{"id":3288,"date":"2022-10-04T19:01:11","date_gmt":"2022-10-04T17:01:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.notiziedalparlamento.it\/?p=3288"},"modified":"2022-10-04T19:23:37","modified_gmt":"2022-10-04T17:23:37","slug":"la-destra-guidera-un-paese-in-crisi-ma-potra-contare-sullo-spappolamento-della-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.notiziedalparlamento.it\/?p=3288","title":{"rendered":"La destra guider\u00e0 un Paese in crisi, ma potr\u00e0 contare sullo spappolamento della sinistra"},"content":{"rendered":"\n<p>di Alberto\u00a0De Bernardi (da Linkiesta.it <a href=\"https:\/\/www.linkiesta.it\/2022\/10\/la-destra-guidera-un-paese-in-crisi-ma-potra-contare-sullo-spappolamento-della-sinistra\/\">https:\/\/www.linkiesta.it\/2022\/10\/la-destra-guidera-un-paese-in-crisi-ma-potra-contare-sullo-spappolamento-della-sinistra\/<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il successo di Fratelli d\u2019Italia segna un cambiamento radicale del profilo politico e ideologico del centrodestra. Il fronte opposto, invece, in pratica non si \u00e8 presentato alle elezioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Una destra minoritaria<\/strong><br>Ora che i dati elettorali sono completi si possono gi\u00e0 trarre alcune conclusioni a proposito degli scenari futuri della politica italiana. La prima riguarda la Destra vincitrice di questa tornata elettorale. Innanzitutto i risultati confermano che non si \u00e8 verificato un consistente aumento dei consensi in direzione del centrodestra: nel 2018 aveva ottenuto 12,5 milioni di voti, pi\u00f9 o meno identici a quelli ottenuti nel 2022.<\/p>\n\n\n\n<p>Se scaviamo pi\u00f9 a fondo nel tempo emerge che gi\u00e0 nelle elezioni del 1994 la coalizione messa in piedi da Berlusconi, a nord con la Lega e a Sud con Alleanza Nazionale, aveva realizzato un consenso del 40% dell\u2019elettorato, aumentato fino al 47% (oltre 17 mln di voti) nelle elezioni del 2008 per poi precipitare al 30% (ma sempre con circa 10 mln di voti) nelle elezioni del 2013, risalire al 37% nel 2018 e toccare il 43% nelle elezioni della scorsa settimana, ma a parit\u00e0 di numero di elettori. In trent\u2019anni, dunque, la cifra magica del 40% \u00e8 quella che meglio descrive il peso elettorale effettivo del centrodestra e sancisce anche questa volta che non \u00e8 maggioranza del Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma come \u00e8 accaduto altre volte, il cdx ha saputo utilizzare meglio dei suoi avversari la componente maggioritaria di una legge elettorale che sta realizzando nel migliore dei modi le sue finalit\u00e0 orientate a favorire la governabilit\u00e0, oltre che la rappresentanza, attribuendo una solida maggioranza a chi ha superato il 40% dei consensi: pu\u00f2 dispiacere ai proporzionalisti ma il famigerato \u201crosatellum\u201d sta garantendo un ordinato passaggio da un governo all\u2019altro senza il caos post-elettorale che si verific\u00f2 nel \u201913 e nel \u201918. Anche se non interamente, la legge elettorale non ha sottratto ai cittadini la facolt\u00e0 di scegliersi il governo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La fine del berlusconismo<\/strong><br>Nulla di nuovo dunque sotto il sole? Dal punto di vista del consenso sicuramente no. La novit\u00e0 riguarda invece gli equilibri interni al centrodestra. Il successo di Fratelli d\u2019Italia, cha ottenuto pi\u00f9 voti delle altre due principali componenti messe insieme, segnala invece un cambiamento radicale del profilo politico e ideologico del cdx che \u00e8 diventato destra a tutto tondo e destra radicale, sovranista e antieuropeista, pi\u00f9 vicina a Orb\u00e0n e a Le Pen che al Partito Popolare Europeo dove siede Forza Italia, che per oltre vent\u2019anni aveva espresso l\u2019egemonia politica e ideale dell\u2019intera area.<\/p>\n\n\n\n<p>Il berlusconismo, cio\u00e8 un populismo temperato, liberaleggiante, legato ai partiti cattolici moderati, saldamente collocato nello spazio europeo e occidentale, ha perso il suo ruolo di centro aggregatore della destra italiana, da un lato etno-populista con la Lega, e dall\u2019altro postfascista, assistenzialista, sovranista, espressione della piccola borghesia parassitaria del pubblico impiego.