di Alberto De Bernardi

Come molti sanno l’abiura era una pratica medievale che imponeva agli eretici la rinuncia solenne e pubblica delle proprie idee di fronte al sinedrio della chiesa romana che le aveva bollate come inammissibili perché contrarie all’ortodossia cattolica. Questo valeva sia se uno rifiutava l’autorità papale come Lutero o Calvino, ma anche se uno pensava che la terra fosse tonda e girasse intorno al sole come Galileo. L’ortodossia era infatti una somma di credenze che plasmava l’intera conoscenza del mondo e decretava fin nei minimi dettagli cosa fosse lecito e illecito. L’affermazione della modernità laica ha progressivamente disintegrato il potere dell’ortodossia sulla vita dei singoli introducendo la libertà di pensiero e il pluralismo delle idee, tra cui quelle politiche.

Nel Novecento però si è verificato un prepotente ritorno al primato dell’ortodossia con l’affermazione dei totalitarismi fascista e comunista, che hanno imposto abiure estorte spesso con la violenza, in nome del primato del partito e della sua religione civile. Pensavo che con il 25 aprile 1945 e con il 9 novembre 1989 queste pratiche ideologiche fossero definitivamente scomparse dallo spazio pubblico e dal confronto politico e invece no. Uno stuolo di “soi disant” dirigenti politici del Pd, intellettuali “organici”, capi e capetti della sinistra radicale hanno chiesto a Isabella Conti l’abiura: dovrebbe dire in pubblico che rinnega la sua appartenenza a IV, bruciando la tessera in piazza, che chiede perdono per aver partecipato alle Leopolde, magari aggiunge che si era sbagliata nel fermare la colata di cemento di Idice, e soprattutto che si impegna a partecipare in prima persona alle campagne di linciaggio mediatico contro Renzi, noto lobbysta, travestito da leader politico, organizzate dalla grande coalizione progressista Pd-5S e dai suoi giornali d’area. Se il sinedrio presieduto da Vaccari, Sartori e Felice si riterrà soddisfatto Conti potrà partecipare alle primarie, ovviamente solo per perderle, perché l'”ecclesia” ha già stabilito che il vincitore sarà Lepore. Ma come è già accaduto nel passato, di fronte alla forza della libertà di pensiero e alla credibilità del messaggio che proviene da una personalità brava e competente il richiamo all’ortodossia e alla sua autorità per condannare l’eresia si rivela per quello che è: un castello di carta senza fondamenti, che nasconde insicurezza e copre con l’arroganza una debolezza politica ormai conclamata. Il Pd non è in grado di risolvere le sue divisioni interne evidenti da mesi e il candidato Lepore non si é rivelato capace di assolvere al compito di fornire una soluzione unitaria per le elezioni amministrative d’autunno, perché è chiuso nel perimetro di una alleanza minoritaria e non ha ancora espresso una visione del futuro di Bologna. Senza l’ingresso di Conti nella partita il partito dell’ortodossia avrebbe rischiato di regalare Bologna alla destra (altro che fermare Salvini sulla porta della città): rischio che non è ancora scongiurato, ma che la presenza di una candidatura oggettivamente unitaria perché riformista e estranea a vetusti vincoli ideologici, può con maggior forza fronteggiarlo.

fonti fotografia: VeniVidiVici seguici per costruire la storia di domani –
L’ABIURA DI GALILEO GALILEI – VeniVidiVici

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