Le corna di Renzi e la bella politica

Tobia Desalvo Dom, 13/07/2014 - 16:08

(tratto da L’Arengo del Viaggiatore – www.arengo.info)

 

Che bella la politica.

Seguendo l’analisi di Martelli, è tempo di citare Amato e prendere il Renzi per le corna. Corna ben visibili quelle messe a #enricostaisereno, abbandonato nella palude, e sensibili quelle sulla testa dell’elettorato democratico sedotto dall’antiribaltonismo e dal nuovismo e abbandonato su una via per Palazzo Chigi lastricata di buone intenzioni. Non ho vissuto, per  ragioni anagrafiche, la Prima Repubblica e come me non l’ha vissuta chi si appresta ad andare al governo: ci sentiamo però di non aver nulla da invidiare a certe famigerate liturgie.  Il congresso cambia la direzione del partito di maggioranza, elementi di forza diventano insopportabili debolezze, l’animo muta, le convenienze cambiano, la  mano dei ministeri passa a una nuova crew.  Renzi non è certo uno stinco di santo e forse proprio per quello piace. Quella scanzonata semplicità di una supercazzola, quella gag pronta e irreverente della migliore tradizione fiorentina alla faccia del serioso pisano e di chi non ha quel sottile senso della strutturale incoerenza del reale. La medesima che nelle intenzioni del Letta che promette riforme in 18 mesi lascia intravedere la pacatezza del lungo periodo e che tra le dichiarazioni di un programma di legislatura promette frizzi e lazzi, micce accese, ricchi premi e cotillon. Non è ancora tempo di chiedersi se l’eventuale governo Renzi sarà in grado di far meglio di Letta nella gestione ministeriale e di Berlusconi nella simpatia comunicativa: quello si misurerà nelle segrete stanze della Ragioneria dello Stato, negli equilibri tra le modifiche alle norme e il mantenimento del consenso popolare. Per ora abbiamo visto la difesa a testa alta e faccia da schiaffi del suo stile libero, del suo modo semplice e poco istituzionale di muovere il proprio corpo: d’altra parte, considerata l’imperitura necessità di certi comportamenti opportunistici all’interno di contesti di umani ugualmente sovrani come i parlamentari (o come i gruppi di amici), la cifra stilistica dell’arancione di una spremuta e di un tablet colorato a rendere i banchi del Governo un ufficio mobile sono l’unico segno possibile di distanza antropologica rispetto al rottamato. Renzi porta in dote un segno di leggerezza in una politica sempre più greve, un cambio in corsa del mister perché non si possono cambiare tutti i giocatori, un modo di dire che anche a sinistra l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio quando perdona i grillini per i loro vaffanculo.

Per il momento ci basta toccare con mano che la nuova generazione si abbevera alle procedure democratiche, si fa carico del confronto parlamentare e della sfida del governo utilizzando gli strumenti della nostra Costituzione e a testa alta si fa avanti. La sfida non è di oggi e averla persa ieri non significa smettere di volerla vincere domani.

Che bella la politica, che cara la nostra Repubblica: a testa alta e con il cuore in mano, teniamocela stretta.