Reddito di cittadinanza: la grande illusione

Rosalino Bove Dom, 18/03/2018 - 16:09

 


Siamo chiamati a una riflessione seria scevra da qualsiasi condizionamento ideologico se vogliamo dare risposte reali senza basarci sul nulla. Dobbiamo parlare, analizzare, riflettere, e trovare il bandolo della matassa sul discorso del Reddito di cittadinanza diventato lo strumento di marketing politico dei nuovi politici di professione, e mi riferisco a quelli del M5s.
Non possiamo non costatare che uno dei punti del programma che, specialmente al sud, ha spinto le persone a votare per i seguaci di Grillo e Casaleggio, è stata proprio la promessa di uno Stato assistenzialista, pronto a risolvere i problemi della povertà con una bacchetta magica.

Con onestà dobbiamo evidenziare che questo tipo di misura è presente in tanti stati europei e potrebbe rappresentare una soluzione perché, come dicono o promettono i pentastellati, diventerebbe un percorso di avvicinamento al mondo del lavoro.
Ammesso e non concesso che si riescano a trovare le coperture economiche per mettere in moto la macchina del Reddito di cittadinanza (l’Istat stima che servirebbero 15,5 miliardi ma potrebbero essere più di 19), cosa difficilissima o pressoché impossibile, poiché la sostenibilità finanziaria non sarebbe a costo zero rispetto ad altre misure già in atto, e non è proprio un dettaglio, ma è uno dei punti deboli della proposta, come si può pensare di creare lavoro senza porre prima le basi ma sperperando risorse in misure così aleatorie?
Il problema vero è rappresentato dalla mancanza di lavoro e bisogna trovare la soluzione.
Come si fa a creare lavoro? Abbassando le tasse in primis, inoltre, qui al sud bisogna realizzare le infrastrutture, questo crea  lavoro, e serve meno burocrazia per non schiacciare le imprese, e più servizi, in sostanza ci vuole una visione completa del problema e delle vere esigenze del sud.

La nostra filosofia di vita e il nostro punto di ripartenza devono scaturire da un pensiero sempre attuale e ben marcato: “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”. 
Il reddito di cittadinanza rappresenterebbe soltanto il “pesce” qualora fosse realizzato, ipotesi surreale.
Avere un lavoro rappresenta la vera dignità e non si crea dal nulla o con le parole ma facendo impresa e spingendo la crescita del Paese.
Soltanto favorendo la nascita di nuove imprese e aiutando quelle esistenti, con politiche mirate allo sviluppo, avremo nuovi posti di lavoro. Bisogna essere onesti con gli elettori e prendere in mano le redini dell’economia italiana per ripartire, ecco perché, davanti a tutto, il centrodestra e Forza Italia hanno messo la Flat Tax, per abbassare le tasse e riaccendere la macchina imprenditoriale, altrimenti, secondo l’idea grillina, rischiamo di creare una nuova classe di persone illuse che dopo aver annusato i famosi 780 euro si ritrovano sul baratro della miseria intrappolati in una povertà ancor più grave.

Le false promesse non giovano agli operai, ai lavoratori dipendenti, alle partita iva, alle famiglie.
Dobbiamo essere onesti, non possiamo cavalcare l’onda della disperazione per una manciata di voti in più.
Il vero mantra deve essere uno: creare posti di lavoro.
È giunto il momento di mettere fine alla campagna elettorale.
Basta promesse a buon mercato.
La chiave per ripartire è soltanto una: abbassare le tasse e creare lavoro per favorire lo sviluppo.
Il resto sono chiacchiere che generano confusione, specie nei giovani, e gettano le basi per l’ennesima delusione italiana.

Editoriale pubblicato sul Quotidiano di oggi 17 marzo 2018


 

 

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