LE CONSIDERAZIONI DEL SEGRETARIO GENERALE FISMIC ROBERTO DI MAULO SUL DDL LA BUONA SCUOLA

Rosalino Bove Sab, 12/12/2015 - 09:51

 

“Nel mese di marzo 2010 in un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico la FIAT aveva appena finito di illustrare un piano di investimenti produttivi superiore al Miliardo di Euro da destinare ad uno stabilimento del Mezzogiorno d’Italia (quello di Pomigliano) al fine di riportare in Italia un’autovettura fino a quel momento prodotta in Polonia, automobile da oltre trent’anni leader nelle vendite del segmento A in Europa.

La reazione di tutti, Governo compreso, fu di legittimo entusiasmo per l’annuncio che considerammo tutti quanti importante. Per meglio dire, non di tutti, ma quasi di tutti: infatti la FIOM CGIL gelò la sala con un intervento decisamente fuori dal coro, che suonava più o meno così: “Con la nuova organizzazione del lavoro non c’è spazio per le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) e chiediamo che venga chiarito subito quale sarà il ruolo delle RSU nella nuova fabbrica di Pomigliano”. Da lì in poi la storia è quella che conosciamo, con la divaricazione prima nel giudizio delle OO.SS. sul piano di investimenti in Italia di Marchionne e poi con l’autoesclusione della FIOM dalle innovazioni contrattuali che proprio in questi giorni stanno avendo degli importanti sviluppi” (vedi articolo di  ItaliaOggi del 13 maggio).

Roberto Di Maulo inizia così una considerazione che mette in parallelo l’esperienza avuta a Pomigliano con quello che sta succedendo oggi con i Sindacati sulla vicenda della Buona Scuola avviata dal Governo Renzi.

Il punto di contatto tra quell’esperienza e quella che stiamo vivendo in questi giorni è che per un certo tipo di sindacalismo, nella vicenda di Pomigliano rappresentato solo dalla FIOM, e oggi in quello della scuola rappresentato da tutte le sigle sindacali, è più importante affermare il proprio ruolo centrale nella gestione della vita della scuola o di una fabbrica che qualsiasi altra considerazione.

Passano in secondo piano tutti gli argomenti di innovazione, dell’assunzione di decine di migliaia di precari, dell’intreccio tra scuola e lavoro,  della formazione professionale, del ritorno al merito e della fine dell’egualitarismo sessantottesco.  Tutto passa in secondo piano se viene messo in dubbio il potere di veto o di governo del Sindacato: questo è il vero punto in discussione che hanno messo in campo CGIL, CISL, UIL, SNALS, UGL, GILDA, COBAS, UNICOBAS. A costoro non interessa che il nostro Paese sia tra gli ultimi posti in Europa nella graduatoria per l’avvio di giovani al lavoro per mancanza di formazione specifica, che non ci sia nessun intreccio tra scuola e lavoro, che l’università italiana sia in condizioni di scarso decoro, che l’edilizia scolastica sia in condizioni pessime, che i giovani restino tre mesi l’anno senza possibilità di frequentare altro che non sia la strada in attesa che i loro professori tornino dalle vacanze trimestrali. A loro non interessa che non ci sia nessuna graduatoria di merito nella valutazione degli insegnanti, né tantomeno che i laboratori funzionino e che abbiano attrezzature più moderne del periodo paleozoico, che il personale para insegnante assista allo sfacelo dell’edilizia scolastica girando lo sguardo dall’altra parte tanto non è compito loro.

Tutto questo ai sindacati sopra ricordati (ben otto sigle, in nessun altro settore del lavoro esiste una tale  proliferazione di sigle sindacali) non interessa, tanto è vero scendono in campo contro le proposte di modificare tale stato di cose; e non interessa non perché non siano consapevoli che il degrado scolastico rappresenti una mortificazione anzitutto del decoro professionale del personale insegnante, dei dirigenti scolastici e perfino del personale di supporto agli insegnanti, ma perché hanno ben inteso che con la riforma il potere discrezionale dei sindacati nella vita della scuola scenderà vicino allo zero, nello stesso modo in cui è sceso il potere di veto dei rappresentanti sindacali della FIOM a Pomigliano, come a Melfi e come in tutte le fabbriche FIAT del nostro Paese.

