Terzo polo avete un problema: Calenda 

Roma – Sono giorni ormai, purtroppo, che tutta Italia assiste alla becera telenovela Calenda-Renzi, come se fossimo in una sit-com televisiva anni ’80: Casa Vianello (con tutto il rispetto per Sandra e Raimondo). 

Tutto nasce martedì da una “velina” data in pasto alla stampa dal capogruppo Richetti nella quale si accusa Matteo Renzi di non voler sciogliere Italia Viva nel Terzo Polo. 

Intervistato da Sky, il capogruppo del TP Richetti, sottolineava che andrebbe in confusione nel parlare con Renzi perché: “Quando mi telefona Renzi mi parla del partito o mi intervista per il Riformista?”. Ricordiamo a Richetti che per essere intervistati bisogna avere qualcosa da dire, detto ciò, le chat dei deputati si sono subito infiammate contro il capogruppo alla Camera, quasi sempre assente, invitandolo ad essere più super partes dato anche il ruolo che ricopre.  

Ma nell’intervista a Sky, c’è tutto il risentimento che Richetti prova per Renzi da tempi immemori e la nomina, di quest’ultimo, a direttore del Riformista ha dato fuoco alle polveri facendo affermare alle volpi (sic!), Calenda e Richetti, che l’uva è acerba. 

Se fossi in Matteo Richetti rassegnerei le dimissioni da Capogruppo per manifesta incapacità. 

Veniamo a Calenda, tutti gli riconoscono, anche chi scrive, la sua forza di volontà e il suo grande impegno nel lavorare per il progetto del Terzo Polo. Carlo scotta altresì il suo pressapochismo e il suo farsi influenzare dal livoroso Richetti, nonché dal suo voler essere incoronato leader del Terzo Polo a un futuro congresso, senza sfidanti. Quando però ha capito che il partito è contendibile e che da Italia Viva poteva essere avanzata una candidatura, il suo magico mondo fatato è andato in frantumi e ha acceso la miccia. 

Carlo Calenda (tratta da Fb)

Si sono susseguiti colpi di sciabola affermando che Italia Viva non si voleva sciogliere nel partito unico, non voleva destinare il 2×1000, accusando Renzi di aver assunto la presidenza di IV a dicembre per tenersi le mani libere e in più vuole continuare a fare la Leopolda, che bischero! 

Spieghiamo come funziona: un partito si scioglie alla costituzione di un nuovo partito, non prima, non durante. 

Matteo Renzi a dicembre ha assunto la presidenza di Italia Viva, proprio perché tutti ormai sapevano del patto tra Ettore Rosato e Calenda stesso, per tenere fuori dai giochi il ragazzo di Rignano. Patto che oggi 13 aprile è venuto alla luce del sole su LA7: “Carlo Calenda fa il segretario e farà il Segretario del nuovo partito e io darò una mano affinché questo avvenga” ha affermato Ettore Rosato. 

Questione Leopolda. Alla riunione del comitato convocata ieri pomeriggio da Calenda, l’accordo era stato quasi raggiunto. Poi è arrivato il fulmine al ciel sereno. Un rilancio – l’ennesimo – pensato da Calenda per far saltare il banco. Perché è questo, ormai, il sospetto – se non la certezza – di tutti gli addetti ai lavori: il leader di Azione ha ormai deciso di rompere, magari avendo un patto con il PD, cercando ogni pretesto per far ricadere la colpa sulla comunità di Italia Viva. 

Calenda chiede lo stop alla Leopolda utilizzando gli stessi argomenti dei principali accusatori di Renzi in relazione alla Fondazione Open. Il leader di Azione crede che la Leopolda sia un partito, non uno spazio di idee, ma il suo fido Richetti senza la Leopolda non sarebbe mai entrato in Parlamento.  

La realtà è che Richetti e Calenda vogliono che Renzi non faccia il Riformista, non faccia la Leopolda, non faccia il congresso, non faccia le conferenze, non faccia politica, sono ossessionati da Renzi nonostante Renzi abbia fatto tutto quello che poteva per far nascere il partito unitario dei riformisti: fare un passo di lato. 

Calenda pretende di decidere unilateralmente quello che gli altri devono o non devono fare, anche fuori, anche fuori dal partito. 