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019operazione fatta da Berlusconi con il messaggio dal predellino di piazza San Babila nel 2007, materializzatosi nel partito del Popolo delle Libert\u00e0, ha perduto ogni forza propulsiva ed \u00e8 diventata marginale. Oggi Forza Italia non crolla solo perch\u00e9 sono ancora vivi i suoi ancoraggi clientelari nell\u2019Italia meridionale \u2013 l\u2019elezione a Trapani della Fascina, la fidanzata di Berlusconi n\u00e9 \u00e8 la plastica conferma -, non dissimili da quelli dei Cinquestelle, ma non rappresenta pi\u00f9 il partito della borghesia produttiva del Nord, capace di guidare il paese per un decennio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il declino era gi\u00e0 apparso nel 2011, quando di fronte alla crisi del debito sovrano il Pdl aveva dovuto passare la mano a Monti. In un decennio la tendenza non si \u00e8 invertita, ma si \u00e8 solo aggravata.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa nuova destra si misurer\u00e0 con la prova pi\u00f9 difficile: guidare il Paese in una fase storica difficilissima sia sul fronte economico che geopolitico. Avr\u00e0 dalla sua un indubbio vantaggio rappresentato dallo spappolamento del centrosinistra, che di fatto non si \u00e8 presentato alle elezioni. Infatti si \u00e8 diviso in due coalizioni distinte: quella di sinistra costruita dal Pd e quella riformista nata dall\u2019incontro tra Azione e Italia viva.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima ha subito una sconfitta pesantissima, la seconda ha ottenuto un buon successo elettorale, che non ha per\u00f2 impedito alla destra di vincere, come era nelle sue aspettative.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La fine del Partito democratico?<\/strong><br>Il Partito democratico ha perso 800.000 voti circa rispetto al 2018, il cui risultato elettorale era stato considerato il peggiore di sempre. Ma il risultato \u00e8 molto peggiore se si pensa che nel 2018 Leu, ora confluita nel Pd, aveva preso autonomamente oltre un milione di voti, che si sono trasferiti per intero nel cartello della sinistra radicale.<\/p>\n\n\n\n<p>Se si fa riferimento al risultato del Pd quando per la prima volta si present\u00f2 alle elezioni nel 2008 \u2013 12 milioni di voti circa e il 33% \u2013 non si pu\u00f2 non constatare che ogni appuntamento elettorale ha significato una consistente erosione di quell\u2019iniziale bacino elettorale \u2013 8,5 mln nel 2013 (con il 25%), 6 nel 2018 ( con il 18,7) e poco pi\u00f9 di 5 (con il 19%) oggi -. Il Partito democratico ha dunque sempre perso le elezioni e insieme con lui anche la sinistra massimalista che non \u00e8 riuscita mai ad andare oltre quel 4% che sempre l\u2019Italia dei valori, il partito di Di Pietro, ha ottenuto nel 2008.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche in questo caso niente di nuovo dunque, se non il fatto che in quest\u2019ultima tornata elettorale il Pd per la prima volta non si sia presentato con una coalizione intenzionata a competere per il governo del Paese; si \u00e8 presentato gi\u00e0 come la principale forza di minoranza destinata all\u2019opposizione, incapace di aggregare intorno a s\u00e9 sia il riformismo centrista della lista Calenda \u2013 per il dominante rancore antirenziano \u2013 sia il populismo di sinistra del partito di Conte.<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 trovato isolato politicamente senza riuscire a svolgere nessun ruolo egemone rispetto quel \u201ccampo largo\u201d che si era ripromesso di formare, con il risultato di rafforzare il peronismo plebeista di Conte, chiuso nella sua ridotta delle periferie urbane delle grandi citt\u00e0 meridionali, e di determinare una frattura probabilmente irrecuperabile con il riformismo liberal democratico che rappresentava l\u2019orizzonte ideale del Pd all\u2019atto della sua fondazione e che lo collocava al centro dello spazio politico.