Dalla Terra alla Luna – Parte II: Avvicinamento alla Luna

Dopo il discorso al Congresso americano del Presidente Kennedy del 25 maggio 1961, centri di ricerca, industrie e migliaia di persone verranno coinvolte, direttamente e indirettamente, nella corsa alla Luna. Per recuperare terreno sull’Unione Sovietica la NASA comunica la nascita del Programma Apollo al quale si assocerà, dal 1963 al 1966, il Programma Gemini. L’anno successivo, il 1962, viene annunciato che Wernher Magnus Maximilian von Braun (1912-1977), direttore del Marshall Space Flight Center (MSFC),[1] si sarebbe dedicato insieme al suo team alla costruzione di un razzo, il Saturn V, necessario per poter portare una navicella sulla Luna. I programmi spaziali americani utilizzano fin dagli anni ’60 il centro di lancio John F. Kennedy Space Center situato a Cape Canaveral, in Florida, e il centro di controllo missione Lyndon Baines Johnson Space Center di Houston. Alle due piattaforme di lancio originali, 39A e 39B, nel 2015 ne è stata aggiunta una terza, la 39C. Quale sistema scegliere per fare atterrare gli astronauti sulla Luna ? Dopo lunghi dibattiti venne scelto il progetto del Lunar Orbit Rendezvous (LOR) proposta dall’ingegnere americano John C. Houbolt (1919-2014). Il rendezvous in orbita lunare prevedeva che il modulo atterrato sulla luna, dopo essere ripartito, avrebbe dovuto riagganciarsi al modulo di comando e servizio in orbita intorno al nostro satellite e permettere ai due astronauti di rientrare con esso sulla Terra. Il modulo lunare sarebbe stato abbandonato nello spazio. Unico problema ? Non era mai stato tentato neanche un rendezvous in orbita terrestre.

Il Programma Gemini prevedeva varie attività tra cui:

  1. Realizzare attività extraveicolari
  2. Testare la resistenza fisica degli astronauti in orbita
  3. Realizzare il rendezvous in orbita terrestre

La Missione del Gemini 4 partì il 3 giugno 1965 con a bordo James Alton McDivitt (1929- ) e Edward Higgins White II (1930-1967). Durante la missione White sarà il primo americano a compiere un’attività extraveicolare ma questa avverrà dopo l’impresa del cosmonauta Alexey Arkhipovich Leonov (1934- ) del 18 marzo dello stesso anno. Il 21 agosto 1965 il Gemini 5 partì con a bordo LeRoy Gordon Cooper (1927-2004) e Charles Conrad jr. (1930-1999). Gli astronauti americani rimasero in orbita per quasi 8 giorni facendo meglio di quelli sovietici e segnando così un punto nella corsa alla Luna.

Il 15 dicembre 1965 il Gemini 6 con a bordo Walter Schiarra (1923-2007) e Thomas Patten Stafford (1930- ) e il Gemini 7 con a bordo Frank Borman e James Arthur Lovell jr.[2] realizzarono il primo rendezvous in orbita terrestre tra due capsule pilotate da astronauti. Originalmente il Gemini 7 doveva essere una missione di lunga durata per testare sia l’equipaggio che le nuove tute spaziali mentre il Gemini 6 avrebbe dovuto agganciarsi a un satellite precedentemente lanciato. Però, visto che il satellite esplose prima che il Gemini 6 fosse lanciato, il Presidente americano Lyndon Baines Johnson (1908-1973)[3] diede l’ordine di “unire” le due missioni.

Il Programma Apollo prevedeva varie attività tra cui:

  1. Collaudare il razzo Saturn V
  2. Orbitare intorno alla Luna
  3. Collaudare il LEM
  4. Fare atterrare i primi uomini sulla Luna

