Matrimoni gay e diritti di adozioni

Sergio Gallicchio Mar, 03/12/2013 - 15:32

Riportiamo di seguito una ricerca e un approfondimento statistico con studi psico-pedagogici tenendo presente soprattutto il benessere psicologico, sociale ed emozionale dei figli delle coppie gay e lesbo, sia in età infantile che in quella adulta con pareri di professionisti di settore i quali si sono concentrati esclusivamente sul benessere del bambino, e che affermano, soprattutto per motivi naturali, l’inesistenza del diritto alla genitorialità della coppie omosessuali.

Così la psicologa Maria Rita Parsi, fondatrice dell’associazione “Movimento Bambino”, ha spiegato:  «Per i bambini quel che vale è l’amore. Però è importante che le bambine trovino un punto di riferimento maschile e i maschietti uno femminile per sviluppare e indirizzare la loro ricerca di un partner quando saranno adulti. Crescere con genitori omosessuali senza avere punti di riferimento dell’altro sesso costituisce un limite».  Chi è a favore dell’adozione per le coppie omosessuali intende volontariamente mettere il bambino in una condizione di svantaggio.  Ha poi proseguito la psicologa: «cure e amore non sono patrimonio esclusivo delle coppie etero.  Vero è, però, che quando si arriva alla fase del complesso edipico è importante avere una doppia realtà di riferimento, maschio e femmina. È fondamentale per sviluppare il cervello e la personalità.  Perché i bambini abbiano uno sviluppo pieno e completo, i modelli di riferimento devono essere maschili e femminili. E non devono essere necessariamente il papà o la mamma, possono venir individuate figure esterne alla coppia.  Ci tengo però a precisare una cosa.  Il rapporto fondamentale e primario resta quello con la madre. Un rapporto prioritario che comincia nella vita prenatale, che è determinante al momento del parto, fondamentale nei primi attimi e nelle prime settimane di vita. Talmente importante ed essenziale che non può essere sostituito da nessun altro». La madre è fondamentale, ma numerosi studi mostrano anche l’insostituibilità della figura paterna per un corretto sviluppo del bambino.

Mariolina Ceriotti Migliarese, neuropsichiatra infantile ed esperta di famiglia, ha a sua volta confermato: «Fra i bisogni primari del bambino c’è l’amore, la cura, l’accudimento e questo può essere effettivamente dato sia dalla figura maschile sia da quella femminile, ma poi ha bisogno di essere accompagnato nella costruzione della propria identità. La negazione del valore della differenza sessuale – il corpo è un dato – provoca una gravissima interferenza nella costruzione dell’identità». Che magari non si vede nell’infanzia, ma esplode con la pubertà e la preadolescenza».  

Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia dell’età evolutiva alla Sapienza di Roma, è più pragmatica: «se a quattro anni un bambino scopre di avere due mamme o due papà» questo è un problema. Bisogna avere la sensibilità di seguire i figli nei vari passaggi; è un po’ come per i bambini adottati, a un certo punto vogliono sapere la verità. Non si può negare che è una complicazione in più, che però si può fronteggiare se la società esterna mette da parte pregiudizi e razzismi, e se all’interno i genitori omosessuali evitano a loro volta di chiudersi nella difesa ideologica». Non si capisce però perché correre questo rischio, correndo questo azzardo non si cerca certamente l’interesse del bambino.

Rosa Rosnati, docente di Psicologia dell’adozione e dell’affido presso l’Università Cattolica di Milano ha spiegato che: «crescere godendo della presenza di un padre e di una madre consente al bambino di conoscere dal vivo cosa vuol dire essere uomo e donna e, quindi, definire nel tempo una solida identità maschile o femminile. Allo stesso tempo il bambino potrà fare esperienza della relazione tra uomo e donna, capace di accogliere e valorizzare le differenze. Due genitori dello stesso sesso non possono fornire questa esperienza di base, quindi il bambino sarà gravato da un compito psichico aggiuntivo. Ai bambini adottati la società deve fornire condizioni ideali di crescita, non esporli ad altri fattori di rischio».