Calenda si dovrebbe preoccupare, altresì, perché nelle chat dei giovani ed iscritti di Azione, a parte i peones, molti stanno prendendo le distanze e criticando questo suo metodo di pubblicare continuamente su Twitter. Affermano anche che ha perso, da solo, la leadership del futuro partito, e che non lo voteranno al congresso, per aver dimostrato la sua totale incapacità ad essere sintesi del soggetto unico. Calenda pretende di essere incoronato leader del futuro partito unico, senza passare per un congresso vero.  

Azione d’altronde ha perso la sua forza attrattiva sugli iscritti. Calenda è così agitato perché sa che è calato molto il tesseramento e quindi non avrebbe così tanti voti, immaginiamo quanti correranno ad iscriversi ora ad Azione… Due anni fa, per esempio, a Prato erano arrivati quasi a 100, adesso gli iscritti sono a malapena 30.  

Ma forse Calenda e Richetti lo sanno e per non perdere la faccia al congresso stanno buttando all’aria tutto, dando la colpa a Renzi e Italia Viva, sapendo che il Pd li riabbraccerà volentieri per aver abbandonato il perfido uomo di Rignano. 

Faccio mie le considerazioni su FB di Sergio Pizzolante, ex deputato socialista: 

“Cosa succede quando si incontrano un egocentrico intelligente che pensa di essere il più intelligente ed un egocentrico meno intelligente che pensa di essere più intelligente di quello intelligente?  

Succede che vanno per incontrarsi e non si riconoscono.  

Succede che non riconoscendosi si perdono nel traffico, sbagliano ora e luogo dell’appuntamento.  

Un partito deve avere una funzione. Una utilità politica. Evidente.  

Quelle di Renzi e Calenda sono incompatibili. 

Renzi pensa ad un partito di centro, liberale e riformista, alla Panebianco. Un centro politico, che combatte populismi e giustizialismi (non è sempre stato così, è così dopo le vicende giudiziarie di Renzi, ma va bene lo stesso) e che sul lavoro e sull’impresa e sull’economia dice cose riformiste, prima che liberali.  

Un centro che è pronto ad allearsi con il centro sinistra o con il centro destra, per renderli più centro e meno sinistra o destra.  

Senza puzza sotto il naso.  

Calenda (e il suo fido Richetti ndr) pensa ad un centro con la puzza sotto al naso (tipico degli appartenenti al PD ndr) azionista in purezza, che si autonomina direttore del traffico.  

Io so io e voi non siete un c…. 

Ma (Calenda ndr) non capisce un c…. 

Calenda, ex assistente di Montezemolo, vi sembra il tipo?” 

Vi sembra il tipo, Calenda, dopo questi anni di insulti, continui tweet, giravolte, adatto a guidare un partito che dovrebbe avere l’ambizione di essere l’ago della bilancia della politica italiana? 

Piccola postilla. Nei documenti girati sui social Azione parla di etica diverse volte. Pare che Calenda e i suoi vogliano uno Stato etico che decide quale sia il comportamento “eticamente edificante”. Invece di considerare i cittadini portatori di diritti pretende di educarli. Tutto il contrario di uno Stato liberale al quale, in teoria, il Terzo Polo guarda o dovrebbe guardare. 

Seconda postilla. Vi svelo un segreto. Calenda, soffrendo la bravura politica di Renzi, nelle scorse settimane voleva intervenire in senato al question Time. La Capogruppo Paita, dopo aver fatto le dovute ricerche sul tema che voleva trattare Calenda, ricerche che in teoria avrebbe dovuto fare il leader di Azione stesso, lo ha bloccato e salvato da un incidente istituzionale con il Quirinale. Tema del contendere? Ah non saperlo… oltre a problemi col Quirinale avrebbe portato a problemi internazionali…(sic) 

AGGIORNAMENTO: Mentre scriviamo questo articolo Calenda sui suoi social dichiara conclusa l’esperienza del Terzo Polo, non senza commenti negativi dei suoi followers. che gli stanno voltando le spalle, disposti a proseguire nel progetto del Terzo Polo, a patto che Calenda e Richetti vengano meno al progetto.

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