Trasferito dal cimitero dove riposava da 15 anni: il grande Lucio Battisti finalmente trova pace

Giovanni Fortuna Lun, 29/09/2014 - 19:22

Sono trascorsi 16 anni esatti, da quel 9 settembre 1998 in cui se n’è andato, a soli 55 anni, stroncato da un male incurabile e lasciando i suoi tantissimi fan con un groppo in gola.  Io ero uno di loro.  Lo avevo scoperto 13 anni prima, nel corso di una gita scolastica delle superiori, in cui per 7 giorni il pullman dava solo le sue canzoni.  Da allora sono stato folgorato e non ho più smesso di ascoltarlo.  Era il grande Lucio Battisti, un numero uno della canzone, non a caso lasciando la “Ricordi” fondò insieme a Mogol una sua casa discografica chiamandola “ Numero uno”.  Era unico nella capacità di interpretare i testi, scritti per lui dal grande paroliere Mogol.  Con il contributo delle sue musiche e le sue performance canore Battisti formava insieme a Mogol una coppia formidabile, che non ha avuto eguali nella storia della musica leggera italiana, sbriciolando tutti i record di vendite e di permanenza delle loro canzoni nell’indimenticata “hit parade”, per numero consecutivo di settimane al primo posto.  Era un’accoppiata vincente, un unicum inimitabile nello scenario musicale italiano.  C’era però un problema.  A un certo punto, al culmine della notorietà, non si è mai saputo bene il perché, Lucio Battisti aveva deciso di sparire, di non farsi più vedere in televisione né di fare più concerti, e questo era motivo di grande tristezza per i tantissimi che lo seguivano, costretti ad accontentarsi di briciole di notizie sul loro beniamino, che ogni tanto uscivano in ordine sparso, grazie a qualcuno che lo aveva localizzato, a Londra o a New York, scattando qualche foto rubata.  Fino a quando giunse la notizia infausta, che la musica era finita perché lui non c’era più.  Ricordo che alla notizia ebbi una sensazione strana, a cui dovetti abituarmi con fatica.  Perché lui per noi già non c’era più da un pezzo, dunque niente di nuovo, ma il fatto era che non c’era più neanche per sé stesso, e questo era il dramma: era giunto per lui il prematuro “tempo di morire”, una sera di 16 anni fa.

Paradossalmente dopo anni di legittima “latitanza” era tornato avvicinabile solo quando si apprese della sua morte: dopo anni di silenzio sulla sua vita privata, adesso si sapeva che in un ospedale di Milano era morto, e che a Molteno, paesino della Brianza nel lecchese, dove lui si rintanava all’insaputa di tutti, si sarebbero svolti i suoi funerali.  Quale occasione, pensai, per poterlo finalmente “incontrare”, se ciò non era stato possibile da vivo, per dargli l’ultimo saluto.  E fu così che nello stupore generale mi recai al suo funerale, il 12 settembre di 16 anni fa, giungendo presso il cimitero comunale di Molteno, con un mazzo di fiori in mano, davanti alla sua tomba.  Tomba, che oggi che scrivo, ahimè, non c’è più, ed è questa la notizia.  Perché la moglie di Lucio Battisti ha deciso di trasferire la salma da lì ad un luogo imprecisato e non pubblico di Rimini, dopo aver fatto cremare il corpo a S. Benedetto del Tronto.  Dietro il gesto si vocifera che ci sia stata l’influenza di una diatriba in corso fra il Comune di Molteno e la vedova Battisti, per una questione di diritti d’immagine riconosciuti in primo grado alla moglie del cantante e poi negati in appello di recente.  L’antefatto era che dal 1999 al 2009, per ogni anniversario della scomparsa, il Comune aveva organizzato un festival canoro in memoria di Battisti, e pare che per questo era nata la controversia giudiziaria per i diritti.  Da qui, forse, la decisione di trasferire la salma, con annessa procedura di cremazione, mantenendo celata l’ultima destinazione delle ceneri, in quel di Rimini, dove risiede il figlio del cantante.  Sembra anche che un cugino di Battisti si sia dichiarato contrario alla cremazione, sostenendo che mai il cantante avrebbe accettato ciò per l’appartenenza religiosa al cattolicesimo, che notoriamente è contrario a questa pratica in ragione della fede nel ricongiungimento dei corpi all’anima immortale, al momento del giudizio finale.  Ma al di là di tutto questo, che rimettiamo alla libera scelta delle persone care, e senza intrometterci nelle diatribe di carattere patrimoniale che non ci competono, rimane il rammarico per il più vasto pubblico che ha seguito in vita il grande talento di Poggio Bustone e amato le sue straordinarie canzoni, di non poter conoscere il luogo dell’ultima sepoltura.  Anche solo per un fiore, in ossequio alla pietà dei defunti.  E mi auguro quanto prima che l’arcano venga svelato.  Nel qual caso vi terremo sicuramente informati.