Lo psichiatra Italo Carta, docente di Clinica Psichiatrica presso l’Università degli Studi di Milano, ha spiegato che: se la legge, come fa la sentenza della Cassazione, va contro il diritto naturale praticamente annullandolo, succede il caos: “Se si tolgono le evidenze che accomunano qualsiasi uomo, a prescindere dal contesto e dalla tradizione da cui proviene, si cade nell'arbitrarietà”,  cioè «prevale il diritto del più forte, di chi urla di più. In questo caso quello dei promotori di questi diritti. Siamo in un momento storico in cui la volontà è così tracotante da voler prendere il sopravvento sulla conoscenza delle cose e così le violenta: io voglio fare una famiglia con una persona del mio stesso sesso, non solo chiedo di non essere discriminato ma pretendo di generare, con tecniche violente e artificiali, e poi pure di allevare, un innocente in un contesto che non gli farà sicuramente del bene. Se si salta il fondamento del diritto che è nella legge naturale, e nella ragione umana che la riconosce, la giustizia muore. Non possiamo neppure parlare più di diritti universali». Non basta l’amore per crescere dei bambini, spiega, «servono due personalità differenti dal punto di vista psichico». Nella carriera scientifica «ha seguito tanti omosessuali. Sono aumentati moltissimo negli ultimi anni. La scienza e l’esperienza dicono che non c’è alcun difetto di natura in loro. Non esiste l’omosessualità naturale, non è iscritta nel Dna. L’omosessualità è un’elaborazione della psiche di modelli affettivi diversi da quelli verso cui la natura normalmente orienta. Questa tendenza è del tutto reversibile. Io mi sono scervellato per anni, ho letto molto su come si può correggere questa tendenza, il problema è che spesso, pur vivendo un disagio, molti di loro non vogliono correggersi». E’ possibile riconoscere  loro dei diritti (possibilità di succedere nel contratto di locazione, ricevere prestazioni assistenziali dai consultori familiari, astenersi dal testimoniare in processi che vedono coinvolto il partner etc.), «ma non si può andare oltre a concessioni di questo tipo. Pena la salute mentale di terzi». I figli, ma «anche alla stabilità della società intera. Questa sentenza abolisce l’evidenza e quando si abolisce il principio di evidenza naturale la mente compensa con squilibri psicotici gravissimi. Per questo pensare di introdurre l’uguaglianza dei sessi come normale significa attentare alla psiche di tutti. Penso poi ai più deboli: i bambini. Se gli si insegna sin da piccoli che quel che vedono non è come appare, li si rovina. Ripeto, pur non essendo solito fare affermazioni dure, dato che gli omosessuali sono persone spesso duramente discriminate, non posso non dire che introdurre l’idea che la differenza sessuale non esiste, e che quindi non ha rilevanza, è da criminali». Italo Carta, ordinario di Psichiatria presso l’Università degli Studi di Milano (lo aveva già fatto in questa occasione), intervistato da “La Stampa” ha affermato: «ritengo che le coppie di omosessuali e quelle di lesbiche che non solo adottano un bambino ma si fanno ingravidare e inseminare preparino un grave rischio di patologie per la prole». Ovvero «depressioni, disturbi della personalità e dell’identità [...], collasso della funzione simbolica paterna». Lo psichiatra si è anche lamentato del fatto che queste questioni «ormai sono in mano a gruppi di pressione e politici entusiasti di aumentare il proprio consenso. Dell’aspetto psicologico clinico importa poco a tutti». In una coppia omosessuale il bambino avverte inevitabilmente «la violenza fatta alla realtà, con cui il ruolo paterno e materno vengono assunti, e la mancanza del diventare madre o padre per donare il figlio all’altro e stabilire un rapporto di reciprocità».

Il giurista Antonio Gambino afferma che: In Italia non sarebbe possibile approvare il matrimonio omosessuale perché «il nostro matrimonio è fondato sulla distinzione tra i sessi. Sarebbe altresì necessario un massiccio intervento di modifica del Codice Civile, oltre che dell’articolo 29 stesso; il quale, a sua volta, si richiama alla concezione del matrimonio presente nel Codice Civile all’epoca vigente, nel ’42, ove veniva messa in risalto proprio la differenza di sesso». In ogni caso non è certo la maggioranza (degli Stati esteri o dei politici italiani) che connota l’etica: «Abbiamo avuto in passato maggioranze legittime che hanno realizzato leggi del tutto contrarie all’uomo. Un esempio storico eclatante di come morale e legge non sempre coincidano, e che in casi estremi prevalga comunque l’etica lo abbiamo con il processo di Norimberga dove gli esecutori degli ordini e delle azioni più efferate furono condannati non sulla base delle leggi che, formalmente, gli avrebbero permesso di compiere i crimini che avevano commesso, quanto dei principi del  diritto naturale».

