUOVA CHIESA DI PAPA FRANCESCO

Giovanni Fortuna Mer, 10/09/2014 - 00:32

Un anno fa si celebrava la XXVIII edizione    della Giornata mondiale della Gioventù, che ha contribuito a dare un nuovo assetto alla Chiesa cattolica. A presiederla, dal 23 al 28 luglio scorso, è stato Papa Francesco con la sua prima uscita mondiale, che ha già stabilito un record di affluenza. Mai infatti, prima d’ora, la “GMG” aveva registrato nel suo picco dell’ultimo giorno qualcosa come 3 milioni di persone!

Tanti erano infatti i giovani  che hanno preso parte alla Messa conclusiva della domenica, assiepati sulla spiaggia di Copagabana, a Rio de Janeiro.

Io non credo che questo straripante  afflusso sia dovuto soltanto alla straordinaria simpatia del nuovo Papa, o al suo modo semplice con cui si relaziona con tutti e ai suoi piacevoli fuori programma con cui ci ha deliziato in questi mesi, che in verità non sono mancati neanche stavolta.

Ma anche per quello che va dicendo, fin dal giorno del suo insediamento, che è qualcosa di nuovo  che sa di ritrovamento della strada smarrita, e i contenuti “rivoluzionari” non sono mancati neanche stavolta.  Voglio citarne alcuni.

Parlando della Chiesa ammonisce: “Diventiamo più semplici, altrimenti non riusciamo ad avvicinare chi vuole andarsene”.  Parlando di una Chiesa chiamata al “rinnovamento interno e al dialogo col mondo attuale”, il Papa mette in guardia da una Chiesa autoreferenziale di “puri” che è “chiusa in sé, senza vicinanza, senza tenerezza e senza carezze”.

Papa Francesco invita i giovani ad aiutarlo a costruire questo nuovo volto della Chiesa, con la rivoluzione della tenerezza capace di sconfiggere l’odio e il male che sono imperanti nel mondo:  “Non abbiate paura di andare a portare Cristo in ogni ambiente, fino alle periferie esistenziali, anche a chi sembra più indifferente”.

In questa immagine di Chiesa rinnovata, il Papa aggiunge il ruolo dei Vescovi: “devono essere pastori vicini alla gente e uomini che amano la povertà interiore come libertà davanti a Dio e la povertà esteriore come semplicità e austerità di vita”.

Consapevoli che Dio è in ogni dove bisogna saperlo scoprire per poterlo annunciare nell’idioma di ogni cultura.  Il Papa insiste molto sul concetto di periferia da cui bisogna far ricominciare la missione della Chiesa nell’opera di rinnovamento, dando a tale concetto non solo un significato geografico – non a caso ha voluto visitare una “favela” di Rio e questo lo faceva anche da Vescovo in Argentina – ma anche di periferia interiore, alludendo alle persone che hanno smarrito se stesse  e vivono allo sbando, piuttosto che al centro della loro vita.  E anche qui non a caso ha voluto visitare degli ex tossico-dipendenti in una delle giornate di Rio.

Una Chiesa che vuole essere Chiesa deve saper andare incontro alle periferie esistenziali: questo uno dei punti programmatici del pontificato di Papa Francesco, perché occorre ridare senso alla vita e restituire agli uomini la luce smarrita con l’annuncio del Vangelo.

E questa missione il Papa l’ha affidata a 3 milioni di giovani, che da Rio sono stati inviati sulle strade del mondo, con il seguente triplice grido finale:

“Cristo conta su di voi! La Chiesa conta su di voi! Il Papa conta su di voi!”

E noi contiamo tutti su un uomo che è venuto, come lui stesso disse all’inizio, “dalla fine del mondo”.

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