<\/p>\n\n\n\n<p>In un sol colpo il Partito democratico ha perso definitivamente la sua identit\u00e0 di partito di csx che le correnti di sinistra avevano gi\u00e0 cominciato a erodere durante la segreteria Veltroni e poi esplicitamente avevano bombardato durate la segreteria Renzi opponendosi non solo alle scelte dei governi Renzi e Gentiloni, ma contribuendo ad affossare il referendum costituzionale; senza per\u00f2 acquisire pienamente quella di partito demopopulista per la scelta di non allearsi con il partito di Conte (lo chiamo cosi perch\u00e9 \u00e8 una forza politica assai diversa dal M5s). Mentre ha predicato tutta la campagna elettorale \u201co di qua o di l\u00e0\u201d non ha saputo scegliere tra Macron e M\u00e9lenchon sperando che esistesse uno spazio mediano che in realt\u00e0 si va progressivamente erodendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Rinnegando la sua natura di partito centrista a vocazione maggioritaria, il Pd non poteva che diventare un partito minoritario di sinistra animato dalla sola prospettiva di \u201cunire la sinistra\u201d e inglobando al suo interno anche il populismo grillino, che come ogni populismo contemplava anche una vocazione popolare rivolta a proteggere attraverso politiche assistenzialiste la ampia area del disagio sociale e delle povert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dialogo con il Movimento 5 Stelle affondava le sue radici nella convinzione \u2013 che queste elezioni hanno dimostrato del tutto infondata \u2013 che tra i suoi elettori ci fosse quel popolo che l\u2019egemonia riformista di Renzi gli aveva fatto perdere e che da questo incontro potesse emergere una nuova forza di sinistra nella quale confluivano frammenti della vecchia identit\u00e0 della sinistra post-comunista, ma anche post-democristiana di ascendenza dossettiana: l\u2019anticapitalismo, l\u2019assistenzialismo scambiato per redistribuzione, lo statalismo, il neutralismo antiamericano e soprattutto la mai sopita convinzione che ci sia un \u201coltre\u201d rispetto all\u2019economia di mercato e alla democrazia liberale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il partito demopopulista<\/strong><br>Il Pd ha passato tutta la scorsa legislatura a mettere a punto anche sul piano teorico l\u2019incontro tra quel che restava della tradizione comunista e cattocomunista che aveva trovato l\u2019ultimo domicilio conosciuto nel Ds e il populismo grillino, elaborando una concezione ideologica demopopulista i cui punti di forza erano la separazione tra sviluppo delle forze produttive e redistribuzione delle risorse e la trasformazione dello stato sociale in stato assistenziale, distributore di sussidi e non di opportunit\u00e0 \u2013 separando cio\u00e8 i meriti dai bisogni la cui integrazione rappresenta il lascito ancor vico della socialdemocrazia \u2013 e l\u2019assunzione di un ambientalismo radicale che rifiutava di confrontarsi con i vincoli della transizione ecologica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la caduta del governo Conte II e l\u2019avvento di Draghi hanno alterato profondamente le condizioni politiche nelle quali il demopopulismo delle componenti di sinistra del Pd potesse completare il suo itinerario volto a creare un partito nuovo, che con il Pd del Lingotto non aveva pi\u00f9 nulla a che fare: per oltre un anno il Pd \u00e8 rimasto in mezzo al guado tra il progetto di Bettini, Provenzano, Orlando e D\u2019Alema, e il tentativo di recuperare la sua natura di partito riformista diventando il \u201cpartito per Draghi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Letta non ha avuto la forza, n\u00e9 la capacit\u00e0 politica di sciogliere questo nodo che da politico diventava irrimediabilmente identitario: ha solo rallentato la marcia verso il partito unico demopopulista, impedendo che esso si presentasse alle elezioni, senza ricollocarlo all\u2019interno delle origini e delle ragioni storiche del Pd. Anche perch\u00e9 i riformisti rimasti nel partito si sono ben guardati dal sostenerlo in questa battaglia, n\u00e9 tanto meno di farla autonomamente. Ma il balletto con Calenda ha messo in luce che la prospettiva