Nuovi Senatori a vita!

Mario Vanelli Mar, 01/10/2013 - 14:47

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano II, ha nominato, di sorpresa, il 30 agosto scorso, quattro nuovi Senatori a vita, ai sensi dell’articolo 59, secondo comma, della Costituzione, il maestro Claudio Abbado , la professoressa Elena Cattaneo , l’architetto Renzo Piano  e il professor Carlo Rubbia , che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo scientifico, artistico e sociale.  In Senato anche pochi voti possono determinare l’esito di un voto di fiducia o l’approvazione di una legge.  Per questo motivo i Senatori a vita potrebbero risultare decisivi.  Ai 315 Senatori elettivi si aggiungono infatti un numero di Senatori a vita in applicazione dell’articolo 59 della Costituzione il quale prevede che il Presidente della Repubblica può nominare Senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.  Inoltre ogni Presidente della Repubblica, alla scadenza del suo mandato, entra di diritto e a vita a far parte del Senato.  Non è chiaro però ed è controverso se ogni Presidente della Repubblica può nominare fino a cinque Senatori a vita o se il numero di cinque Senatori a vita presenti in Senato sia il massimo.   La composizione del Parlamento, dovrebbe essere decisa, in teoria, solo dal popolo sovrano, invece l’Istituto delle nomine a Senatore a vita e di diritto sfugge a qualunque controllo democratico.  In effetti il Presidente della Repubblica in carica può influenzare senza rendere conto a nessuno le legislature nominando chi gli aggrada.  E se il Senatore a vita è tale per “aver illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario” si potrebbe pensare, per esempio, di assegnare onorificenze altissime, oppure riconoscere la partecipazione e di intervento al Senato della Repubblica, ma senza diritto di voto, pur di non alterare la vita democratica della Nazione decisa dal voto degli elettori che dovrebbe valere uno esattamente come il voto di Napolitano o di ogni altro Presidente della Repubblica.  Ma così non è!  Eppure il 19 maggio 1991, il grande Indro Montanelli rifiutò la nomina di Senatore a vita, che il Presidente Cossiga gli offrì.  Per la verità il tormentone del Montanelli politico onorario, nasce e muore nello spazio di poche settimane, quando Francesco Cossiga e Giovanni Spadolini, allora Presidente del Senato, pensarono a lui come simbolo del giornalismo italiano.  La notizia trapela in fretta con l’elenco di altri papabili, da Gianni Agnelli a Giulio Andreotti e appunto Indro Montanelli il quale vive già l’indiscrezione con disagio e prima che la nomina sia formalizzata scrive a Cossiga: “Ti ringrazio di tutto cuore della considerazione in cui mostri di tenermi, e che tu sai quanto ricambiata.  Ma, prima che sia troppo tardi, ti prego di rinunziare a questo proposito per non mettere me nella spiacevole condizione di un rifiuto, che potrebbe apparire come segno di spregio o tracotanza”.  Il motivo del clamoroso rifiuto era un modo concreto per dire quello che pensava: “il giornalista deve tenere il potere a una distanza di sicurezza o  ancora meglio: “In questo mondo dove tutti si scannano per ficcarsi “in”, io sono nato “out”, e “out” devo restare”.  Quarantasei è il numero, a tutt’oggi, dei Senatori a vita e di diritto passati nella storia della Repubblica, ma l’unico che rinunciò formalmente il giorno successivo alla sua nomina fu Arturo Toscanini nel dicembre 1949.  Francesco Cossiga, invece, Presidente Emerito della Repubblica, rassegnò le dimissioni dalla carica di Senatore a vita il 27 novembre 2006, ma l’Aula del Senato le respinse il 31 maggio 2007 con voto a scrutinio segreto.  Ora se il nostro primo Presidente Einaudi esercitò il diritto di nomina per ben otto volte, ma restando nel numero di cinque Senatori a vita contemporaneamente presenti in Aula, tant’è che sostituì Arturo Toscanini che aveva rinunciato e il poeta Trilussa e Guido Castelnuovo che nel frattempo erano deceduti, il Presidente Pertini ne nominò cinque ma per la prima volta il numero complessivo salì a sette.  Secondo l'interpretazione di Pertini, infatti, l'art. 59 della Costituzione non intenderebbe limitare a cinque il numero di Senatori a vita che possono sedere in Parlamento ma permettere a ogni Presidente della Repubblica di nominarne fino a cinque.  Tale scelta non fu contestata (forse per la qualità dei Senatori a vita nominati o per la popolarità di cui godeva il Presidente Pertini) e il suo successore Cossiga seguì la stessa interpretazione.  Come conseguenza tra il 1982 e il 1992 il numero di Senatori a vita totali salì da sei (quattro per merito e due ex Presidenti) al massimo di undici (nove per merito e due ex Presidenti).  Cambia il trend il Presidente Oscar Luigi Scalfaro, fedele alla seconda interpretazione, il quale fu l’unico Capo dello Stato della storia d’Italia a non aver nominato alcun Senatore a vita, prediligendo il limite di cinque Senatori a vita da intendersi a disposizione del Presidente della Repubblica come figura Istituzionale, quindi comprendendo anche quelli nominati dai predecessori.  E se il primo settennato del Presidente Napolitano si conclude con una sola nomina, quella di Monti il 9 novembre 2011, il primo Presidente della Repubblica che succede a se stesso, non si lascia pregare e dopo appena qualche mese dal suo secondo mandato, in un solo giorno di fine agosto ne nomina addirittura quattro!  Lo stesso Napolitano che curiosamente il 23 settembre 2005 era già Senatore a vita per nomina presidenziale del suo predecessore, l’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, qualche mese prima del 10 maggio 2006, giorno in cui è stato eletto Presidente della Repubblica per la prima volta.

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