Redditometro al via senza spese Istat. Il risparmio sarà utilizzabile in chiave presuntiva

Francesco Leccese Dom, 16/02/2014 - 22:08

L’informativa che accompagnerà le dichiarazioni 2014 non fa riferimento alle medie statistiche. Sanzionata la mancata risposta all’invito dell’ufficio

 

 

Pronti, partenza, via! L’Agenzia delle Entrate, dopo aver scaldato i motori prepara il debutto e si adegua alle richieste della Privacy (in parte). Il peso degli immobili. Fitto figurativo solo in contraddittorio senza una casa  propria o in locazione. Spese medie Istat sempre più fuori dal redditometro, che ormai si avvicina al debutto. La conferma, seppur indiretta, arriva dall’informativa che accompagnerà le dichiarazioni dei redditi 2014. Il documento sul trattamento dei dati personali messo a punto dalle Entrate non contiene cenno ai valori di spesa presuntivi ricavati dalle statistiche ISTAT. L’Agenzia sembra così orientata ad accogliere le indicazioni del Garante della privacy, che ha condotto un’istruttoria sul nuovo strumento di accertamento conclusa con il provvedimento del 21 novembre scorso. In pratica, voci di spesa come generi alimentari e abbigliamento, ma anche pasti e consumazioni fuori di casa potrebbero essere utilizzate nella ricostruzione del reddito solo se sono già presenti dei dati a riguardo in Anagrafe tributaria.

Il Garante aveva sottolineato che le medie Istat, essendo tra l’altro riferite a standard di consumi familiari, non potevano essere ricondotte correttamente ad alcun individuo, se non con notevoli margini di errore (sia in eccesso sia in difetto). Inoltre il provvedimento della Privacy aveva messo in luce che l’importo medio della spesa familiare Istat attribuibile a ogni contribuente ammontasse a circa 900 euro mensili. Ecco perché ha chiesto di eliminarle del tutto.

Il problema in realtà, era stato sollevato già all’indomani della pubblicazione in <<Gazzetta Ufficiale>> del decreto attuativo del nuovo redditometro (arrivata poco più di un anno fa), che consentiva l’utilizzo dell’ISTAT per alcune voci di spesa in assenza di dati certi nei data base del Fisco. Nel tentativo di garantire maggiormente i contribuenti, la circolare 24/E di fine luglio 2013 aveva già ridotto di molto la portata delle medie Istat stabilendo che l’eventuale utilizzo avvenisse in contraddittorio (e quindi non per la selezione dei soggetti da controllare) solo senza adeguate spiegazioni alle contestazioni su dati certi e consentendo comunque la possibilità di fornire spiegazioni con argomentazioni anche non supportate da documentazione purché logicamente sostenibili.

L’informativa pare, tra le righe, fare quel passo avanti richiesto dal Garante, La certezza definitiva dovrebbe arrivare comunque fra non molto tempo. La partenza della campagna dei controlli, con l’invio delle 35mila lettere ai contribuenti selezionati, dovrebbe essere anticipata da una serie d’istruzioni operative dell’agenzia delle entrate, che potrebbero anche essere contenute in una circolare. In quell’occasione potrebbe essere sancito l’addio completo alle medie Istat. Nel giro di qualche settimana l’operazione anche (finalmente) decollare. Comunque l’Istat non sparirà del tutto perché allo stato attuale dovrebbe restare il “contributo” dei valori medi in alcune voci che richiedono una personalizzazione con dati effettivi del contribuente (le cosiddette spesa per <<elementi certi>>).

La pubblicazione dell’informativa rappresenta sicuramente un segnale in questa direzione. Le indicazioni delle entrate che hanno accompagnato i rilanci delle versioni definitive di alcuni modelli di dichiarazione (tra cui il 730 e il Cud) erano state <<volute>> dal garante della privacy per far presente al contribuente che i dati presenti in Anagrafe tributaria e quelli acquisiti da scambi di informazioni con altre Autorità pubbliche e soggetti privati (è il caso dello spesometro, per esempio) saranno utilizzati per l’accertamento e l’eventuale contenzioso.