politica di fare uscire il Pd dall\u2019abbraccio mortale con il populismo non esiste, perch\u00e9 nessuno al suo interno la persegue effettivamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Essere passati nel giro di un mese dal partito dell\u2019agenda Draghi, che rompe con il populismo per riaffermare sua collocazione riformista, al partito che rinnega il Jobs Act e il blairismo in nome del Rdc e del \u201ccontismo\u201d, mette in evidenza che il Pd non possiede nessun altra strategia che quella dell\u2019incontro\/fusione con i 5 Stelle. Anche se questa scelta apre una frattura sempre pi\u00f9 ampia con il liberalismo di sinistra che si raccoglieva in diverse formazioni politiche, pi\u00f9 casematte in attesa di tempi migliori che partiti nel vero senso della parola, e che invece di sparire si sono presentate alle elezioni unite e con un progetto solido e visibile, raccogliendo un consenso insperato.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019incertezza e l\u2019ambiguit\u00e0 hanno prodotto il collasso elettorale. Ma Il fallimento del gruppo dirigente del Pd ha prodotto altre conseguenze che rendono persino pi\u00f9 difficile costruire il partito demopopulista di Bersani e Bettini.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti ha prodotto il duplice miracolo di salvare il M5s dalla scomparsa e di creare al suo esterno un\u2019area rifomista che di fatto fa proprie le ragioni che avevano determinato nel 2008 la nascita del partito.<\/p>\n\n\n\n<p>Da un lato il Pd ha fuori di s\u00e9 una forza politica che si \u00e8 impossessata delle sue origini e di parte della sua identit\u00e0, dotata di una capacit\u00e0 attrattiva notevole presso quell\u2019elettorato che aveva salutato con entusiasmo l\u2019operazione veltroniana; dall\u2019altro il Partito di Conte non ha pi\u00f9 nulla del radicalismo antipolitico e del messianismo futurista dei padri fondatori: \u00e8 diventato la reincarnazione del qualunquismo di Giannini e di Lauro che con il miraggio dei sussidi assoggetta le plebi diseredate del Mezzogiorno, ma che dovrebbe sempre pi\u00f9 ricordare agli immemori che il populismo si distingue dalla sinistra socialdemocratica proprio perch\u00e9 separa il sostegno alla povert\u00e0 da un progetto di emancipazione sociale che solo il lavoro \u00e8 in grado di garantire, generando subalternit\u00e0 invece che crescita e libert\u00e0. Fare il partito unico della sinistra con gli eredi del borbonismo laurino significa di fatto abbandonare qualunque collocazione di sinistra e accettare di collocare quel che resta del Pd in uno spazio politico e ideale confuso e indistinto che sarebbe privo di qualunque ancoraggio europeo.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa ottica la proposta estrema di sciogliere il Partito democratico fatta al suo interno ma anche da intellettuali di estrema sinistra al suo esterno ha qualche fondamento: per abbracciare Conte e farne di fatto il leader del partito demopopulista una fetta consistente del suo gruppo dirigente sarebbe un ostacolo e quel nome e quell\u2019involucro politico una inutile zavorra.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma in assenza di una proposta alternativa che abbia la forza di una \u201crottamazione bis\u201d come quella di Renzi nel 2013 per salvare il Pd e le sue ragioni, la deriva sembra ormai irreversibile, anche se molto incerta e poco chiara: sfasciare la \u201cfusione fredda\u201d dei riformisti del 2008, per edificare a distanza di cinquant\u2019anni una specie di Psiup, capeggiato da Boccia e dalla Taverna, \u00e8 pi\u00f9 facile a dirsi che a farsi. Sebbene al peggio non ci sia mai fine come recita un vecchio adagio, qualche ostacolo lo pu\u00f2 trovare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alberto\u00a0De Bernardi (da Linkiesta.it https:\/\/www.linkiesta.it\/2022\/10\/la-destra-guidera-un-paese-in-crisi-ma-potra-contare-sullo-spappolamento-della-sinistra\/) Il successo di Fratelli d\u2019Italia segna un cambiamento radicale del profilo politico e ideologico del centrodestra. 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