Il liscio diventerà “patrimonio immateriale dell’umanità”. Quella che abbiamo spesso confinato a musica di rango minore sarà patrimonio immateriale Unesco. Da molte parti era arrivata la proposta, e adesso c’è un passo verso la concretezza. L’assessore regionale Mauro Felicori ha incontrato, lo scorso 7 settembre, gli amministratori romagnoli per avviare l’iter per la candidatura del liscio. Il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad ha detto “il liscio aggiunge un ingrediente segreto che lo dipinge come rappresentazione della vita, di quello che è e di ciò che vorremmo fosse. È la cattedrale dei nostri sentimenti”.

Il liscio è anche un importante motore turistico, in quanto viene riconosciuto da tutti come un tratto identificativo della Romagna.

E Mirco Casadei rafforza il concetto: “«Il liscio è come il blues o come il country in America. Una musica, un ballo che identifica una terra e chi la abita e chi la vive. Siamo davvero contenti che ci si stia impegnando per concretizzare questa proposta»,

Ma cos’è propriamente il “ballo liscio”? Un ballo lento, non sincopato, eseguito strisciando i piedi sul pavimento, dice la Treccani. Un ballo che contrappone con forza la tradizione del nostro antico folklore all’espandersi della musica anglosassone, in atto dal dopoguerra ad oggi.

Il fascino della tradizione ha contagiato anche Bologna, che recentemente ha dedicato la sera del 14 agosto, in piazza Maggiore, a Dino Sarti e alla musica di Leonildo Marcheselli. E la piazza è diventata un’immensa sala da ballo.

Felicori auspica una candidatura di comunità, non di qualche parte politica o di qualche istituzione, ma partecipata. Si sta pensando anche come stimolare compositori di musica colta e coreografi a pensare al liscio in chiave di ricerca contemporanea, per confermarne la straordinaria e inossidabile vitalità.

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