Il documento spiega anche qual è il meccanismo del nuovo redditometro, dalla selezione all’invito al contraddittorio. Una precisazione importante riguarda il fitto figurativo (attribuito in assenza di un’abitazione in proprietà o in locazione nel Comune di residenza): una voce finita nel mirino della Privacy per le incongruenze che, a d avviso del garante, avrebbero portato ad attribuire una spesa fittizia a due milioni di minori. L’Agenzia chiarisce ora che l’imputazione del fitto figurativo avverrà nel caso in cui il contribuente non si presenti al contraddittorio e non risulti intestatario di immobili (di proprietà, in locazione o leasing, o in uso gratuito da familiare) o, pur presentandosi, non fornisca chiarimenti in merito.

I numeri e la vicenda:

20 per cento il margine di tolleranza - Lo scostamento tra spese e reddito oltre cui possono scattare i controlli;

35mila i controlli programmati - I contribuenti da accertare con il nuovo strumento;

128 i database – le banche dati a disposizione dell’amministrazione finanziaria;

2 milioni glie errori di attribuzione – i minori cui sarebbe stato attribuito il fitto figurativo secondo la privacy;

1,5 milioni gli scostamenti - soggetti a rischio sena spese Istat secondo le indicazioni del Garantente.

Il Restyling – Le modifiche datate 2010: Il Dl 78 del 2010 ha previsto la sostituzione del vecchio strumento di accertamento basato sui coefficienti del 1992 con un nuovo, ma applicabile dai controlli sull’anno d’imposta 2009 ( quindi dalle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2010). Tra le modifiche introdotte spiccano l’individuazione una soglia di tolleranza del 20% (per il vecchio redditometro era il 25%) ma anche il contraddittorio obbligatorio tra ufficio e contribuente.

L’attuazione – Il decreto di fine 2012: Dopo una fase di preparazione che portato al debutto del Redditest (un software di autodiagnosi per i contribuenti), la firma sul decreto attuativo del nuovo redditometro arriva alla vigilia di Natale 2012. Nella tabella A ci sono spese medie Istat, molto criticate d esperti, professionisti e addetti ai lavori. Anche gli incrementi patrimoniali contribuiscono alla ricostruzione de reddito ma non sono più spalmati su cinque anni come in precedenza.

La circolare – Uso limitato delle medie Istat: Nei sette mesi successivi all’entrata in vigore del decreto attuativo, il redditometro è stato al cento di polemiche tanto da diventare uno dei tre temi caldi della campagna elettorale insieme a Imu ed Equitalia. La circolare 24/E dell’agenzia delle Entrate cerca di offrire più tutele: la selezione dei contribuenti parte dalle spese certe presenti in Anagrafe tributaria e le spese medie ISTAT vengono relegate solo in una seconda fase.

Le modifiche - Le richieste del Garante: Il Granite della privacy accende un faro sul redditometro e il 21 novembre 2013 dà via libera chiedendo modifiche. Niente medie ISTAT e le entrate devono prestare particolare attenzione alla qualità e all’esattezza dei dati. Inoltre l’Autority ha chiesto alla e Entrate di prevedere un’informativa al contribuente nella dichiarazione del reddito sul fatto che i dati personali potrebbero essere utilizzati per redditometro.

L’informativa – Le dichiarazioni sedi redditi 2014: L’Agenzia delle entrate ha pubblicato l’informativa sul trattamento due dati personali che accompagna i primi modelli definitivi delle dichiarazioni dei rediti 2014 (tra cui il Cud e il 730). Nel documento non c’è alcun riferimento alle spese medie, che quindi potrebbero essere messe completamente da parte nel momento ( ormai sempre più vicino) in cui partiranno i primi controlli con il nuovo sistema di accertamento.