La prima missione del Programma Apollo iniziò nel peggiore dei modi. Il 27 gennaio 1967 i tre astronauti a bordo dell’Apollo 1: Virgil Grissom (1926-1967), Edward Higgins White II (1930-1967) e Roger Bruce Chaffee (1935-1967) morirono all’interno della capsula a causa di un incendio sulla rampa di lancio. Dopo questo terribile evento il programma subì una sospensione che rallentò ulteriormente la corsa allo Spazio degli americani. Nel mentre l’Unione Sovietica lanciò, il 14 settembre 1968, la sonda Zond 5. La missione fu la prima a riportare organismi viventi, tra cui due tartarughe, sani e salvi sulla Terra dopo aver orbitato intorno alla Luna. L’11 ottobre 1968 la NASA lanciò la prima missione con equipaggio. A bordo dell’Apollo 7 si trovavano gli astronauti Walter Schiarra (1923-2007), Donn Eisele (1930-1987) e Ronnie Walter Cunningham (1932- ). Con la missione vennero collaudati sia il razzo della famiglia Saturn che la nuova capsula. Gli astronauti testarono sia la manovra che sarebbe poi servita per il rendezvous in orbita che la loro resistenza fisica, in quanto la missione durò 11 giorni. Nel mese successivo, il 10 novembre 1968, l’Unione Sovietica lanciò la sonda Zond 6 che trasportava esemplari biologici e strumenti scientifici, tra cui sensori sia per i raggi cosmici che per i micrometeoriti. La sonda volò intorno alla Luna e scattò fotografie di entrambe le facce del nostro satellite ma si schiantò nel rientro. Gli esemplari biologici morirono a causa della depressurizzazione della cabina e solo un negativo fu recuperato. Il 21 dicembre del 1968 gli astronauti Frank Frederick Borman II (1928- ), James Arthur Lovell jr. (1928- ) e William Alison Anders (1933- ) a bordo dell’Apollo 8 orbitarono intorno alla Luna e rientrarono sani e salvi sulla Terra. La missione fu la prima con equipaggio a utilizzare il razzo Saturn V. Poco dopo, il 21 febbraio 1969 l’Unione Sovietica si apprestò al primo lancio per testare il super razzo N-1 ma un problema ai motori causò un incendio prima della partenza. Il 3 marzo 1969 fu la volta della Missione Apollo 9 con a bordo gli astronauti James Alton McDivitt (1929- ), David Randolph Scott (1932- ) e Russell Louis Schweickart (1935- ). Fondamentale risultato della missione fu il positivo collaudo del LEM in orbita terrestre. Giunge così per gli Stati Uniti d’America il momento della “prova generale”. Il 18 maggio 1969 viene lanciato l’Apollo 10 con a bordo gli astronauti Thomas Stafford (1930- ), John Watts Young (1930-2018) ed Eugene Andrew Cernan (1934-2017). La missione sarà un successo infatti l’equipaggio non solo volerà intorno alla Luna ma il LEM, dopo essere arrivato a meno di 16 km dal suolo lunare, realizzò il primo rendezvous in orbita lunare. Il 3 luglio 1969 accadde l’inimmaginabile. Il razzo russo N-1 esplose nella base del cosmodromo di Baikonur lasciando così il campo libero agli USA. Il 16 luglio 1969 alle ore 13:32 UTC[4] il Direttore del Programma Apollo, Rocco Petrone, da il via alla Missione Apollo 11. Dalla rampa 39B del John F. Kennedy Space Center, gli astronauti Neil Armstrong (1930-2012), Edwin Eugene “Buzz” Aldrin (1930- ) e Michael Collins (1930- ) partirono alla volta della Luna.
Purtroppo per l’Unione Sovietica i guai non terminarono con l’incidente del 1969 e anche i tentativi di lancio del 1971 e 1972 furono un fallimento. Il programma lunare venne così sospeso e l’ultimo lancio previsto per il 1974 fu cancellato.

Per ulteriori informazioni e immagini è possibile visitare i siti della NASA (nasa.gov) e di Wikipedia (en.wikipedia.org).

Documentario per approfondire: Quella notte sulla Luna (Piero e Alberto Angela, 2019).


[1] Rappresenta il centro di ricerca per la propulsione, i computer e le reti d’informazione manageriale della NASA. [2] Partecipò a varie missioni e fu il comandante dell’Apollo 13. In tale occasione, a causa di un guasto al serbatoio dell’ossigeno, l’allunaggio fu impedito e il rientro a Terra si dimostrò difficoltoso. Dall’avvenimento fu tratto il film: Apollo 13 (Ronald William Howard, 1995). [3] Divenne il 36º Presidente degli Stati Uniti d’America nel 1963 a seguito dell’assassinio del Presidente J. F. Kennedy. Manterrà la carica fino al 1969. [4] Il Coordinated Universal Time rappresenta il fuso orario preso come riferimento internazionale. Esso corrisponde al Meridiano di Greenwich (Londra) nel Regno Unito e da questo sono stati calcolati tutti i fusi orari della Terra.

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