L’intesa tra Renzi e Salvini nei prossimi mesi potrebbe risultare decisiva

Nella Lega raccontano che Matteo Salvini non è più quello dello scorso agosto, quando forzò la mano convinto che si sarebbe andati ad elezioni a stretto giro. In aula al Senato, Salvini è apparso più pacato del solito. Quasi conciliante, al punto da offrirsi per una collaborazione sul fronte Covid anche con il ‘detestato’ premier Giuseppe Conte. Solo in un’occasione il leghista è apparso tagliente: quando ha citato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un passo indietro. Molti quotidiani hanno pubblicato retroscena in cui riferivano il monito del Colle sul ritorno alle urne. In caso di crisi sul Mes – era l’avvertimento – non resterebbe che la ‘tabula rasa’ del voto. Per le opposizioni di centrodestra, dovrebbero essere parole d’oro. In realtà lo sono per la leader di Fdi Giorgia Meloni, che vuole “patti chiari” col Quirinale: “Va stabilito fin d’ora, con garanzia del capo dello Stato, che appena usciti dall’immediata emergenza si torna a votare”, ha ribadito Meloni in una recente intervista.

Matteo Salvini, invece, ha citato la minaccia ‘quirinalizia’ del ritorno alle urne in un senso del tutto diverso. Invece di dire: ‘Bene Mattarella, se il governo va in crisi andiamo a votare’, ha ricordato al Colle le prerogative del Parlamento. Niente di meno. Ecco il letterale della sua affermazione: “Vedo molto attivo Mattarella con dei retroscena sui giornali, mi auguro che sia altrettanto operativo nel difendere le prerogative del Parlamento, che rappresenta la democrazia e l’unità di questo Paese”. Una dichiarazione che non è passata sotto silenzio in maggioranza. Contiene infatti due novità. Salvini sosteneva che questo Parlamento è di fatto delegittimato dal voto referendario e che anche per questo bisogna andare a votare quanto prima. Ora, invece, lo difende. Di fronte alla promessa del voto anticipato, il leghista avrebbe dovuto fare come Totò nel patto con il cuoco Gaetano Semmolone in Miseria e Nobiltà. Sugellarla cioè con lettere di fuoco. E invece reagisce con un appunto sgarbato nei confronti della più alta carica, chiamata direttamente in ballo.

In maggioranza hanno una spiegazione per questa giravolta. E consigliano di rivedere anche il feeling tra Salvini e Renzi a Palazzo Madama, con il leghista che si alza e va a stringere la mano all’altro Matteo, alla fine del suo discorso. Un modo plastico per rendere evidente un’intesa che nei prossimi mesi potrebbe risultare decisiva. Se lo sbocco a un’eventuale crisi di governo non sono le urne, potrebbe ritornare lo scenario di un governo di solidarietà nazionale, che in Parlamento ha sempre più tifosi. Per il premier Conte si tratta di una minaccia resa ancora più concreta dal rischio di un progressivo sfaldarsi del M5s. Alla Camera i Cinque Stelle hanno perso altri quattro deputati, passati al gruppo Misto. E, sul Mes, la maggioranza si è fermata cinque voti al di sotto della maggioranza assoluta. Il che significa che in quelle condizioni non riuscirebbe ad approvare uno scostamento di bilancio. Il ‘dialogo’ tra i due Matteo è inoltre una contromisura efficace anche rispetto a un salvagente centrista o azzurro al Conte bis. Conti alla mano, i 18 senatori di Italia viva sono oggi decisivi.

fonte Agenzia DIRE – www.dire.it – [© Notizie dal Parlamento registrato al Tribunale di Bologna n. 8287/2013 utilizza e riproduce alcune notizie dell’agenzia di stampa nazionale «Agenzia DIRE» che ringraziamo]

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