Un nuovo clima tra fisco e contribuenti: Il nuovo redditometro sta per diventare operativo e ha forse intrapreso quella strada di trasparenza e ragionevolezza che da più parti si era raccomandata. Questo importante strumento di contrasto dell’evasione, che tante polemiche aveva suscitato alla sua presentazione circa un anno fa, sembrerebbe orientato a basarsi solo sul confronto fra reddito dichiarato e spese certe fatte nell’anno (spese per bene e/o servizi, acquisti immobiliari o di mezzi di trasporto, polizze assicurative eccetera) o ricavate da elementi certi. Sembrerebbe, infatti, superato il raffronto con le spese medie rilevate dall’Istat, che aveva generato molta confusione e rischiava di aumentare il disorientamento fra i contribuenti. Questi gli elementi che si possono desumere dalle istruzioni al 730 in cui non viene fatto alcun riferimento a queste fonti informative. Nonostante il decreto attuativo sul redditometro lo abbia previsto, si può dunque sperare che tale metodo non venga adottata nell’imminente esordio delle verifiche basate su questo strumento. Una conferma andrà cercata in una delle 35.000 lettere in preparazione per l’invio a quei soggetti considerati a maggior rischio di evasione, selezionati in base al presunto scostamento tra reddito dichiarato e spese effettuate, superiore al 20 per cento. Restare agganciati alla realtà dei fatti sarebbe senz’altro un passo avanti che eviterebbe di trovarsi a dover fornire la prova impossibile di non aver sostenuto spese attribuite su base statistica. Anche sul fronte della privacy viene previsto che i dati personali richiesti nei modelli di dichiarazione porranno essere trattati al fine del redditometro ma non comunicati a soggetti esterni, secondo quanto previsto dalla normativa, e sulla scorta delle indicazioni del Granite. Tutto quindi sembra essere pronto per il lancio del “campagna d’inverno” per la versione 2.0 di quest’attesissimo strumento. E’ però particolarmente importante evitare di diffondere ingiustificati allarmismi o instaurare un clima da caccia ai consumi. Questi fenomeni avrebbero conseguenze nefaste nell’attuale scenario economico di profonda crisi proprio sui consumi, in cui inizia peraltro ad apparire lo spettro lei deflazione. Per favorire la corretta comprensione di questo importante tassello della lotta all’evasione sarà importante, dunque, che l’agenzia delle Entrate riesca ad avere un approccio collaborativo e non aprioristicamente punitivo nel confronto con il contribuente selezionato. Il cosiddetto contraddittorio dovrà servire, realmente, per spiegare, in tutto o in parte, gli scostamenti, rappresentando la reale situazione familiare e quella reddituale, frutto, ad esempio, di proventi non soggetti a dichiarazione, disinvestimenti, risparmi, dominazioni e di altre possibili fonti finanziarie. In questo modo si potrebbe, forse, far sentire meno distante la pubblica amministrazione e ridurre il clima di diffidenza per il nuovo strumento.

Secondo quanto riferito dall’Agenzia delle entrate nel corso di un incontro con gli operatori, può infatti essere sanzionata la mancata risposta del contribuente all’invito del fisco a presentarsi per fornire dati e documenti. Confermata invece la possibilità di fornire anche successivamente tali elementi giustificativi.

Sempre in tema di nuovo redditometro l’Agenzia ha confermato la possibilità si utilizzare in chiave presuntiva anche la quota di risparmio formatasi nell’anno nonché le spese medie Istata, seppure riferite a dati ed elementi certi.

Si tratta di precisazioni che lasciano molto amaro in bocca e testimoniano ancora una volta l’atteggiamento aggressivo dell’Agenzia nell’utilizzo di tale metodologia di accertamento. Aggressività che mal si concilia con lo spirito di riforma del nuovo redditometro, basata essenzialmente sulla necessità di dotare tale strumento di maggiori garanzie per il contribuente (art. 22, del Dl 78/2010).