Questa è la posta in gioco che si combatte intorno alla Buona Scuola di Renzi in questi giorni, se non altro da parte dei sindacati in buona fede come sono SNALS, CISL che vedono compromesso il loro potere di influenza e di sottogoverno nella gestione della scuola italiana. Invece per la CGIL, con il codazzo della UIL che negli ultimi tempi ne sembra la replica in molti settori della vita del Paese, la posta in gioco è anche un’altra: avendo il governo Renzi rotto l’inutile e dannosa pratica della cosiddetta “concertazione” fin dal suo insediamento, la CGIL e la UIL cercano di fare della scuola il terreno di rivincita per riaffermare il loro ruolo egemonico di rappresentanza del mondo del lavoro e del potere di veto che sempre i sindacati confederali hanno esercitato dei Governi del Paese dal dopo guerra ad oggi.

Avendo perso la battaglia sul Jobs Act, in quanto i dati diffusi da tutti gli Istituti ormai dimostrano in modo inoppugnabile la bontà dei provvedimenti sul lavoro varati dal  Governo Renzi, avendo dimostrato tutta l’incapacità di gestione su materie decisive che dovrebbero essere di loro competenza, come dimostrato dall’intervento della Corte Costituzionale sulle pensioni (materia questa si che dovrebbe essere di competenza delle Confederazioni, ma ai tempi della Fornero probabilmente costoro dormivano….), ecco che la scuola diventa una sorta di battaglia del Piave, un’ultima trincea per fare cadere l’odiato Renzi.

Per la CGIL, con l’incomprensibile codazzo della UIL, la scuola rappresenta infatti non solo il terreno nel quale difendere il loro potere corporativo contro le innovazioni come per gli altri Sindacati (SNALS e CISL per prime), ma rappresenta di più e soprattutto il terreno ideale su cui giocare la partita estrema contro il governo Renzi; non a caso la scelta di non sviluppare un reale confronto di merito, pure offerto dal governo Renzi con alcune modifiche al testo del DDL LA BUONA SCUOLA, si accompagna col tentativo del duo Civati Landini di costruire l’ennesima riedizione della cosa rossa e con l’affermazione  della Camusso che dichiara in pubblico che non voterà più per il PD e con l’invasione sul web dei professori rossi che anch’essi, in una strana sintonia temporale con la leader della CGIL, affermano anch’essi che non voteranno più per il PD.

Quindi la scuola non c’entra niente per tutti questi signori, ma c’entra per tutte le otto sigle sindacali la perdita del potere di veto e di governo delle promozioni e della gestione della cattiva scuola odierna e per la CGIL, inspiegabilmente seguita dalla UIL anche su questo terreno, addirittura la scuola è il grande pretesto per rimarcare la sua centralità nella società e per tentare di far cadere il governo Renzi.

A niente quindi serviranno le buone intenzioni del Governo: 4 miliardi nell’edilizia scolastica, oltre 100.000 precari che verranno assunti, 20 miliardi di investimenti per rinnovare la scuola e per mettere al passo l’educazione e la formazione dei nostri figli con il resto dell’Europa e dei Paesi concorrenti.

Il mondo corre velocissimo, il governo Renzi ha colto appieno l’esigenza di rinnovare la formazione delle giovani leve per permettere ai nostri ragazzi di avere possibilità di competere nel mercato globale con i giovani del Nord Europa e con gli altri loro coetanei del resto del Mondo. Senza un intreccio tra scuola e lavoro, senza un maggiore spazio al merito, senza un’Università che non sforni solo disoccupati laureati in Giurisprudenza ma ingegneri e tecnici che oggi vengono richiesti dal mercato, senza tutto questo che è contenuto in larga parte nel DDL. LA BUONA SCUOLA del duo Giannini-Renzi il nostro Paese rischia seriamente di restare tagliato fuori dal novero dei Paesi che stanno uscendo dalla crisi in modo positivo.

Ma tutto questo a CGIL CISL UIL SNALS UGL GILDA COBAS UNICOBAS non interessa tantissimo. A loro preme molto di più, come alla FIOM nel caso di Pomigliano sapere quale sarà il loro stesso ruolo nel governo futuro della scuola italiana; a Pomigliano questa logica l’abbiamo battuta, speriamo che il popolo italiano riesca a fare lo stesso percorso che noi della FISMIC abbiamo fatto nel caso della FIAT, azienda che oggi dà reddito, occupazione e diritti in Italia a coloro che ci hanno creduto.