Reddito di cittadinanza, inadeguato alle esigenze reali.

Rosalino Bove Ven, 19/07/2019 - 14:45

Ebbene sì, da circa 5 mesi è stato realizzato il reddito di cittadinanza a favore dei disoccupati e dei lavoratori che non raggiungono I 780 euro mensili di stipendio. Vediamo, di seguito, quanto è “semplice” (si fa per dire) ricevere tale contributo e se realmente rispecchia le esigenze quotidiane dei cittadini che ne hanno diritto.

Prenderemo come esempio un Dipendente di una cooperativa il quale ha un contratto partime di 15 ore settimanali (60 ore mensili). Il Soggetto percepisce circa 350-400 euro di stipendio mensile.

Al momento della richiesta del reddito il lavoratore ha dovuto presentare una serie di documenti (ISEE, dichiarazione dei redditi del 2017, 2018 e tanto altro). Occorre tenere conto che il calcolo del reddito viene effettuato sul reddito presunto del 2019. Al momento della richiesta era in essere anche un contratto a chiamata con scadenza 30 Giugno 2019. Da questo momento inizia una sorta di balletto che ha visto l’operaio recarsi 3 volte presso il CAF dove ha presentato la domanda per il RdC. La domanda è stata accettata dall’INPS per l’importo di 44 euro mensili. Al 30 giugno, una volta scaduto il contratto a chiamata, si è recato presso l’INPS per 2 volte al fine di ottenere informazioni per il ricalcolo della cifra erogata. Successivamente, il Dipendente, ritorna al CAF per effettuare il ricalcolo del RdC. A tutta risposta gli viene comunicato che il contributo resterà tale (ergo 44 euro al mese) fino alla fine dell’anno. Il Dipendente chiede spiegazioni e gli viene riferito che fino a fine anno resterà in essere questa situazione. Nel caso in cui non verrà riassunto dalla società dove lavora a chiamata la cifra sarà riaggiornata in Gennaio 2020. Qualora anche la cooperativa lo licenziasse percepirebbe la NASPI (quindi circa l’80% dello stipendio + I 44 euro del RdC).

Poniamo alcune domande:

 

1) Il reddito minimo di 780 euro come si raggiunge?

 

2) Con quali criteri si può realizzare un reddito presunto senza avere contezza delle ipotetiche ore che un Dipendente deve svolgere?

 

3) A cosa serve portare I redditi del 2017 e 2018 qualora un Dipendente non lavora nel 2019 oppure svolge un nuovo lavoro che gli comporta un contratto partime?

 

4) Che fine ha fatto l’integrazione dello stipendio che doveva dare la possibilità di raggiungere I 780 euro mensili?

 

5) Sostanzialmente, a cosa serve sapere cosa ha guadagnato l’anno prima oppure 2 anni prima se nel presente resta senza lavoro?

 

Queste domande le giriamo volentieri al Ministro Di Maio e al Senatore Paragone (quest’ultimo ha dichiarato più volte in tv che le persone dovrebbero fare l’ISEE corrente). Si precisa che al Dipendente in questione è stato comunicato l’inutilità del realizzare l’ISEE corrente perché non cambierebbe la situazione sopra esposta.

 

Qualora qualcuno volesse verificare la situazione paradossale che abbiamo trattato, il Dipendente è disponibile a far visionare tutti I documenti ricevuti e in suo possesso.

 

Il Dipendente ritiene che il provvedimento sarebbe utile per le persone in difficoltà ma per come sono state inserite le regole non aiuta nessuno...