Il passaggio dalla norma primaria alla legislazione secondaria (Dm 24.12.2012) e ai primi documenti di prassi amministrativa (circolare 24/E del 31.07/2013) hanno stravolto tale spirito riformatore introducendo varianti già oggetto di reprimenda di illegittimità da più parti (giurisprudenza, garante privacy). Ecco allora che uno strumento finalizzato al ripristino dell’equità fiscale alla ricerca, per quanto possibile e auspicabile, di una “giusta tassazione” finirà, quasi inevitabilmente, per alimentare proprio quel contenzioso tributario che a più riprese la stessa Agenzia delle entrate dichiara di voler ridurre al minimo possibile.

Ma torniamo ai chiarimenti dell’Agenzia delle entrate.

Secondo i rappresentanti dell’Amministrazione finanziaria se il contribuente non si presenta al cosiddetto primo invito, l’ufficio potrà sanzionarlo ai sensi e per gli effetti dell’art. 11, comma 1, lett. C) del D.lgs. 471/1997 (sanzione amministrativa da 258 a 2.065 euro.) Ecco la prima deviazione dallo spirito riformatore del nuovo strumento di accertamento. Il primo invito al contraddittorio è stato introdotto dal Dl 789/2010 proprio dal punto di vista di introdurre maggiori garanzie per il contribuente che un tale sede avrà la possibilità/ opportunità di fornire chiarimenti all’ufficio prima ancora dell’emissione dell’avviso di accertamento. Se il contribuente decide di non presentarsi è già sanzionato, almeno indirettamente, perché riceverà l’accertamento e potrà solo cercare di abbatterlo in adesione oppure impugnarlo. Non si capisce dunque per quale motivo uno strumento posto a garanzia e tutela del contribuente debba trasformarsi in un’occasione per fare cassa attraverso la comminazione di sanzioni ammnistrative. Arroccato su posizioni difficilmente difendibili anche altro chiarimento fornito dalle entrate in relazione ala possibilità di utilizzare la quotata di risparmio formatasi nell’anno che, sulla base della circolare 24/E, potrà concorrere alla ricostruzione sintetica del reddito complessivo accertabile. La quota di risparmio dell’anno, si legge nella risposta delle entrate potrà essere utilizzata dagli uffici perché non interessata dal parere del garante della privacy reso il 21 novembre scorso. Tale affermazione è vera solo in parte. Il garante ha, infatti, evidenziato, in più punti, come il dm 24.13.2012, che introdotto la quota di risparmio dell’anno come elemento che concorre alla ricostruzione sintetica del reddito complessivo del contribuente, sia suscettibile di più di una censura. Il primo luogo, si legge nel parere dell’Autorità, tale decreto, “pur incidendo notevolmente sulle materie disciplinate dal codice, non è stato, tuttavia, preventivamente sottoposto al parere del garante”.

Tale decreto ministeriale, continua poi il parere, doveva definire “esclusivamente il contenuto induttivo di elementi indicativi di capacità contributiva” e non certo introdurne di nuovi, come la quota di risparmio o la spesa media Istat.

Anche quest’ultimo fronte le risposte fornire dalle entrate nell’incontro con gli operatori lasciano sopresi. In base ai contenuti del parere del Granite della privacy, si legge nella risposta, si ritiene che le spese medie Istat sono legittimamente utilizzabili per il calcolo delle spese connesse a elementi certi.

Se queste saranno davvero le posizioni degli uffici durante i futuri contraddittori e accertamenti da nuovo redditometro, sembra scontato come tale strumento, prima ancora di un maggior gettito porteranno a un maggior contenzioso fra fisco e i contribuenti.

Filtered HTML

  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Elementi HTML permessi: <a> <em> <strong> <cite> <blockquote> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
Inviando questo form, accetti la Mollom privacy policy.