La docente di diritto pubblico presso l’Università di Rennes, Anne-Marie Le Pourhiet, ha ricordato che: «il matrimonio è definito come l’unione di un uomo e di una donna, e lo scopo della istituzione legale è quello di garantire la stabilità della coppia e la tutela della loro prole.  Questo è sancito dall’articolo 12 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La pretesa della lobby gay tende a distorcere la definizione del matrimonio per fargli perdere il suo significato e la sua funzione.  E’ come se dicessimo che camminare è discriminatorio perché significa muoversi mettendo un piede davanti all’altro, e questo è offensivo verso chi è privo di gambe, o nei lattanti».  Rispondendo a coloro che giustificano le nozze gay tramite la presenza di un amore corrisposto, la giurista ha spiegato: «l’amore non ha nulla a che fare con il codice civile. Questo argomento è sciocco, ma anche pericoloso, perché può essere usato contro tutte le norme che regolano il matrimonio. Se un uomo ama tre donne, si sosterrà che il divieto di poligamia è discriminatorio, lo stesso se un fratello e una sorella si amano, si toglierà il divieto di matrimonio tra adolescenti ecc.».

La rivista scientifica “Social Science Research” ha pubblicato studi molto interessanti sulle problematiche dei bambini cresciuti all’interno di una relazione omosessuale. Uno di questi nuovi studi è quello del sociologo dell’Università del Texas, Mark Regnerus, il quale vanta di un impianto metodologico inedito quantitativamente e qualitativamente, sia perché si basa sul più grande campione rappresentativo casuale a livello nazionale, sia perché per la prima volta fa parlare direttamente i “figli” (ormai cresciuti) di genitori omosessuali, dimostrando che:

  • il 12% pensa al suicidio (contro il 5% dei figli di coppie etero),
  • sono più propensi al tradimento (40% contro il 13%),
  • sono più spesso disoccupati (28% contro l’8%),
  • ricorrono più facilmente alla psicoterapia (19% contro l’8%),
  • sono più spes­so seguiti dall’assistenza sociale rispetto ai coetanei cresciuti da coppie etero­sessuali sposate,
  • nel 40% dei casi hanno contratto una patologia trasmissibile sessualmente (contro l’8%),
  • sono genericamente meno sani, più poveri, più inclini al fumo e alla criminalità.

 

 

Paesi che hanno riconosciuto legalmente matrimoni gay e adozioni

Francia

È stato l’ultimo Paese in ordine di tempo ad adottare, tra dure contestazioni e manifestazioni di favorevoli e contrari, una legge sui matrimoni gay il 18 maggio scorso.

Olanda

È stato invece il primo Paese nel 2001 ad aprire al matrimonio civile per le coppie gay con stessi diritti e doveri delle coppie etero, tra cui l’adozione.

Belgio

Il matrimonio omosessuale è in vigore dal 2003, mentre il via libera alle adozioni gay è arrivato nel 2006.

Spagna

Le nozze gay sono legali da luglio 2005. E le coppie gay, sposate o no, possono adottare bambini.

Canada

La legge sul matrimonio gay è del luglio 2005.

Sudafrica

Nel novembre 2006 il Sudafrica è diventato il primo Paese africano a legalizzare le unioni gay attraverso «matrimonio» o «partenariato civile». Le coppie possono anche adottare.

Norvegia

Da gennaio 2009 omosessuali ed eterosessuali sono equiparati davanti alla legge in materia di matrimonio, di adozione e di fecondazione assistita.

Svezia

Le coppie gay possono sposarsi con matrimonio civile o religioso da maggio 2009. L’adozione era già legale dal 2003.

Portogallo

Una legge del 2010 ha abolito il riferimento a «sesso diverso» nella definizione di matrimonio. Ma è esclusa la possibilità di adottare.

Islanda

Le nozze gay sono legalizzate dal 2010. Le adozioni sono legali dal 2006.

Argentina

Il 15 luglio 2010 l’Argentina è diventato il primo Paese sudamericano ad autorizzare il matrimonio gay e le adozioni da parte di omosessuali.

Danimarca

Primo Paese al mondo ad aver autorizzato le unioni civili tra omosessuali nel 1989, la Danimarca ha autorizzato nel giugno 2012 le coppie gay a sposarsi davanti alla Chiesa luterana di Stato.

Nuova Zelanda

Il 17 aprile 2013 il parlamento ha approvato la legge sui matrimoni gay, diventando il primo paese dell’Asia-Pacifico a legalizzarli. La legge apre la strada all’adozione.

Uruguay

L’11 aprile 2013 è diventato il secondo Paese latinoamericano a permettere le nozze tra omosessuali, dopo l’Argentina.

Messico

Le nozze gay sono possibili solo nella capitale, Città del Messico.

Stati Uniti

Dopo il sì di Delaware, Rhodes Island e Minnesota solo nell’ultimo mese, salgono a 12 gli Stati dove le nozze omosessuali sono riconosciute, così come a Washington Dc.

Germania, Finlandia, Repubblica Ceca, Svizzera, Colombia e Irlanda

 

Riconoscono le unioni civili.